
Il gioco dei volumi nella collezione SS27 di Loewe Con Lazaro Hernandez e Jack McCollough, il brand sembra in buone mani
Un domani, il caso di Loewe passerà alla storia per l’agevolezza con cui si è svolta la sua fondamentale transizione creativa. A voler essere onesti, e pur sapendo che il brand ha una storia lunghissima, non tutti conoscevano Loewe fuori dalla Spagna prima del glorioso revamp avvenuto nel decennio di Jonathan Anderson. Oggi il brand è uno dei primi nomi del lusso, o comunque tra i più conosciuti, e dunque l’ingresso di due nuovi direttori creativi, Lazaro Hernandez e Jack McCollough, poteva riservare qualche scossone. Ma così non è stato e, giunti alla terza collezione della propria era, la collezione SS27 di Loewe presentata oggi a Parigi, possiamo dire che il brand non potrebbe essere in mani migliori.
Ci sono cose che stanno succedendo nei dipartimenti creativi di LMVH. Loewe, così come il Celine di Michael Rider, condividono decisamente qualcosa: il gusto per i volumi plastici, la convenzionalità animata da tocchi di modernismo, i piccoli accessori pratici della quotidiana vita in città trasformati in elementi di stile, oltre che un certo gusto giocoso verso i colori. La differenza tra i due è solo, se vogliamo, di sapore: Loewe è più sportivo, Celine più bohémien; il primo è cool, il secondo chic. Nello specifico, Loewe in questa stagione sembrava pensare al ciclismo: i capri pants abbinati alle calze, quei cappellini tesi come cuffie e indossati al contrario, i dettagli utilitari animati da drappeggi e materiali.
C’era un’aria bon-ton anche qui, a scanso di equivoci. C’erano abiti cocktail e camicie incravattate, pur con tessuti densi e malleabili che dicono lusso pur richiamando certi comportamenti dello sportswear. Ma l’incontestabile freschezza di entrambi i brand oggi sembra puntare verso una direzione nuova del vestire, una dove ci sono abiti che si aggrappano al corpo elasticamente, e altri che creano volumi astratti intorno a esso. Una tensione giocata tutta sulla duttilità dei materiali, il dinamismo dei colori familiari ma insoliti, oltre che una certa sveltezza di concezione che rende indossabili anche i design meno familiari.
La direzione riguardava dunque la bellezza dell’inesatto, l’elemento impensato (anche improvvisato) che trasforma qualcosa di abituale in qualcosa di gradevolmente astratto, un senso di stile ingenuo e per questo capace di trovare la scintilla del nuovo nel mezzo dell’incongruo. Detto ciò, se l’approccio al creare è solido, l’identità che si cerca di definire (se si cerca di definirne una) potrebbe essere più a fuoco: chi sono l’uomo e la donna di Loewe? Il loro sembra un piglio più deciso di quello delle esoteriche galleriste e degli eccentrici jazzisti di Celine, anche se nella moda di oggi essere molto cool giustifica spesso il non essere molto altro.