
5 trend che aveva anticipato “Trainspotting” nel 1996 C’è molto di più nel film che la famosa canottiera di Helmut Lang
Di tutti i film che hanno definito gli anni ’90, e ce ne sono molti, Trainspotting di Danny Boyle ha un ruolo speciale. Dal monologo iniziale «Choose Life» fino alla celebre scena del gabinetto e del bambino che si arrampica sul soffitto, il film è molto di più che una storia di tossicodipendenza. E, diciamolo, se fosse questo e basta non avrebbe avuto l’impatto che ha avuto. Trainspotting parla infatti di una generazione diseredata, che voleva rigettare il conformismo di una società ipocrita inseguendo l’impulso di un momento e rincorrendo, invece, solo la propria rovina.
Ma non è il messaggio filosofico la cosa più importante. L’impatto del film, della sua estetica, della fascinazione che ha esercitato sulle menti della generazione Millennial (e Fight Club di David Fincher gli può fare da ottimo pendant) ha le sue motivazioni nella sua capacità di catturare lo spirito dei tempi, il desiderio di ribellione di una coorte di giovani illusi di trovarsi alla fine della storia. Insomma, l’impatto di Trainspotting è più estetico che morale. E dentro questo aspetto c’è anche la moda, attraverso i costumi di Rachel Fleming che ha incluso sia l’ormai celebre t-shirt di Helmut Lang, sia numerosi altri pezzi provenienti tanto dal mondo del vintage che da quello dello sportswear.
Per questo abbiamo identificato i 5 trend che Trainspotting aveva anticipato. Ecco quali sono.
L'Indie Sleaze
L’Indie Sleaze è forse il trend più anticipato tra quelli presenti in Trainspotting. Il film è noto per aver promosso l’estetica heroin chic anni ’90 nella sua versione più grezza, sul piano degli abiti, specialmente del personaggio di Mark Renton, possiamo vedere quel curioso mix di elementi punk, skinny jeans e magliette croppate mixate a scarpe da ginnastica e stivaletti rovinati che sono ancora oggi al centro di quel revival Indie Sleaze che ebbe il suo picco tra 2021 e 2022 e che oggi è entrato nel canone estetico contemporaneo.
Nel film vediamo Renton indossare con giacche di pelle consumate, maglie di mohair, Converse bianche e anche, nella famosa scena iniziale, una camicia annodata in vita che ai tempi non era un elemento di styling deliberato, ma che oggi lo è diventato. Altri elementi del guardaroba di Renton richiamano altri capi popolari oggi, come la ringer tee verde che indossa in una scena, o l’estetica normcore del suo look con maglioncino turchese. Ma fu quell'ultra-skinny ad anticipare di anni sia il Dior Homme di Hedi Slimane che gli hipster dei primi 2000.
Il Mod Revival
Se guardiamo al film come a una rassegna panoramica di stili, non potrebbe mancare il revival dell’estetica Mod. A rappresentare questo stile, anche se nel contesto della storia rappresenta una citazione al passato, è il personaggio di Sick Boy che è anche il più ossessionato dall’immagine, con uno stile che pesca dichiaratamente dal mondo mod e dal dandismo anni ‘60: camicie dal taglio sartoriale, giacche e completi slim con spalle strette, polo e maglieria fine, cravatte sottili, capelli biondo ossigenato con taglio curato.
Trainspotting uscì in pieno Britpop, quando il revival mod (modernizzato dal movimento Cool Britannia) stava già tornando di moda, e ha contribuito a rendere appetibile quell’estetica a un pubblico più ampio. Oggi quello stile è sopravvissuto in elementi ricorrenti sia nelle sfilate che nella vita come il Mod Cut per uomo, le cravatte indossate con look casual e tutta la scena dominata da musicisti come The Dare e European Vampire.
Il Britpop
Qui la parola giusta è sincronia più che anticipazione. Trainspotting è infatti uscito nel 1996, quando il Britpop era al culmine, e ne condivide sia il suono (la colonna sonora ospita Blur, Pulp ed Elastica accanto a Iggy Pop e Underworld) sia il guardaroba. Quel guardaroba nasce dall’incontro tra la cultura terrace inglese e il repertorio mod a cui si accennava sopra, fatto di polo Fred Perry, track jacket, le Gazelle e le Samba di adidas, le Dr. Martens e via dicendo.
Nel film questo vocabolario è praticamente ovunque ma non si direbbe lo stile dominante. Ma la cosa importante è che questa estetica e più in generale quell’intero mood è tornato di moda nel nuovo millennio con sia l’ondata terrace/casual arrivata con la reunion degli Oasis, sia con il successo recente delle adidas Samba e ovviamente anche con il blokecore, che ne è il discendente diretto.
Il Porno-chic
Anche se uscì nel ’96, Trainspotting era ambientato alla fine degli anni ’80. Dunque il guardaroba volutamente antiquato di Spud, ispirato al decennio precedente, è una specie di parodia di quell'estetica della disco era che avrebbe trovato insperata popolarità all’epoca in cui il film uscì e che ai tempi del Gucci di Tom Ford prese il nome di porno chic. Proprio quello stile venne infatti ripreso da Tom Ford, specialmente nel menswear di Gucci: colletti larghi, camicie e maglie dai toni terrosi, giacche strutturate, pantaloni dalla linea svasata.
Nel film, il personaggio di Spud è più goffo che elegante, anche se le atmosfere nel loro insieme condividono con il porno-chic la stessa sensibilità visiva: luci sporche, interni squallidi, corpi esposti senza glamour, sessualità cruda e priva di romanticismo. Per questo l’anticipazione riguarda soprattutto il Porno-chic come immaginario di moda mainstream: lo stesso repertorio di colori caldi, colletti ampi e sagome retrò che avrebbe attraversato le passerelle nei decenni successivi, compresa la maison di Ford, dalla Gucci del 2003 con le sue campagne provocatorie alla sua linea omonima.
Lo Streetwear Preppy
Oggi pagine come @throwingfits hanno trasformato il menswear guy in un meme: il tipo di maschio performativo che indossa workwear e pezzi sartoriali vintage, mescolando una sensibilità retro con giacche croppate, pantaloni troppo larghi, a metà tra Aimè Leon Dore e il grandpa core di Tyler, The Creator. Nel film, il personaggio di Begbie ha un simile guardaroba: un celebre look è quello con giacca denim, pantaloni sartoriali e mocassini; un altro include un maglione molto preppy di Pringle of Scotland.
Il preppy streetwear contemporaneo (un po’ come quello che Ralph Lauren ha iniziato a mettere in scena con i suoi show a Milano) lavora sulla stessa tensione tra codici da college e proporzioni streetwear. Begbie ne rappresenta una versione scozzese e working class di quel gioco: l’ordine formale usato come armatura di una mascolinità tutt’altro che educata.


























































