
Per i brand indipendenti è il momento di scommettere sui matrimoni La nuova collezione di Dilara Findikoglu veste le spose alternative
Fashion
29 Luglio 2026
29 Luglio 2026
Corsetti in raso e pizzo, gonne dal titolo Devotion, mini dress azzurro cenere, tailleur Meet me at the altar in avorio, gonne a matita e polsini di volant. Dilara Findikoglu, designer turca con base a Londra, nota per le sue collezioni romantiche ma trasgressive, ha lanciato la sua prima capsule collection matrimoniale, una linea di otto capi che ripropongono l'estetica del brand sotto forma di abiti, completi e set di lingerie caratterizzati da un look antico che da sempre appassiona i fan di Findikoglu.
Le spose alternative stanno conquistando gli altari dell'alta moda. Per i brand indipendenti, è l'occasione perfetta per inserirsi in questa nuova fetta di mercato.
Un nuovo look
La campagna di lancio così come il titolo, Bridal Party Edit, parlano direttamente a spose giovani che cercano nel proprio vestito da sposa lo stesso stile alternativo che indossano nel loro quotidiano. Negli scatti di Pavel Golik, la top model Yasmin Wijnaldum fa a pezzi la torta nuziale insieme agli invitati, sale in piedi sui tavoli, amoreggia con il marito su un materasso spoglio o fuma una sigaretta, forse qualche attimo prima di giungere all'altare.
Tutto, dal cast al loro atteggiamento, dalla location allo styling - i fiori del mazzo sono secchi, il velo è nero, i gioielli sono choker di spille da balia e perle irregolari - comunica un'immagine nuziale completamente diversa da quella a cui siamo abituati. Non il quiet luxury di Nara Smith o l'old money di Carolyn Bessette Kennedy, ma un look tutto nuovo che prende dal grunge, dal punk e dall'indie sleaze per riscrivere le regole delle nozze di cui i brand indipendenti si stanno facendo portabandiera.
Gabbriette e Matières Fécales
Findikoglu non è l'unica designer indipendente che ha recentemente firmato un look da sposa. Matières Fécales, brand di Parigi fondato da Hannah Rose Dalton and Steven Raj Bhaskaran, pochi giorni fa ha creato tre look su misura per Gabbriette, it-girl americana che la scorsa settimana ha sposato Matty Healy, frontman del gruppo inglese The 1975.
Per Gabbriette, il team di Matières Fécales ha realizzato: un abito da sposa in stile vittoriano in taffetà di seta dall'effetto consumato; un look per la prova del matrimonio, ossia un abito nero dall'archivio di Margiela rivisitato con l'aggiunta di tulle; un completo per l'afterparty in pelle di agnello, volant in tulle chiffon invecchiato e le spalline squadrate caratteristiche di Matières Fécales.
Come insegnano Vivienne Westwood e Vera Wang
La prova di quanto il bridal wear alternativo nel 2026 rappresenti effettivamente un ottimo mercato per i brand indipendenti o di nicchia arriva da due designer che, prima di Dilara Findikoglu e Matières Fécales, hanno creato abiti da sposa passati alla storia proprio perché diversi da qualsiasi altro.
Vivienne Westwood, oltre ad aver realizzato l'abito indossato da Carrie Bradshaw nel film del 2008 di Sex and the City (proprio quello in cui non si sposa), infonde di un certo gusto romantico-punk ogni abito da sposa. Ed è proprio questo ciò che ha convinto Miley Cyrus, Dita Von Teese e più recentemente Charli xcx a indossare la Maison britannica al proprio matrimonio.
Mentre Cyrus e l'autrice di Brat hanno optato per un classico total look bianco caratterizzato dalla iconica silhouette a corsetto di Westwood, per sposare Marilyn Manson nel 2005 Von Teese scelse un abito viola cangiante ora conservato al museo V&A di Londra.
Vera Wang, nata e cresciuta a New York, a differenza di Vivienne Westwood che è partita dalla strada con il negozio SEX per poi arrivare in passerella e sul grande schermo con i suoi abiti da sposa ha lanciato il proprio brand proprio partendo dal bridal wear. Nel 1990, dopo aver lavorato per Ralph Lauren, la stilista ha cominciato a rivisitare gli abiti di personaggi famosi del passato. Negli anni ha firmato il look matrimoniale di star come Hayley Williams, Gwen Stefani, Ariana Grande, Victoria Beckham, Avril Lavigne e persino Khloe e Kim Kardashian.
Il successo di Vera Wang, brand indipendente fino all'acquisizione nel 2025 da parte del gruppo WHP Global, è senz'altro la prova di quanto il mercato degli abiti da sposa sia un terreno perfetto per i marchi indipendenti, che con look su misura o capsule possono fare alta moda lontano dagli schemi rigidi ed economicamente impegnativi della Haute Couture Week di Parigi. Chissà se, dopo la nuova collezione di Dilara Findikoglu e la collaborazione tra Gabbriette e Matières Fécales, altri designer sapranno sfruttare questo potenziale.