Quanto sono costate ai negozi le proteste di Milano? Con Montenapoleone blindata e le vendite perse, alcune stime parlano di 4 milioni di "danni"

Lo scorso weekend, nel Quadrilatero della Moda di Milano il timore era nell’aria. Già giovedì sera avevano iniziato a circolare immagini di squadre a lavoro, impegnate a coprire di pannelli di truciolato le vetrine delle boutique di Montenapoleone, le saracinesche abbassate, i prodotti nascosti alla vista. Tutte misure di prudenza e cautela dopo i saccheggi del 17 ottobre (che comunque non hanno interessato Montenapoleone) i quali hanno del tutto scioccato la coscienza collettiva italiana. Stando a Confesercenti, comunque, sabato scorso sette attività erano rimaste aperte. Ma quanto costa alle boutique dei brand restare chiuse? E quante sono effettivamente rimaste chiuse?

Serrande abbassate

Nonostante l'invito del sindaco si Milano Giuseppe Sala a restare aperti, moltissimi negozi di lusso hanno attuato un “coprifuoco autogestito” lo scorso weekend. Come racconta ANSA, a Milano Hermès, Chanel e Pomellato hanno chiuso alle due del pomeriggio, La Rinascente alle tre del pomeriggio, Goyard e Apple nemmeno hanno aperto. Moltissimi altri, specialmente le boutique in Galleria, sono rimasti aperti ma “blindati” mentre hanno tenuto porte chiuse quelli dei brand più giovanili come The North Face, Footlocker e Orefici 11. È facile supporre che proprio lo scorso weekend non sia stato il migliore per le vendite.

Attualmente, come riportato da WWD, una sola cifra dà la misura del danno economico nel centro di Milano, ma riguarda il sabato 17 ottobre e non il 24. Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, ha stimato in oltre un milione di euro il conto del primo weekend di scontri, tra danni strutturali e mancati incassi per le chiusure anticipate. In Francia, come riporta BoF, una prima stima dei danni è di 1,5 milioni di euro e la boutique di Hermès a Marsiglia resterà chiusa per il prossimo futuro. Per sabato 24 ottobre, quando via Montenapoleone e le strade intorno sono rimaste blindate senza che accadesse nulla di grave, non esiste ancora una stima ufficiale.

La giornata di sabato e poi quella di domenica sono risultate, comunque, più tranquille. Non si sono registrati nuovi saccheggi a Milano, dove circa 10.000 persone hanno manifestato pacificamente. Altrove la situazione è stata più tesa, con scontri a Torino, Bologna e Roma, dove circa 50 giovani, tra 4.000 manifestanti, sono entrati per qualche tempo nel Colosseo, e a Firenze, dove alcune persone hanno cercato di accedere a via Tornabuoni.

Quanto è costato davvero?

Secondo Il Giorno, che nel numero domenicale ha parlato proprio dell’impatto commerciale di queste chiusure, viene citato uno studio di Unimpresa secondo cui «il conto delle chiusure e delle misure straordinarie adottate potrebbe determinare un impatto lordo di oltre 14 milioni di euro (11,76 milioni riconducibili alle vendite potenzialmente perdute e 2,37 milioni alle protezioni installate) nelle principali città italiane». Per Milano nello specifico si parla di «circa 4,05 milioni di mancati incassi».

Se volessimo calcolare quanto “costa” a un brand una giornata di boutique chiusa nel weekend, potremmo partire dai dati disponibili sullo scontrino medio, cioè il valore di un singolo acquisto medio nell’area, da non confondere con l’incasso giornaliero. Sulle pagine del Corriere, un esercizio di Via Torino diceva che stimava di guadagnare la metà del normale. Come spiegava Il Sole 24 Ore lo scorso marzo, nel 2025 lo scontrino medio nel distretto ha raggiunto i 2.630 euro, quasi tre volte la media cittadina di 990 euro. Il dato si basa sulle rilevazioni di Global Blue sugli acquisti tax-free dei turisti extra Ue. Questo scontrino medio in realtà è cresciuto negli anni: secondo Il Giornale, nel 2024 era di 2.525 euro, cioè un 4% in meno rispetto a oggi.

Ora, ovviamente non possiamo sapere quanti singoli acquisti e di che entità vengono fatti. Ma conoscendo il prezzo della transazione media possiamo fare qualche calcolo. Considerato uno scontrino medio di 2.630 euro, se gli acquisti saltati fossero 100, il mancato incasso sarebbe di circa 263.000 euro. Con 300 acquisti saltati salirebbe a circa 789.000 euro, e con 500 supererebbe 1,3 milioni di euro. Chiaramente qui parliamo solo i turisti extra Ue che chiedono il tax-free, quindi non rappresenta tutta la clientela, ma sicuramente tiene conto della fetta più grossa di clientela.

Inoltre una parte degli acquisti saltati potrebbe non essere persa ma slittare ad altri giorni. Infine la stima non comprende i costi di pannelli, personale e sicurezza, che si aggiungono ai mancati incassi. È probabile che i brand non renderanno mai noto quanto sia stato perso a tenere le serrande abbassate, ma tenendo conto di circa una metà dei negozi di moda chiusi per un giorno solo o uno intero e uno scontrino medio così elevato, si può vedere che poche centinaia di acquisti saltati possono portare il conto di una giornata “blindata” da qualche centinaio di migliaia di euro fino a oltre un milione.

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