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Come i Wallabee hanno definito l'estetica del 2021

Anatomia della dad shoe definitiva

Come i Wallabee hanno definito l'estetica del 2021 Anatomia della dad shoe definitiva
David Beckham
Todd Snyder x Clarks Originals
Todd Snyder x Clarks Originals
Sweet Chicks x Clarks Originals
Supreme x Clarks Originals
Raheem Sterling x Clarks Originals
KITH x Clarks Originals
END. x Clarks Originals
Aimè Leon Dore x Clarks Originals
Aimè Leon Dore x Clarks Originals
Drake
Lebron James
Lucien Clarke
Woody Allen
Wes Anderson
Bryan Cranston in "Breaking Bad"
Tyler, The Creator
Tyler, The Creator

Si potrebbe essere tentati di parlare, riferendosi ai Wallabeee Boots di Clarks Originals, di un “grande ritorno” avvenuto negli ultimi due anni – ma la verità è che le Wallabee non sono tornate in quanto non se ne sono mai andate. Quest’anno, però, il loro ruolo di protagonismo è emerso con una potenza che prima non c’era: un buzz culturale dimostrato dall’enorme numero di collaborazioni delle quali i boot di Clarks sono stati protagonisti: l’ultima, questo mese, con la catena di ristoranti Sweet Chicks di proprietà di Nas e Aimè Leon Dore; solo una settimana prima quella con Todd Snyder, a novembre con KITH e i New York Yankees, fine ottobre con MAGIC STICK, a settembre con One Block Down, Supreme, BEAMS BOY; a giugno con Levi’s, a marzo sempre con Beams, a febbraio e invece, nel 2020, con atmos Tokyo, Palm Angels, Raheem Sterling, END.,  OVO e ancora Todd Snyder e Aimè Leon Dore. E questo senza considerare la girandola di release di modelli originali in tye-dye, con suola in Gore-Tex, con dettagli in silicone o tomaie patchwork. Nel 2019, Stussy (che diventa sempre di più un oracolo dei footwear trend) ne aveva fatta una versione collaborativa mentre lo scorso agosto JJJJound aveva prodotto una simile silhouette con Padmore & Barnes – manifattura originale del boot. 

Aimè Leon Dore x Clarks Originals
Aimè Leon Dore x Clarks Originals
Todd Snyder x Clarks Originals
Todd Snyder x Clarks Originals
Sweet Chicks x Clarks Originals
Raheem Sterling x Clarks Originals
Supreme x Clarks Originals
END. x Clarks Originals
KITH x Clarks Originals

Una serie di uscite che, dunque, non dice solo qualcosa della loro popolarità ma evidenzia uno dei motivi che stanno dietro alla loro diffusione: la Wallabee è infinitamente remixabile, riscrivibile, aggiornabile – la proverbiale pagina bianca, al pari della Converse Chuck Tayler o delle Crocs, su cui ogni artista o creativo può lasciare il proprio segno.  Il Wallabee Boot è, in realtà, un regular del footwear maschile fin dagli anni ’60, tutti conoscono l’appeal formale-ma-non-troppo che il boot ha avuto sulla scena hip-hop anni ’80 e ’90 offuscato dal clamore sollevatosi intorno alle sneaker durante l’ondata streetwear degli anni ’10 e poi riemerso, nel 2020, con quel ritorno ai basics elevati, al normcore e ai design senza tempo nato in risposta o in conseguenza al tempo circolare, ripetitivo e appiattito della Covid Era – in cui sono le ondate dei virus a scandire il passare dei mesi e i trend della moda paiono cose immaginarie, considerato che oggi si può uscire ma domani non si sa. 

Bryan Cranston in "Breaking Bad"
Tyler, The Creator
Tyler, The Creator
David Beckham
Drake
Lebron James
Wes Anderson
Woody Allen
Lucien Clarke

Un’altra notevole aggiunta al mito delle Wallabee è giunta in realtà dal mondo delle serie televisive: il Wallabee Boot è ancora per molti la scarpa di Walter White in Breaking Bad – e in effetti se si pensa all’importanza accordata nel corso della serie ai look del protagonista e alla maniera in cui gli eventi tv riescono a influenzare le nostre abitudini d’acquisto (come Squid Game ha fatto per le Vans Slip-On, per intenderci), la popolarità duratura di Breaking Bad potrebbe aver giocato un ruolo nel riaffermare lo status di dad shoe definitiva al Wallabee Boot in questi anni, così come anche la loro apparizione ai piedi di Tyler, The Creator ai Grammy 2020. Altra probabile o aggiuntiva ipotesi che motiva questa “nuova vita” viene dalla saturazione del mondo delle sneaker, in cui le collaborazioni  si sono moltiplicate a un ritmo così spossante che è stato ovvio, a un certo punto, che il pubblico guardasse altrove in cerca di alternative: e in effetti negli ultimi due-tre anni, tra mules pelosi e stivali da hiking, le scarpe alternative e “brutte” hanno proliferato un po’ dappertutto

Ma data l’enorme quantità di variazioni, colorway fantasiose e re-design eccentrici di cui il boot di Clarks è stato protagonista, non ci si può nemmeno accontentare di chiudere la questione definendo “rassicurante e senza tempo” il loro design. Al contrario: i Wallabee Boots hanno fatto di tutto, almeno nelle loro versioni più recenti, per ampliare, espandere e diversificare la loro offerta. Torna dunque in gioco la loro versatilità, la loro capacità di essere una silhouette che può fare contenti i tradizionalisti e gli avanguardisti – dopo tutto quest’anno ciò che è retrò è diventato, a seconda delle letture, o espressione di una tradizione auto-validante o prodotto alieno alle anonime e spesso irrilevanti innovazioni del moderno footwear design. In questo senso il Wallabee è doppiamente versatile: su un piano di semplice utilizzo in quanto scarpa formale-ma-non-troppo, smart e casual insieme (ma questo ce lo avevano già detto Ghostface Killah e il Wu-Tang Clan); sul piano del significato culturale, in quanto tela bianca sempre rinnovabile, veicolo degli ultimi trend (si vedano le versione fuzzy di Aimè Leon Dore che hanno riattivato il craze nel 2020) e soprattutto modello di una certa eleganza iper-comoda che ha mostrato al mondo della moda che allo c’è un’alternativa tanto allo streetwear quanto agli appuntitissimi stivali di Hedi Slimane.