Possiamo finalmente comprare i vestiti di Charli xcx La strategia vincente di Vinted, che sponsorizzerà il tour mondiale della pop star e metterà in vendita il suo guardaroba

Tra le notizie degli ultimi giorni (l’ora legale, le candele di Willy Chavarria, il crollo delle vendite dei Labubu e il Papa che è andato a votare), la più entusiasmante è la collaborazione tra Vinted e la cantante Charli xcx. L’azienda ha rivelato che per il tour Music, Fashion, Film (sponsorizzato dalla piattaforma) la cantante inglese indosserà solo total look di seconda mano. La notizia ha fatto il giro del web ed è stata accolta con il benestare di tutti perché, effettivamente, è una delle collaborazioni più azzeccate degli ultimi anni.

Ma capiamo insieme perché. 

Un’outfit repeater contro gli outfit rememberer

«Charli è nota per il suo stile personale divertente, accessibile e originale, oltre che per la sua capacità di influenzare la cultura», ha detto Jessie de la Merced, Vicepresidente Corporate Affairs di Vinted, in un’intervista a WWD. Accompagnata dal consolidato stylist Chris Horan, Charli xcx ha così incorporato  nell’armadio del tour pezzi acquistati su Vinted, un naturale prolungamento della propria attitudine da outfit repeater.

In tempi non sospetti, la moda sarebbe stata allergica all’idea di utilizzare un look per più di un’occasione, una legge non scritta che crea infiniti mal di testa agli stylist e veicola l’idea di una moda decisamente poco sostenibile. Ma fin dall'uscita dell’album brat, Charli xcx è stata proclamata icona della moda indie, con tutto ciò che comporta l’etichetta.

Può fumare il giorno del suo matrimonio, cantare sui palchi più ambiti con t-shirt bucate e fare parte degli outsider e risultare sempre cool. Può anche indossare due volte lo stesso abito, in barba al personaggio di diva da palcoscenico e party-girl, senza sconvolgere le masse. «Mi sento davvero fortunata a poter collaborare con questi stilisti alla realizzazione di questi capi incredibili, quindi li indosserò sempre», ha ammesso la cantante stessa. E infatti l’abito da sposa disegnato per lei da Danielle Frankel è stato decostruito e destinato a usi multipli, mentre l’abito Saint Laurent indossato all’after party del matrimonio era già stato indossato dalla star sul palco di Parigi. 

L'approccio circolare di Charli xcx e del suo stylist

Per il tour mondiale, Chris Horan ha usato le parole chiave «distressed», «gothic» e «flounce» (che sta per balza) per trovare online un abito dei primi anni 2000 di Christian Audigier e la blusa semitrasparente grigia che Charli ha indossato a San Diego. Non è chiaro, invece, quale sia stata la fonte dell’abito di Roberto Cavalli (collezione Fall Winter 2005) indossato in occasione del primo gala di Airbnb a Los Angeles, ma lo è l’interesse della cantante verso la moda vintage e l’approccio circolare.

La collaborazione con Vinted è, tuttavia, reciproca: a partire dal 16 novembre, Charli aprirà le ante del proprio armadio dando ai propri fan negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia la possibilità di acquistare una selezione del proprio archivio personale (di cui è già disponibile una preview sull’account Vinted della cantante). Il ricavato dalla vendita sarà destinato a Rainbow Railroad, associazione a tutela della community LGBTQIA+.

Da Skins a Soho, le ragazze vogliono esprimersi

Il motivo per cui la collaborazione tra Charli xcx e Vinted è particolarmente azzeccata, al di là della propensione della cantante verso il mercato secondario della moda, risiede nel mood. Charli XCX è la figlia spirituale di Effy Stonem, protagonista della serie televisiva britannica Skins: una ragazza britannica dal look sexy, il trucco colato, i capelli spettinati e la sigaretta puntualmente tra le dita. Ma più delle sue minigonne e calze a rete sempre strappate, Effy Stonem incarna lo stile di vita indie che celebra il disordine e gli eccessi, privo della pretenziosità dell’attuale cultura digitale e del senso del pericolo.

Le ragazze di Skins vanno ai mercatini all’alba, dopo aver girovagato per la città per tutta la notte a seguito di qualche party sfrenato, esprimono il proprio carattere attraverso colori sgargianti, pantaloni attillati, tacchi altissimi. Quell’estetica è già tornata da qualche anno, resuscitando i trend delle cuffie con il filo, delle fotografie scattate con il flash accecante delle macchine fotografiche digitali, del ritorno delle sigarette e dei tatuaggi tramp stamp. 

Il riutilizzo è finalmente diventato cool?

L'estetica à-la-Effy-Stonem popola i social, con le ragazze che pubblicano brevi video nella periferia di Londra o di New York, thriftando stivali con pelliccia e tacco a spillo e maxi bag griffate. Si celebra un’estetica - apparentemente - fuori dai radar della moda mainstream, del fast fashion e dell’appiattimento della personalità: «go big or go home» è il motto di questa generazione. Al di là dei prezzi (giudicati a momenti alterni troppo alti o troppo bassi), della collaborazione di Charli xcx con Vinted viene premiata l’autenticità. 

Perché la vera notizia non è che Charli xcx indossi abiti usati, ma che nessuno trovi la cosa strana. In un’industria che ha costruito la propria mitologia sull’irripetibilità del look e sull’ossessione per il nuovo, vedere una popstar globale salire sul palco con un pezzo recuperato online promuove la normalizzazione del riutilizzo. La collaborazione con Vinted funziona perché non chiede a Charli di recitare una parte: si limita a dare un nome e una piattaforma a ciò che lei ha sempre fatto.

Resta, certo, il paradosso di un’azienda che celebra il consumo consapevole facendo leva su un tour mondiale e su un’icona da milioni di follower. Ma se un’intera generazione comincia a considerare un capo già vissuto come un’espressione di personalità e non come un ripiego, allora la legge non scritta dell’outfit mai ripetuto potrebbe davvero iniziare a incrinarsi. E, a giudicare dall’entusiasmo con cui è stata accolta la notizia, forse è già successo.

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