Perché il nuovo gadget di Meta è così carino? Cosa aspettarsi da Muse, che già molti chiamano "Tamagotchi"

I principali player attivi nel campo dell’intelligenza artificiale hanno accelerato lo sviluppo dei cosiddetti AI agent, sistemi progettati non soltanto per rispondere alle richieste degli utenti, ma anche per eseguire autonomamente una serie di operazioni. OpenAI ha introdotto su ChatGPT un agente in grado di portare a termine attività più o meno complesse; Anthropic sta facendo lo stesso, mentre Google sta integrando funzionalità analoghe all’interno di Gemini. Anche Microsoft sta incorporando gli agenti nelle proprie applicazioni, seguendo una direzione condivisa da numerose altre startup del settore. E di recente anche Meta ha fatto un notevole passo avanti in questa direzione.

Durante Meta Connect, uno dei principali eventi annuali organizzati dalla società di Mark Zuckerberg, è stato presentato un nuovo sistema di intelligenza artificiale, da utilizzare sui nuovi Meta VR Glasses e su un dispositivo indossabile da portare al collo. Quest’ultimo richiama le sempre più comuni mascotte aziendali, utilizzate dalle big tech per rendere questi servizi meno freddi e più accessibili agli occhi degli utenti.

Muse si distingue dai tradizionali chatbot perché svolge una gamma più ampia di attività. L’interazione con il servizio avviene principalmente attraverso un campo di testo, in cui l’utente può inserire le proprie richieste come in qualsiasi chatbot, ma il sistema non si limita a fornire risposte e può eseguire direttamente determinate azioni.

Come funziona Muse?

@verge Meta has launched its new Muse assistant, and it actually performs well as a productivity tool. Have you tried it? #Vergecast #Tech #AI #Muse #Meta original sound - The Verge

Attraverso un browser integrato nel servizio, Muse può navigare autonomamente sul web e interagire con le app o i portali che gli utenti usano abitualmente – come la posta elettronica o il calendario, tra le tante cose. Il sistema può inoltre operare anche quando non viene utilizzato direttamente, per esempio monitorando a intervalli regolari il prezzo di un certo servizio e acquistando – previo consenso – la soluzione più conveniente. I servizi base di Muse sono gratuiti, ma ci sono anche piani da 20 e da 100 dollari al mese che garantiscono prestazioni aggiuntive.

Altre società del settore, tra cui OpenAI e Anthropic, avevano già introdotto agenti capaci di svolgere autonomamente compiti specifici online. Con Muse, però, Meta sembra offrire al pubblico generalista – perciò non ai soli esperti di informatica – un sistema più ampio e versatile, pensato per gestire una gamma diversificata di attività.

Cosa convince e cosa no di Muse

Muse ha suscitato molto interesse tra gli addetti ai lavori e gli esperti di tecnologia – per esempio, il New York Times ha scritto che le potenzialità e l'autonomia del sistema sono piuttosto sorprendenti. Per ora il servizio è disponibile soltanto negli Stati Uniti e in Canada, attraverso un'app dedicata, ma Meta sta lavorando alla sua introduzione anche in Europa: qui l'arrivo del servizio potrebbe richiedere più tempo, anche perché la società dovrà dimostrare che il sistema è compatibile con le rigide norme europee sulla privacy e sulla protezione dei dati personali.

Muse ha infatti già sollevato qualche perplessità sulla sicurezza degli utenti, in un momento in cui si discute molto dei rischi legati all’autonomia degli agenti AI, che già in diversi casi hanno dimostrato di poter eseguire azioni e prendere decisioni che gli stessi sviluppatori non avevano previsto. Meta sostiene però di aver progettato Muse tenendo conto di questi possibili rischi, limitando l’accesso del sistema alle informazioni più sensibili e personali dei consumatori.

Anche per questo, Amazon ha bloccato l’accesso a Muse pochi giorni dopo il suo lancio, sostenendo che l’utilizzo di un agente AI per effettuare acquisti sul proprio portale violi le condizioni d’uso della piattaforma; altre realtà attive nel campo dello shopping online, come Shopify, hanno invece scelto di collaborare con Meta per integrare il più possibile Muse.

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