
Le piume sono le nuove pellicce e i boa le nuove skinny scarf Pronti a vivere il vostro sogno da diva di Hollywood?

La moda di questo autunno si sta consolidando attorno a un unico credo: pelliccia, bordi di pelliccia ovunque. Che sia sulle scarpe, sul collo dei cappotti o sul fondo dei pantaloni, la pelliccia è la regina indiscussa della moda invernale da due anni a questa parte. In un video pubblicato su TikTok, tuttavia, Mandy Lee (in arte @oldloserinbrooklyn) osserva un divertente trend proveniente dalle passerelle della stagione primavera-estate 2027: quello del boa di piume, accessorio una volta riservato a eventi glamour ed ora declinato in una forma più leggera, per aggiungere tocchi di colore e texture agli outfit di tutti i giorni.
Un po’ come le frange, le nappe, i foulard stampati e stralci di pizzo hanno fatto lo scorso anno, gli accessori di piume rappresentano un dettaglio espressivo ma non particolarmente impegnativo. Per Tory Burch e Simone Rocha, il boa “da giorno” è stato un accessorio fondamentale in passerella; Jonathan Anderson lo ha declinato per Dior in orecchini lunghissimi simili a cascate di petali; la collezione di Fendi by Maria Grazia Chiuri è stata un tripudio di lingerie abbinata a boa di pelo in colori pastello. In altre parole, un ottimo escamotage per esprimere la propria personalità senza esagerare.
Dall’estetica mob wife a quella delle dive di Hollywood
Nel novembre 2024, fotografavamo già il seguente paradosso: la pelliccia era ovunque, dall’estetica mob wife su TikTok alle passerelle di Diesel e Marni, ma quasi nessuno la comprava nuova. Le ricerche di “fur coat” avevano raggiunto il picco degli ultimi sette anni, con un aumento dell’85% rispetto all’autunno precedente. Se il desiderio cresceva, questo non si rifletteva sugli acquisti: secondo Euromonitor International, il mercato reale delle pellicce era crollato da 14,7 miliardi di dollari nel 2013 a 3,4 miliardi. A spiegarlo erano anni di campagne animaliste e di bandi: Fashion Week, gruppi come Kering, rivenditori come Selfridges. Intanto LVMH, tra i pochi gruppi a non aver abbandonato la pelliccia, finanziava lo standard Furmark per rilanciarne l’immagine. Sostanzialmente, tutti volevano la pelliccia, purché non fosse vera.
Un anno e mezzo dopo, la pelliccia è diventata un “post-status symbol”: la diffusione delle piattaforme di seconda mano ha consacrato l’utilizzo della pelliccia ricevuta in eredità dalla nonna; quella nuova è ancora un tabù, e i designer hanno esplorato strade alternative, per lo più la manipolazione di vari tessuti e filati (tra cui lana, cachemire, organza) per ottenere un “effetto pelo”. Esistono anche strade di ricerca che puntano verso materiali e lavorazioni innovativi, come la fibra di vetro di Bottega Veneta presentata da Louise Trotter, le piume vegane di Fevvers portate da Stella McCartney, la pelliccia di BioFluff usata da Louis Vuitton, Martine Rose e Collina Strada. In mezzo ai dibattiti, il trend della pelliccia si è frammentato in dettagli, finendo per bordare polsini, orli, cappucci.
È in questo contesto che entrano in gioco le piume, già protagoniste della stagione autunno-inverno 2025, il cui vantaggio strategico risiede nell’evocare la stessa morbidezza opulenta della pelliccia, ma un immaginario ben diverso: le piume sono sinonimo di teatralità, di sogno, di fuga romantica. Rispetto alla pelliccia, non ricordano gli animali maltrattati né portano con sé necessariamente l’idea della plastica, perché possono essere più facilmente ricreate con tessuti differenti, mantenendone nel frattempo il volume e il movimento.
L’attrazione per il teatro, lontano dalle kermesse
Il fatto che le piume abbiano assunto la forma dei boa, poi, non è un caso. Prima di tutto, c’è da riconoscere una certa somiglianza tra i boa di passerella 2027 e le skinny scarf, le lunghe e sottili sciarpe che hanno dominato gli anni 2000. Un primo revival di questo accessorio si era notato con il ritorno dell’estetica indie sleaze, poi culminato, lo scorso inverno, con la diffusione della sciarpa in questione: non particolarmente calda, essa veniva chiaramente utilizzata per la sua funzione di styling. Lo sa bene Timothée Chalamet che, lo scorso gennaio, ha indossato una sciarpina rosa con una giacca di pelle e una classica t-shirt bianca alla première parigina del film A Complete Unknown. Anche Sombr è ceduto alla tentazione, presentando il Saturday Night Live di novembre 2025, con una giacca di pelle e una piccola sciarpa rossa.
In secondo luogo, c’è il richiamo dell’estetica teatrale. Durante l’haute couture parigina, si parlava di opera aesthetic in riferimento alla diffusione dei codici della moda da teatro, tra cui cappe, opera coat in raso, velluti e lunghi guanti. Le sfilate della collezione primavera-estate 2027 ne mostrano ancora gli strascichi (primo fra tutti, lo show di Schiaparelli, che si è svolto tra lampadari e tavolini da cabaret). Negli ultimi mesi, i social media hanno raccolto questa tendenza, rendendo il cummerbund, la fusciacca da smoking, tradizionalmente inseparabile dal papillon e dall’abito scuro, un accessorio unisex da indossare su giacche e camicie oversize.
Così boa, guanti lunghi e fusciacche sono tutti accessori che la moda vuole indossare al di fuori delle occasioni e dei contesti per cui sono nati, conservandone il rito ma lasciandone a casa il pretesto. Un atteggiamento simile porta irrimediabilmente con sé una domanda: come indosseremo di giorno questo accessorio pensato per vivere di notte?