
Mathieu Blazy si libra in alto con la collezione SS27 di Chanel Ieri sera, l’ottimismo era palpabile
C’è un buonumore che circonda Chanel da diversi mesi. Possiamo chiamarlo un glow-up? Lo ritroviamo, prima di tutto e inaspettatamente, nelle interviste ai manager del brand, il cui tono è pago e soddisfatto anche in forma scritta. Lo ritroviamo negli articoli dedicati a Mathieu Blazy, che lo descrivono allegro e stimolato come un bambino in un negozio di cioccolata. Lo ritroviamo anche nei negozi, brulicanti di clienti, e nel pubblico degli show, dove vediamo le clienti con indosso le giacche fresche di boutique posare coi loro outfit coordinati. L’entusiasmo è una valanga: più avanza e più si allarga, finisce per diventare travolgente. Ieri, allo show SS27 di Chanel, questo entusiasmo ha raggiunto un nuovo punto di ebollizione, specialmente quando Gimme More di Britney Spears.
Al di là dello stupendo set, decorato da uno stormo di uccelli in volo, la cosa che è balzata subito all’occhio guardando lo show è la maggior disinvoltura mostrata da Blazy. Le costruzioni più pesanti e strutturate delle precedenti collezioni qui apparivano alleggerite, le linee erano più dolci, la mano di Blazy è parsa più lieve anche se non meno decisa. Guardando diversi dei look, sembra possibile dedurre che la base di clienti si sia allargata nel corso degli ultimi dodici mesi (e in effetti è proprio così, stando a più di un resoconto) diventando più giovanile.
Le prime collezioni hanno introdotto un nuovo concetto di ornato, un rinnovato pragmatismo sul prodotto che mescolava il gusto per l’intricato dettaglio artigianale con un senso di esuberanza, anche di humor. Questo gusto si era esteso sull’intero guardaroba senza distinzioni, creando proposte molto ricche ma anche parecchio dense, anche sul piano del design: tessuti robusti, look carichi, una certa saldezza di impianto che rendeva tutto giocoso pur se abbastanza maturo. Con lo show di ieri quel gusto artistico molto puro, molto concettuale in certi casi, è divenuto più agile, si è temperato, smorzando ogni durezza e slanciandosi verso volumi più disinvolti.
Un particolare highlight sono state le giacche, sia come blazer che come classica giacca di tweed, la cui linea appariva sottilmente rinnovata, e con la cui costruzione molto si è giocato. Da ammirare, specialmente, è la costruzione del loro retro, mai elementare ma, anzi, giocosa. C’è un chiaro compiacimento nella complessità di certe costruzioni, nel gioco dei colori e nell’architettura di questi pezzi che fasciano o accorciano il busto, che portano con sé decorazioni dai colori scoppiettanti, ma anche un certo grado di opulenza bon-ton (specialmente verso la fine dello show) che però non appare mai sovraccarica. Anzi, l’introduzione di completi di tweed indossati a pelle, di maggiori trasparenze e silhouette più smaliziate ha portato una rinfrescante brezza nell’armadio Chanel.
Quanto agli accessori, si sono battuti gli opposti tamburi della totale semplicità e della stravaganza. Da un lato diverse borse classiche, molto pulite, inclusa una nuova flap con un grande logo in metallo scuro; dall’altro una serie di borse che giocavano con texture e materiali (la flap tigrata con gli orli di tweed azzurro era da morire) abbinandosi alle texture dei look, con anche un paio di minaudières che parevano gioielli. La vera bomba però erano le scarpe: dopo il successo dei molti modelli a due toni delle scorse collezioni, il brand è davvero andato all-in con la categoria e la proposta è a dir poco traboccante. Le migliori però devono essere quelle color acqua con ricami rossi (ma c’erano identici modelli con colori diversi), i tacchi con effetto “tigrato” rosso e bianco e punta di pelle bianca e quelli con la punta di paillettes.
Blazy è supremamente dotato come designer e Chanel è un universo vasto che si piega docilmente al suo tocco. Entrambi stanno decisamente tirando fuori il meglio l’uno dall’altro. Ma al di là delle varie eccellenze macroscopiche e microscopiche che si possono trovare nella collezione, per tornare a ciò che si diceva in apertura, è proprio quel senso di brio e quasi effervescente letizia che si sente intorno al brand, non soltanto sul piano commerciale. Forse senza saperlo nemmeno, questa felice fase di Chanel ci sta ricordando come, nel resto della moda, questa elettricità sia assente e le cose paiano anche troppo serie. Non importa: nel Grand Palais (e si presume anche in Rue Cambon) si sente solo l’ebbrezza del volo.