Come scegliere il mocassino perfetto Una guida ai principali modelli e lavorazioni della scarpa più popolare di questi anni

Negli ultimi anni, il mocassino è diventato il nuovo gold standard della scarpa maschile. Se per decenni il mocassino era un tipo di calzatura “da anziano”, circa dieci anni fa, con il boom del Gucci di Alessandro Michele, l’idea che un mocassino si potesse indossare con dei jeans si affacciò sulla coscienza collettiva. Nel giro di pochi anni, il più adulto mocassino surclassò la sneaker giovanile senza per questo rendere gli outfit in cui si inseriva più informali. Al contrario, fu proprio il mocassino a “informalizzarsi” e sostituire la sneaker, tanto che la sua inclusione nel guardaroba è una sorta di implicito rito di passaggio da un guardaroba più adolescenziale a uno più maturo.

Ora, prima di discutere dei vari modelli di mocassini esistenti bisogna fare qualche distinzione. In primo luogo bisogna distinguere tra “mocassino” e “loafer” anche se in italiano si usa sempre il primo termine. Con mocassino si intende, in senso stretto, in una scarpa di pelle che risale lungo i lati del piede e si chiude con un pezzo applicato sulla punta detto apron. La chiusura a U dove la pelle della punta è dritta è detta moc-toe (ovvero mocassin toe). La differenza con il loafer è che il mocassino originale è privo di suola e tacco, quindi oggi è rappresentato dalle driving shoes e dalle slipper. Il loafer, più comune, ha suola e tacco separati.

Una distinzione importante da fare riguarda la punta del mocassino. Più la punta diventa rotonda e corta (quella dei classici Sebago o G.H.Bass per intenderci) il mocassino è considerato informale. Quando invece la punta è allungata o a mandorla, con l’apron più piccolo e tirato all’indietro rispetto alla punta effettiva della scarpa, il mocassino diventa più formale. Inoltre, il modello informale possiede spesso la mascherina classica del penny loafer (come vedremo a breve) mentre l’assenza di mascherina è propria dei modelli più formali. Poi, più generalmente, se la cucitura frontale rimane a vista la scarpa è informale o per il giorno, quando invece la cucitura frontale è nascosta con la cosiddetta cucitura Adler abbiamo davanti un mocassino formale o da sera. Ma quali sono le tipologie di mocassino?

Il Penny loafer

Il modello più popolare di tutti è il penny loafer, che si riconosce dalla mascherina o “saddle”, una fascia di pelle che attraversa il collo del piede con una fessura al centro a forma di diamante o mezzaluna. È dotato di moc toe a vista sulla punta, ha un tacco basso e una suola separata in cuoio. La linea è semplice e la tomaia spesso priva di fodera pesante. Lungo i fianchi di molti modelli americani corre il cosiddetto beefroll, la cucitura arrotolata di giunzione, che invece è stata introdotta da Sebago.

Sulla sua storia circolano più versioni. Nel 1936 G.H. Bass lanciò la sua versione, chiamata "Weejuns" per richiamare la parola "Norwegians", un omaggio alle radici norvegesi del modello e un modo per distinguerla dal loafer del concorrente Spalding. Nel 1937 il marchio Nettleton registrò il termine "loafer" negli Stati Uniti. Il duca di Windsor lo portava con i completi, in versione bicolore marrone e bianca. Il nome "penny" nacque negli anni '50 tra gli studenti dei college americani, che infilavano una moneta nella fessura. Secondo una leggenda urbana era per fare telefonate d’emergenza, ma è appunto una leggenda perché i telefoni Bell System dell’epoca andavano a centesimi non a penny. Il vezzo, insomma, è solo stilistico anche perché quella fascetta venne inserita a meri fini decorativi.

Negli ultimi anni, anche grazie a The Row e Saint Laurent, è diventato popolare il “mocassino arricciato”. Il suo tratto distintivo è la tomaia in pelle molto morbida (suede, nappa, vitello senza fodera e persino pelle di anguilla), con il pezzo anteriore cucito in modo che la pelle si raccolga in piccole pieghe lungo la linea dell'apron. Le pareti della scarpa sono basse e non hanno rinforzi, la suola è sottile, il tacco quasi assente e la linea della punta è lunga e pulita. Ha solitamente la mascherina, ma non nappe né accessori metallici.

L’Horsebit Loafer o “a morsetto”

Imitato fino alla morte ma incapace di scalfire il mito del vero Horsebit di Gucci, questo modello è identico al penny loafer ma, al posto della mascherina, ha un morsetto metallico o “horsebit” di solito in ottone. La sua forma richiama il filetto da cavallo. Sotto il morsetto la scarpa è un mocassino pulito con suola sottile, quasi sempre in cuoio, e tomaia in pelle liscia o suede. La versione formale è in pelle nera lucida e foderata.

L’Horsebit nacque quando Gucci aprì a New York nel 1953. Aldo Gucci notò il successo dei loafer, ne affinò la linea, aggiunse un morsetto dorato che richiamava la tradizione da sellaio e li produsse in nero, mentre di solito erano marroni. Nel 1969 Gucci ne vendette 84.000 paia solo nei negozi americani. Dal 1985 il mocassino è nella collezione permanente del MoMA. Il termine generico "horsebit loafer" è nato quando altri marchi hanno iniziato a produrre modelli con lo stesso dettaglio.

Il Tassel Loafer e il Kilted Loafer

Il tassel loafer ha due nappine di cuoio sul collo del piede, di solito all'estremità di un laccio che passa attraverso la tomaia. È considerato più elegante, di solito si presenta in modelli dalla punta più a mandorla (ma non per forza) e può a volte presentarsi anche in velluto o pelli esotiche. Sul piano stilistico, questi mocassini sono leggermente più eleganti e dunque bisognerebbe evitare sia i modelli troppo informali semplicemente decorati con nappe, sia i modelli in cui il pellame non sia di buona qualità. Insomma se li comprate è meglio che non siano scadenti. Con le dovute (e consapevoli) eccezioni, sono da considerarsi inadatti per un outfit informale.

Sull'origine, si dice che, dopo la Seconda guerra mondiale, l'attore Paul Lukas comprò all'estero un paio di oxford con nappine sui lacci. Tornato negli Stati Uniti, chiese a diversi calzolai di riprodurle, e la richiesta arrivò infine alla ditta Alden. Il presidente Arthur Tarlow Sr. ideò un modello slip-on che manteneva laccio e nappina come decorazione e lo lanciò nel 1950. Nel 1957 Brooks Brothers chiese ad Alden una linea in esclusiva, con una cucitura decorativa sul retro della scarpa che ancora oggi è un'esclusiva del brand.

Appartenente allo stesso genere, il kilted loafer possiede, al posto delle nappe, il kiltie ovvero un lembo di cuoio con frangia che copre la mascherina e che, in alcune versioni, può coprire eventuali lacci o nappine. Sono un modello molto amato da Miuccia Prada che infatti li ha riproposti spesso. Alcuni modelli aggiungono anche decorazioni a bucature sulla pelle tipiche delle brogues. Il loro nome richiama il kilt scozzese, ma il dettaglio della frangia si utilizzava negli anni ’50 per le scarpe Oxford ed era una mascherina che schermava l’allaccio da terriccio o acqua quando si giocava a golf.

Il Belgian loafer

Il Belgian loafer è un mocassino estremamente basso e quasi sempre privo di fodera. Si caratterizza per una tomaia molto morbida, con un apron monopezzo a forma di mandorla. La struttura della scarpa è quasi destrutturata, con pareti laterali molto basse, e l’intera costruzione risulta particolarmente morbida e flessibile. Può o meno essere decorata da un fiocco decorativo molto piccolo e sottile, spesso di cuoio. Solitamente si realizza con una lavorazione particolare. Il calzolaio cuce un secondo pezzo di pelle sotto la tomaia e poi rivolta il tutto, così che la cucitura a mandorla venga fuori già rifinita.

Una curiosità storica è che questo modello si chiama “Belgian” ma la sua storia è più americana. A crearlo fu Henri Bendel nel 1955 che lo rese popolare tramite la boutique Belgian Shoes a Manhattan. Bendel acquistò due fabbriche di Izegem che avevano 300 anni di storia e iniziò a produrre loafer maschili e femminili cuciti a mano. Per aver salvato l'industria calzaturiera belga fu anche nominato cavaliere dell'Ordine di Leopoldo I nel 1964. Gli originali sono sottili e quasi sfoderati, mentre molti imitatori usano la Blake o la suola incollata.

Il Wildsmith Loafer

Il Wildsmith è un loafer inglese “purosangue” ed è, al di là di ogni variante e decorazione, il modello di loafer più formale di tutti. È noto per la cucitura dentellata o “serrated edge” che rende la cucitura sulla tomaia piatta, la punta rinforzata e soprattutto la cucitura verticale, che è il vero segno distintivo. Ha la tipica mascherina e una costruzione vicina al mocassino. Oggi Wildsmith lo produce con costruzione Blake, che rende la scarpa più leggera e con un profilo più pulito. La firma del marchio è la punzonatura a diamante presente su ogni paio.

Questo modello è ancora più antico di quello di G.H. Bass. Fu creato nel 1926 da Raymond Lewis Wildsmith, che realizzò su misura una scarpa da casa di campagna per un membro della famiglia reale britannica, destinata a essere indossata in casa con le calze da caccia. Le fonti non sono del tutto concordi sul destinatario: alcune indicano Giorgio V, altre (tra cui il sito ufficiale di Wildsmith) Giorgio VI, all’epoca ancora Duca di York.Il modello fu inizialmente chiamato 582, poi Model 98 e infine divenne noto come “Wildsmith Loafer”. Rappresentò la prima vera introduzione a Londra del loafer in stile inglese.La calzoleria Wildsmith era stata fondata nel 1847 e all’inizio si occupava soprattutto di fabbricare e riparare stivali per la Household Cavalry. Altri calzaturifici londinesi ripresero in seguito lo stesso modello vendendolo con il nome “Harrow”.

La Boat shoe

Forse tra i modelli più celebri, oltre che rigorosamente estivi, la boat shoe ha solitamente una suola di gomma bianca con incisioni a spina di pesce. Il modello originale si chiama Top-Sider e nacque nel 1935 con tomaia di tela, suola bianca e motivo a spina di pesce, pensato per non lasciare segni scuri sul ponte della barca. Le incisioni riprendono il procedimento di siping (taglio di scanalature nelle suole) inventato e brevettato negli anni ’20 da John Sipe, che Paul Sperry perfezionò in una versione a spina di pesce.

L’idea nacque nell’inverno del 1935, quando Sperry osservò il suo cocker spaniel Prince correre senza scivolare sul ghiaccio. Un anno prima era caduto dal ponte della sua barca nel Long Island Sound. Nel 1937 depositò la domanda di brevetto per la suola antiscivolo e introdusse anche la versione in pelle con la caratteristica “sella” e i lacci di cuoio grezzo che avvolgono tutta la scarpa, stringendosi attorno al piede e al tallone (di solito si regolano una sola volta).Il nome Top-Sider indica che la scarpa permette di restare “topside”, cioè sul ponte. Il design della suola fu poi adottato dalla Marina americana e la boat shoe divenne un classico dello stile preppy americano.

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