5 momenti iconici dell’era di Anthony Vaccarello da Saint Laurent Pochi saranno chic come lui

Dopo il grandioso show di addio della scorsa Paris Fashion Week, l’uscita di Anthony Vaccarello da Saint Laurent è stata ufficialmente confermata. Dove andrà adesso il designer? Secondo alcuni potrebbe essere diretto verso il womanswear di Louis Vuitton, secondo altri potrebbe andare da Valentino. Quel che è certo, comunque, è che con questa uscita si conclude uno degli archi narrativi più affascinanti dell’ultimo decennio della moda. Vaccarello arrivò da Saint Laurent dopo la sua esperienza nell’ora defunto Versus Versace, dovette raccogliere la complessa eredità di Hedi Slimane, che aveva pesantemente ridefinito il brand, farla sua nel corso di un intero decennio, modificandola lentamente.

Dopo un iniziale periodo ancora legato al rock-chic dell’era precedente, a partire dallo show FW20, Vaccarello sbloccò una nuova formula: show ombrosi e titanici, look che si ripetevano con militare disciplina, una notturna estetica anni ’80 e il mix di abiti alto-borghesi e una sensualità dal sapore ora androgino, ora sadomaso. Negli ultimi anni la formula si consolidò, con collezioni fissate su un singolo look ripetuto decine di volte con minime variazioni, sempre basato su concept grandiosi e accompagnati dalle stupende colonne sonore di SebastiAn.

Nel frattempo, Saint Laurent ha creato una compagnia cinematografica, commissionato sculture a Helmut Lang e Maison Integre, prodotto le tote bag e i preservativi virali di Rive Droite (molto chic da avere, aperto ristoranti di sushi. E con l’era di Vaccarello si chiude dunque un importantissimo capitolo nell’era del brand, che ricorderemo per la sua estetica che, pur definitasi nel corso di lungo tempo, ha completamente riscritto cosa Saint Laurent significa per il pubblico, catapultandolo nella modernità. Ma quali sono stati i momenti più iconici della sua direzione creativa?

1.Bella Hadid vestita da Yves Saint Laurent 

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Per la stagione SS25, Vaccarello esplorò la sartoria maschile re-ingegnerizzata per il corpo femminile. Ma lo show non si limitò a quello: ci furono completi doppio-petto abbinati a giacche da aviatore in pelle, stupendi abiti-tunica e, per il finale, una serie di tailleur compositi di tessuti luccicanti e dai vivaci colori a contrasto, simili a gemme o al carapace dei più esotici coleotteri. Ma a mandare onde d’urto attraverso il pubblico, oltre che online, fu l’apparizione di Bella Hadid, dopo due anni di assenza dalle passerelle, in giacca doppio petto, occhiali e capelli chiusi in una sobria coda di cavallo, trasformata in un clone del fondatore Yves. Probabilmente questo fu il suo show più completo, il più quintessenziale. 

2.      Il rilancio delle spalle anni ’80 

@models_runway__ Mila van Eeten for Saint Laurent FW23 #milavaneeten #saintlaurent suono originale - modelsrunway

Lo show FW23 di Saint Laurent fu forse quello in cui il concetto di ripetizione ad libitum fu meglio eseguito. I candelabri, la passerella sopraelevata, l’atmosfera da nightclub: se oggi pensiamo al look di Saint Laurent, probabilmente pensiamo a un look di quella collezione. Lo show, tra l’altro, fece parlare per mesi e mesi del power dressing, delle spalle sovradimensionate e del ritorno dell’estetica ‘80s nella migliore delle maniere.

3.      Lo show delle cuissardes 

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L’uomo di Saint Laurent non ebbe subito grande attenzione da parte di Vaccarello, col primo show dedicato al menswear che si tenne solo nel 2018. Ma presto anche nelle collezioni maschili si definì uno stile ben preciso: un guardaroba molto minimale, fluido ma non per questo eccessivamente delicato, sensuale nei suoi aromi di androginia. Il gioco cambiò del tutto con la collezione maschile FW25, però, dove ai classici completi sartoriali vennero abbinate delle cuissardes di pelle alte fino alla coscia, che creavano un contrasto gradevolmente perverso con l’eleganza del resto, colorando la nozione di power dressing di altre e più torride sfumature. Oggi, quegli stivali e quel look non sono solo immediatamente riconducibili a Vaccarello, ma hanno anche lanciato la micro-tradizione delle scarpe che richiamavano il mondo del feticismo per il brand espansasi poi nelle successive collezioni.

4.      Il debutto dei tacchi Opyum 

5 momenti iconici dell’era di Anthony Vaccarello da Saint Laurent Pochi saranno chic come lui | Image 638088
5 momenti iconici dell’era di Anthony Vaccarello da Saint Laurent Pochi saranno chic come lui | Image 638087

Se ogni direzione creativa è definita da prodotti che hanno alterato il corso di un brand, ridefinendone la presenza nella vita reale, il primo grande colpo da maestro di Vaccarello fu il tacco Opyum, quello che ha la sigla YSL al posto del tacco classico per intenderci. Ora, dopo il passaggio di Hedi Slimane, il brand aveva cambiato logo, perso il suo “Yves” e forse in parte perso il suo sapore così signorile e francese in favore di uno stile più rock, più losangelino. Nessuno aveva idea di che nuova impostazione dare al brand e lo stesso Vaccarello disse che era un «lavoro in corso». Ma poi nello show arrivarono quei tacchi, che resuscitavano il vecchio e amato logo di Yves Saint Laurent e che divennero una delle maggiori hit commerciali dell’ultimo decennio, segnando che c’è vita dopo Slimane. Il tacco Opyum fu il seme che sarebbe poi cresciuto e, infine, nel corso degli anni, sbocciato nel Saint Laurent che conosciamo oggi.

5.      Lo show nel deserto 

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Ci furono quattro destination show durante l’era di Vaccarello, per lo più dedicati al menswear. Malibu, Berlino e Venezia furono affari relativamente normali, non troppo distanti dal mondo notturno e dai cavernosi ambienti modernisti che il designer pare amare. Poi ci fu lo show nel deserto di Agafay in Marocco. Le dune, il tramonto, una nebbia artificiale che si sparge sulla sabbia e una grande pozza d’acqua circolare da cui, sul finale, si leva un anello di fuoco mentre i modelli vestiti solo di nero e di bianco, in abiti fluenti e delicatissimi, seppur semplici, vi camminavano intorno. Al pensiero vengono ancora i brividi mentre, a dimostrare che oltre al concetto c’era anche buona sostanza commerciale, i pantaloni e le scarpe di quello show fanno ancora venire l’acquolina in bocca.

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