
Per Kering, i tempi duri continuano E sicuramente il rimpasto creativo non aiuta
Ieri sono usciti gli ultimi risultati di Kering per il terzo trimestre dell’anno, un trimestre difficile un po’ per tutti (persino il solitamente incrollabile Hermès) ma che per il gruppo francese è stato più duro che altrove. I ricavi del gruppo sono infatti rimasti stabili, intorno ai 3,345 miliardi di euro, rimanendo dunque invariati a tassi correnti ma in calo di un -1% a cambi costanti ma se i risultati per l’intero gruppo rientravano nelle previsioni degli analisti, Gucci ha perso il 6% a basi comparabili, ottenendo risultati peggiori di quanto previsto.
La cosa, come riporta Financial Times, ha fatto cadere le azioni di Kering in borsa di dieci punti percentuali e, come si è potuto capire, il rilancio di Luca De Meo richiederà più tempo del previsto dato anche il rimpasto creativo che ha visto Saint Laurent e McQueen perdere i propri direttori creativi, cosa che le voci dicono imminente anche da Balenciaga. Ma come sono andati effettivamente gli affari per Kering?
L’analisi per settori
La più essenziale sezione dell’impero Kering, Moda & Pelletteria, ha perso un -3% dei ricavi su base comparabile nel trimestre, attestandosi su revenue da 2,743 miliardi. A performare bene sono Bottega Veneta, Saint Laurent e Brioni mentre, da Balenciaga, il comunicato stesso dell’azienda parla di problemi con il ready-to-wear e le scarpe mentre le borse reggono. C’è poi il tema di Gucci, le cui revenue si aggirano intorno ai 1,291 miliardi di euro, e sono scese del -6% e per cui, almeno in Cina, non pare esserci ripresa. Ma tolto il mega-brand, le vendite degli altri brand sono salite del 2%.
A crescere sono state la gioielleria, che ha visto i profitti salire di un +11% a 239 milioni, con Boucheron e Pomellato in buona forma, e l’occhialeria, in salita del +4% comparabile in tutte le aree geografiche. Inoltre il gruppo chiuderà altre venti boutique dopo le 105 chiuse in tutto il mondo. Il tema pare essere che chi entra nei negozi compra e spesso compra anche qualcosa in più del solito, ma sono le persone che entrano nei negozi in generale stanno calando.
E ora?
Luca de Meo, CEO da poco più di un anno, ha ribadito che il recupero di Gucci resta la priorità assoluta. Il gruppo sta lavorando a tutto l’aspetto di back-office e dunque su prodotto, qualità, pricing e tempi di messa in mercato, con particolare attenzione alle borse. Le collezioni più recenti stanno dando buoni segnali ma chiaramente non è ancora abbastanza per far tornare il gruppo al pieno profitto. In questo momento si sta scommettendo molto sul business in Cina con contenuti dedicati sui social, timing legato alle occasioni locali e maggiore autonomia ai team mentre in questi mesi aumenteranno investimenti in comunicazione e clienteling.
A novembre inoltre arriverà il nuovo concept store di Avenue Montaigne a Parigi, soprattutto, arriverà la linea GucciCore (quella dello show di New York) su cui pare di intendere che si conti molto per attirare un pubblico più ampio. Gli amministratori, inoltre, hanno confermato l’obiettivo di voler migliorare il margine operativo dell’anno anche se non è più citato l’obiettivo di ritorno alla crescita dei ricavi nell’anno. Ed è tanto dire. E con nuovi direttori creativi e manager in arrivo, il futuro sembra più misterioso che mai. Ma è chiaro che se un anno della svolta ci sarà, non sarà questo.