
Cosa significa "effort signalling"? Soprattutto tra le realtà che lavorano nell’arte, nel design, nell’artigianato e in altre discipline creative
Di recente il Guardian ha parlato di come diversi artisti e designer affermati adottano nelle loro produzioni una serie di elementi volutamente imperfetti, in risposta ai sempre più diffusi contenuti visivi generati con l’intelligenza artificiale, che spesso risultano dozzinali, derivativi e cheap.
Per esempio, alcune recenti riedizioni dei libri dello scrittore cileno Roberto Bolaño, pubblicate dall’editore inglese Picador, hanno copertine disegnate dal designer statunitense Michael Schmelling con un’estetica consapevolmente grezza. Come fa notare il Guardian, «è proprio questo il punto: l’intelligenza artificiale non lo farebbe mai». I sistemi di IA tendono infatti a privilegiare composizioni simmetriche e ordinate, oltre a ricorrere ad alcune convenzioni visive ricorrenti, come determinati schemi di illuminazione, un contrasto marcato e colori molto saturi.
Cos'è l'effort signalling
Da tempo, una fetta sempre più ampia di pubblico, soprattutto online, protesta apertamente quando aziende più o meno note si affidano all’intelligenza artificiale per realizzare i propri contenuti visivi: le critiche hanno a che fare con la scarsa qualità dei risultati, unita all'impatto negativo di questa pratica sul lavoro di studi creativi, designer freelance e illustratori, tra i tanti – soprattutto quando tali strumenti vengono utilizzati per impostazione predefinita, senza un reale intervento critico e progettuale.
È in questo contesto che un numero crescente di realtà ha iniziato a dichiarare pubblicamente di non utilizzare l’AI nelle proprie iniziative pubblicitarie, sottolineando al contempo l’importanza delle persone nei processi creativi aziendali. Diverse aziende di moda, per esempio, hanno cominciato a mostrare nelle proprie pubblicità gli artigiani al lavoro, intenti a realizzare manualmente i singoli prodotti.
Su Instagram e TikTok, inoltre, molte realtà che lavorano nell’arte, nel design, nell’artigianato e in altre discipline creative, tra cui la stessa moda, hanno iniziato a pubblicare dei “dietro le quinte” per dimostrare di non utilizzare l’intelligenza artificiale nei propri lavori, documentando per esempio gli sforzi fatti e step del processo creativo – pratica che prende il nome di "effort signalling".
Da dove arriva l'effort signalling
Di fronte all'ascesa dell'AI, in certi contesti l’imperfezione è diventata uno strumento per comunicare autenticità e prendere posizione rispetto a un'estetica sempre più standardizzata. Nel campo della moda, per esempio, Prada ha portato in passerella capi contenenti appositamente abrasioni. E lo stesso principio si è visto anche in altri ambiti: Polaroid e Heineken hanno sperimentato soluzioni simili per le loro campagne pubblicitarie, mentre la serie televisiva Pluribus ha scelto di sottolineare la cosa inserendo la dicitura «made by humans» nei titoli di coda.
Resta il fatto che, in molti casi, la reazione negativa dei consumatori non è un rifiuto dell’AI in quanto tale, ma del suo impiego in sostituzione della cosiddetta "intelligenza progettuale" umana – spesso solo per abbattere i costi. L’ostilità nei confronti dell’AI generativa, tuttavia, riguarda anche e soprattutto la dimensione ambientale: i data center, infatti, necessari a far funzionare i sistemi di intelligenza artificiale, richiedono ingenti quantità di acqua ed energia. A questo si aggiunge il fatto che le aziende che sviluppano tali modelli li hanno addestrati utilizzando enormi quantità di testi, immagini e musica, spesso protetti da copyright, senza chiedere il permesso agli autori né riconoscere loro un compenso.