
D’estate c’è chi vuole essere Nanni Moretti e chi mente Perché lo stile tutto italiano del regista convince tutti, come i suoi film
Strafogarsi di pane e Nutella, girare per Roma in Vespa, uscire a cena con Laura Morante (anche se non è finita benissimo) e vacanze sulle isole più belle del Mediterraneo. La felicità è una cosa seria, e Nanni Moretti la sa dipingere sul grande schermo benissimo con sarcasmo e scetticismo, ma pur sempre con grande stile. Perché anche se sembrano odiare tutti gli italiani, il loro modo di fare le cose così alla buona, la loro ignoranza e le loro smancerie, Nanni Moretti e Michele Apicella (alter ego del regista in cinque dei suoi primi lungometraggi) hanno incarnato appieno il fascino tutto italiano di un’estate goduta al massimo.
In una passata analisi del cinema morettiano per Cinefacts, Fabrizio Cassandro riassume perfettamente lo stile del regista in una frase: «La generazione di cui Nanni Moretti fa parte non è più disposta a sentirsi rappresentata dagli Alberto Sordi e dalle Monica Vitti diretti da registi con ormai troppe primavere alle spalle, ma ha bisogno delle Vespe e delle camicie a quadri».
E di camicie a quadri e di vespe vi parleremo, perché se di Nanni Moretti va di certo apprezzata la cinematografia, cruda e critica com'è, anche il guardaroba non è da meno.
L’uniforme di Nanni Moretti
Lo stile di Nanni Moretti è essenzialmente italiano. Come nei suoi film, inquadra perfettamente una generazione di italiani disillusi che, dopo il positivismo degli anni ‘60, si ritrova a fare i conti con un Paese spaesato. E quindi porta ancora le Clark’s, che conservavano ancora una certa accezione politica (potrebbero considerarsi le ante-Birkenstock), indossate tanto tra studenti universitari e intellettuali quanto dai creativi anni ‘70, completi in giacca e cravatta, ma in colori opinabili come il celeste pastello, e camicie a maniche corte rigorosamente infilate nei pantaloni per i giorni in cui il caldo romano diventava insopportabile.
Come tutti gli uomini cresciuti dalla seconda metà del XX secolo, Nanni Moretti ha sempre apprezzato vestirsi con un certo decoro. La maglietta, quella in cotone a maniche corte, nei suoi primi film il regista la indossava solo per fare sport, o al massimo per i giri in motorino quando tutta la città è partita per le ferie. Il grooming, d’altro canto, negli anni di Io sono un autarchico(1976), Ecce Bombo(1978) e fino a Bianca (1984) è lasciato libero, forse l’ultimo vero vizio che i Capelloni della controcultura anni ‘70 avevano lasciato agli artisti che li hanno seguiti dopo, come Moretti.
Ma è forse in Caro Diario, film uscito nel 1993, che il regista romano suscita l’invidia di più italiani. Con i Persol, il completo di lino beige e una camicia a quadretti nei toni dell’azzurro che riflette il colore delle onde dietro di lui, il regista scrive che è felice solo in mare, quando nel tragitto tra un’isola e un’altra può abbandonarsi alla scrittura ed evadere così nelle esperienze di vita che devono ancora prendere forma, ma lo attendono sulla terra ferma. Non è forse questo, l’apice della felicità per qualsiasi italiano (degli anni '80 come di oggi) che non vede l’ora che arrivino le ferie estive per mandare a quel paese tutti e godersi un po’ di pace? Forse preferite quando sbarca a Panarea, con la sua polo a righe irregolari bianche, rosse, e blu, e viene subito invitato da una borghese illuminata a una festa «in omaggio al cattivo gusto»? Forse no, direte voi, mangiare un barile di Nutella completamente nudo batte ogni look. E avreste ragione.