L'estetica ball-hog è il quiet luxury della Gen Z? Quello che succede quando basket, hip-hop e conoscenza enciclopedica della storia della moda si incontrano

Nel gergo cestistico, il ball-hog è un accentratore, ovvero colui che (per sintetizzare al massimo) non passa mai la palla. Cosa questo c’entri con la moda non ha niente a che vedere con canotte e shorts in acetato, ma con il Ballhog Collective, un gruppo di amici formatosi su Discord che condivide la stessa passione per i vestiti e il basket. Tra questi ci sono il ventitrenne Brady Goo, lo streamer BruceDropEmOff e il rapper Protect (Ricky). I look di Bradygoo sono diventati il punto di riferimento della community, circolando su Instagram e TikTok tanto da invadere gli hashtag di Vinted.

Il quiet luxury dei giovani

La moda ball-hog si ispira agli archivi, allo swag e al lusso della prima decade degli anni 2000. Il principio è quello di combinare pezzi di vecchie collezioni di designer come Enfants Riches Deprimés, Number (N)ine, Undercover e Hysteric Glamour con contaminazioni dello stile hip-hop e streetwear. L’obiettivo è utilizzare pezzi estremamente ricercati per creare outfit che sembrerebbero normali a occhi poco esperti di moda, incapaci di distinguere una sneaker di Jeremy Scott da un paio di adidas qualunque. 

Con queste premesse, la tendenza non sembra tanto diversa da una declinazione giovanile dello stile quiet luxury. Consci di non potersi permettere una borsa di Hermès, forti della popolarità del mercato dell’usato e incoraggiati dall’ossessione della moda per gli archivi (diventati disponibilità a Gen Z e Gen Alpha, grazie a divulgatori e creator su TikTok), sembra che la Gen Z abbia scelto di puntare tutto su pezzi di nicchia, lontani dall’hype del momento e dalle impennate dei prezzi del mercato resale.

Per quanto sia emersa solo recentemente, l’estetica ball-hog ha già da un lessico tutto suo che la sua controparte adulta ha sviluppato nel corso di stagioni intere. Con termini come “blassic”, “niche” oppure “archive”, è la community stessa a definire se un capo è sufficientemente ball-hog. Questo rende il processo di riconoscimento del lusso piuttosto labile: spesso, i capi definiti y2k o considerati rari non sono altro che t-shirt precedentemente utilizzate dai loro proprietari per lavare i vetri, jeans che cadono a pezzi e scarpe logore.

Come l’hypebeast (ma più basic)

Quiet luxury da un lato, Hypebeast dall’altro. Secondo The Cut, l’estetica ball-hog equivarrebbe all’estetica Hypebeast dei Millennial: i giovani su TikTok non sono molto diversi da quelli che vestivano Supreme e ascoltavano Playboi Carti qualche anno fa. La differenza vera, afferma il media, sta nei brand citati e nella specificità delle collezioni ricercate.

Se in passato i giovani puntavano per lo più alle grandi Maison, gravitando attorno a Gucci e Balenciaga di Demna, l'attuale mancanza di brand di lusso capaci di imporsi come portavoce delle nuove generazioni ha portato la Gen Z a guardarsi indietro. 

L'estetica ball-hog non è particolarmente complessa da decifrare: i giovani vogliono dimostrare di essere più colti degli altri a livello estetico, ma non vogliono aggrapparsi a cinture gialle né partecipare a drop settimanali per accaparrarsi un pezzo di Supreme. Condividono con l’era Hypebeast la stessa ossessione per la rarità, lo status, i prezzi di rivendita insensati, ma ne rifuggono lo schema estetico logato e pacchiano.

Cosa ne pensano gli unc 

La reazione del pubblico di fronte all'enesimo microtrend digitale non si è fatta attendere. La più comune li vede come dei “maranza”, altri invece li prendono solamente in giro. L’account @yungstarbeam pubblica regolarmente meme relativi alla cultura digitale e, recentemente, anche al trend ball-hog. Uno di questi vede una foto di un semplice paio di jeans blu, non particolarmente speciali; sotto di essa, i commenti citano: «che jeans [sono]?», «Levis 501 che sono diventati ball-hog nel tempo».

A differenza degli Hypebeast, che tendevano a tirarsela, i meme sono parte integrante dell'estetica ball-hog e contribuiscono a rafforzarla: solitamente, riguardano le ossessioni per gli archivi di moda e riferimenti impossibili da cogliere se non si vive all’interno delle community. Tuttavia, dietro i meme in codice e capi quasi sconosciuti c’è un desiderio antico: distinguersi senza sembrare di volerlo, appartenere a un gruppo e allo stesso tempo tenerne fuori tutti gli altri. Che si tratti di quiet luxury per chi non ha budget o di streetwear travestito da erudizione, il rischio è sempre lo stesso: che il segreto, diventato un trend, smetta di essere un segreto. 

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