
Il 2026 è l'anno della "t-skirt" Sembrare ordinati è così fuori moda ultimamente
Quando vostra madre vi vestiva da piccoli, una delle sue classiche raccomandazioni era di sicuro quella di infilare la maglietta (o camicia) nei pantaloni. Inevitabilmente, nel corso della giornata, quella maglietta veniva fuori. E infine, quando ormai eravate abbastanza grandi da vestirvi da soli, quella maglietta nei pantaloni pareva una resa, l’accettazione di un conformismo. Ne consegue che tenerla fuori, sporgente da sotto l’orlo di un maglione o una felpa, conferisce un senso di stupenda, estetica negligenza. Col loro talento per le belle parole, i francesi hanno chiamato questo senso “insouciance”, gli italiani “sprezzatura”, gli inglesi “effortlessness”. E proprio questo dettaglio, quello della maglietta tenuta fuori dai pantaloni, il cui orlo sporge oltre l’orlo del top sta diventando una cifra sempre più riconoscibile dello styling di oggi. Ma perché?
Una questione di vita… o di vita
In un articolo in cui parla del trend in connessione a un’intervista, Jacob Gallagher del New York Times lo definisce “T-skirt” dato che quel lembo di maglietta che fuoriesce dall’orlo del maglione assomiglia in fondo a un gonnellino o grembiulino, senza essere nessuna delle due cose. Il gioco di parole è bello, e uno degli intervistati di Gallagher ricollega esplicitamente il trend all’amore della moda per l’esaltazione del punto vita, che sia tramite cummerbund, tramite elementi tessili avvolti intorno ai fianchi, vite alte o troppo basse o cinture. Noi vorremmo aggiungere un ulteriore passo: l’estetica preppy-skate, intinta di grunge e indie sleaze, che aleggia intorno ai design di Celine e al suo menswear designer Edouard de Weissenbruch, una delle “persone d’interesse” più emergenti dell’ultimo anno dentro i circoli della moda.
È chiaro che Celine, il guardaroba di de Weissenbruch non sono l’origine ma solo la manifestazione più evidente di un dettaglio di styling che esiste da tempo ben più lungo. Il suo attuale emergere ha molto a che vedere con la perpetua ricerca di uno stile senza sforzo, con il fascino delle stratificazioni di vestiti a contrasto lanciate da Miu Miu già diverso tempo fa e forse anche come interpretazione del trend dell’esaltazione della vita da parte di quel pubblico che non ama, dimostrando un certo sforzo, far emergere l’orlo dei suoi boxer da quello dei pantaloni. Al posto di una strategia bottom-up, la maglietta che esce dal maglione è top-dow e ottiene l’identico risultato partendo da premesse opposte.
C’è anche un ulteriore punto da toccare a riguardo e cioè la questione del contrasto di colore. L’orlo di una maglietta che esce dal maglione, ancor più che esaltare il punto vita, crea uno stacco tra il maglione/felpa e il pantalone. Per certi versi, rende l’outfit più complesso e meno basico con una confusione deliberata non dissimile da quella vista nei colletti o nelle borse. Ora, per anni e anni la maggior parte delle t-shirt usate come strato di base erano bianche o comunque neutre. Oggi stiamo vedendo combinazioni di colore volutamente “sbagliate” come ad esempio una t-shirt rossa o viola sotto un maglione grigio con scollo a V, o blu sotto un maglione verde e via dicendo. Un tipo di concezione anarchica del colore, basata più sull’armonioso scontro che sulla discrezione pura, con cui tanti brand hanno sperimentato di recente, Prada e Dries Van Noten in testa.
Ma dove l’abbiamo vista?
Un dettaglio estremamente curioso è che nell’ultimo fashion month questo trick è stato impiegato da brand molto in alto o appartenenti al giro dello streetwear elevato o degli indipendenti. Celine, ovviamente, è l’esempio che abbiamo già fatto (anche se non ha applicato questo dettaglio in modo sistematico) ma altri sono forse ancora più interessanti. Sul piano del puro lusso, Hermès ha incluso un look del genere nel suo ultimo lookbook per uomo e Dries Van Noten ha giocato sull’elemento nella collezione femminile e Ralph Lauren in quella maschile.
Su quello della moda più di nicchia non possiamo non citare LII, giovanissimo designer in meteorica ascesa e dal supremo talento; i vari Undercover e Masion Mihara Yasuhiro per l’area che si nutre di suggestioni punk, dove troviamo anche Natasha Zinko, Acne Studios e Our Legacy. Molto indicativo che i due brand più fighi della New York Fashion Week, Eckhaus Latta e Brandon Maxwell, l’abbiano incluso nei rispettivi show ancorché in salse diverse, mentre tra i super-indie segnaliamo Agro Studio e System, visti rispettivamente a Londra e Parigi. Ma forse lo show dove questo elemento è risultato espresso in tutte le sue potenzialità è la indovinatissima collezione SS27 di Lacoste firmata da Pelagia Kolotouros, una designer da cui speriamo di ricevere molte sorprese in futuro.































































