I vestiti rubati durante le rivolte di Milano e Parigi sono davvero finiti su Vinted? La piattaforma ha rimosso diversi annunci sospetti legati ai saccheggi durante le rivolte in Francia

Durante i violenti disordini del weekend scorso, molti facinorosi hanno infranto le vetrine di numerosi negozi e ne hanno saccheggiato le merci. Molti di questi negozi erano di vestiti: se a Milano le vetrine spaccate erano quelle di Foot Locker, in Francia i saccheggiatori si sono gettati a capofitto sulle boutique di Louis Vuitton, Celine, Hermès e sulle Galeries Lafayette. L’obiettivo erano borse e scarpe di lusso che in certi casi sono state prelevate direttamente dalle vetrine e, secondo alcune fonti, sarebbero poi finite su Vinted poco dopo.

Ora, alle voci che diversi prodotti fossero in effetti finiti sulla piattaforma non c’è una conferma precisa. Ma ieri Bloomberg ha parlato della cosa in un proprio report e lo stesso Vinted ha annunciato di aver individuato e cancellato numerosi annunci di articoli ritenuti provenienti dai saccheggi di negozi in diverse città francesi. L’azienda ha dichiarato di avere adottato misure immediate e di aver intensificato i controlli sulle inserzioni sospette, ribadendo la propria politica di tolleranza zero nei confronti della vendita di merce rubata. Ma cosa sappiamo per certo?

I saccheggi dei negozi di lusso in Francia

Le manifestazioni nazionali contro il caro-vita e i tagli ai servizi pubblici sono sfociate in scontri di rara intensità specialmente in Francua. A Parigi, Marsiglia, Lille e in altre località gruppi di persone, spesso mascherate, hanno devastato vetrine, appiccato incendi a veicoli e edifici e saccheggiato negozi. Secondo le stime delle Camere di commercio e industria francesi riportate da Euronews, più di 3.000 attività commerciali sono state danneggiate o saccheggiate a livello nazionale, con danni stimati da Financial Times tra l’1 e 1,2 miliardi di euro. La cifra si riferisce ai danni ai negozi e non solo alla merce rubata.

Quanto ai brand di lusso, né i brand né altre associazioni ufficiali hanno pubblicato dati esatti. I video mostrano saccheggi avvenuti in diverse città francesi, specialmente a Marsiglia e Bordeaux. Hermès, Louis Vuitton e Rolex sono stati saccheggiati proprio a Marsiglia (i tentativi non sono riusciti a Parigi) mentre nella capitale Celine e Burberry sono state svuotate. Ci sono report meno chiari per Dior né si capisce chiaramente quanti e quali negozi siano stati solo vandalizzati con vetrine rotte e quanti siano stati effettivamente svuotati.

A ogni buon conto, i bodyguard del mega-flagship di Dior si sono schierati davanti al negozio che non ha subito danni.  Anche catene di cosmetici come Sephora hanno segnalato incursioni in più sedi. A Marsiglia il negozio ufficiale dell’Olympique de Marseille è stato saccheggiato e chiuso; analoga decisione ha preso il club di Lille per il proprio store. Non si sa molto nemmeno sulla merce: ci sono dei TikTok che mostrano prodotti venduti su Vinted ma non possiamo onestamente ricondurli in modo preciso ai disordini. Se Vinted stessa ha però dichiarato di avere rimosso prodotti sospetti, dobbiamo credere che qualcosa ci fosse.

Cosa ha fatto Vinted?

Vinted, che conta la Francia tra i suoi mercati principali, ha spiegato di avere mobilitato i team di moderazione fin dal weekend per individuare e rimuovere gli annunci collegati ai saccheggi. L’azienda ha rafforzato il monitoraggio delle inserzioni anomale e collabora attivamente con le forze dell’ordine e le autorità francesi. Chi viola le regole rischia sanzioni fino al ban permanente. Finora sono stati usate segnalazioni di utenti e rivenditori, oltre a sistemi interni di controllo per intercettare comportamenti sospetti.

Altre piattaforme hanno adottato posizioni diverse. eBay ha detto di non aver registrato un aumento di annunci sospetti pur ribadendo di star collaborando con le autorità. Nel frattempo, il governo francese ha convocato un incontro con operatori di marketplace insieme a rappresentanti dei ministeri dell’Interno e della Giustizia per affrontare il fenomeno della ricettazione online. Il ministro delle piccole imprese Serge Papin e la ministra del digitale Anne Le Hénanff hanno pubblicamente sollecitato le piattaforme a intervenire senza indugio e a cooperare perché i responsabili possano essere perseguiti.

Il ruolo di Vinted come marketplace democratico

L’episodio mostra come, per la sua diffusione e facilità di utilizzo, Vinted sia riuscito ad alterare profondamente il mercato della moda di seconda mano. Questa enorme accessibilità ha richiesto, negli ultimi anni, l’implementazione di diverse misure di controllo: il servizio di verifica per gli articoli di lusso, l’obbligo di pagare le tasse sulle vendite per i venditori sopra una certa soglia di guadagni mentre nel futuro potrebbe diventare anche un servizio di spedizioni e un servizio di pagamento. Ma più l’ambito di Vinted si estende, più tali misure diventano necessarie per scongiurare potenziali rischi d’immagine come, appunto, la ricettazione di merce illegale.

Se oggi la piattaforma è arrivata a valere otto miliardi, è proprio per il suo facile utilizzo. Il che implica anche l’impiego di misure sempre più complesse per regolare e sorvegliare questo marketplace che può rimanere un onesto canale di transazioni private o anche un luogo digitale dove chiunque può diventare un rivenditore di vintage o mettere in vendita i propri prodotti oppure trasformarsi in un mercato franco assai più equivoco, cosa che ovviamente Vinted stessa vuole evitare.

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