Cosa cambia per i giovani con la legge di bilancio 2027? Potenzialmente poco, dato che la manovra finanziaria influenzerà per lo più i redditi medio-alti

Il Consiglio dei ministri ha approvato di recente il disegno di legge di bilancio, cioè il documento che definisce le entrate e le uscite dello Stato per il 2027. La proposta del governo passerà ora all’esame del Parlamento, dove sarà discussa e potrà essere modificata prima dell’approvazione definitiva, prevista, come al solito, entro il 31 dicembre. È probabile che il testo venga rivisto in alcuni punti, ma senza cambiamenti sostanziali rispetto all’impianto presentato dalla maggioranza guidata da Giorgia Meloni.

La manovra finanziaria ha un valore complessivo di 26 miliardi di euro, una parte consistente dei quali è tuttavia destinata a coprire investimenti in energia e difesa previsti dalle norme europee. La cifra non corrisponde all’intero budget dello Stato per il 2027 (la spesa pubblica complessiva è infatti molto più elevata), ma indica le risorse aggiuntive usate per finanziare le nuove misure politiche ed economiche previste dal governo, reperite attraverso aumenti di tasse, tagli alla spesa pubblica e maggiore indebitamento.

La legge di bilancio 2027 sarà anche l’ultima prima delle elezioni politiche previste per l’anno prossimo. In vista del voto, i partiti della maggioranza avrebbero avuto interesse a introdurre provvedimenti capaci di raccogliere un ampio consenso, come accade di consueto tra le forze politiche, ma le risorse limitate a disposizione dello Stato hanno ristretto notevolmente i margini di intervento, costringendo il governo a distribuirle tra numerose misure di portata piuttosto contenuta. Ne è risultata una manovra finanziaria giudicata dagli esperti tutto sommato modesta, senza interventi economici particolarmente ambiziosi, come avvenuto, del resto, negli anni precedenti.

Le misure della legge di bilancio 2027 a favore dei giovani sono poche

Una delle novità più rilevanti del nuovo disegno di legge di bilancio potrebbe essere la riduzione dell’IRPEF, cioè l’imposta sui redditi delle persone fisiche, per i lavoratori dipendenti con redditi medio-alti. La misura, in sostanza, prevede un ulteriore alleggerimento del carico fiscale per chi guadagna tra 50mila e 55mila euro lordi all’anno: attualmente, infatti, il sistema prevede tre differenti percentuali di tasse da versare: il 23% per i redditi fino a 28mila euro, il 33% per quelli compresi tra 28mila e 50mila euro e il 43% per chi supera questa soglia.

Con la nuova manovra finanziaria, il limite del secondo "scaglione" verrebbe portato a 55mila euro, riducendo dal 43% al 33% la tassazione sulla quota di cinquemila euro interessata. Il vantaggio massimo stimato dal governo sarà di 500 euro all’anno per i contribuenti interessati, ma per l'appunto riguarda soprattutto i lavoratori con retribuzioni medio-alte e non produrrebbe benefici per chi guadagna meno di 28mila euro, cioè la fascia in cui rientra una parte consistente dei lavoratori più giovani.

Un intervento rivolto a una fetta potenzialmente ampia di lavoratori riguarda invece le tasse relative ai soli aumenti di stipendio derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali (CCNL), che regolano gran parte dei rapporti di lavoro in Italia. La tassazione agevolata al 5% su questi incrementi salariali è stata confermata per i dipendenti con redditi fino a 33mila euro, ma per l'appunto la misura riguarda esclusivamente chi beneficerà di un aumento di stipendio.

Per chi lavora in maniera autonoma, invece, una novità della legge di bilancio 2027 riguarda l'ampliamento del regime forfettario: la soglia massima di ricavi o compensi per accedere alla cosiddetta flat tax salirebbe da 85mila a 100mila euro. Questo regime prevede, tra le altre cose, un'imposta fissa pari al 15%, che a determinate condizioni scende al 5%. Anche in questo caso, tuttavia, la manovra finanziaria tocca soglie di reddito piuttosto elevate, a cui spesso i giovani lavoratori non riescono ad arrivare. In sostanza, l'unica misura della legge di bilancio 2027 che potrebbe fare la differenza per molti giovani lavoratori è l’esenzione dal pagamento del bollo su auto e moto di piccola o media potenza, un tributo che chi possiede un veicolo deve pagare ogni anno.

Capire il problema degli stipendi bassi in Italia

Nei primi due punti del manifesto di “Italia in piazza” – la realtà che ha organizzato le manifestazioni pacifiche sul carovita avvenute in diverse città italiane, poi sfociate in alcuni casi in disordine più o meno intensi - ci sono la precarietà del lavoro e l’inadeguatezza degli stipendi. Nel Paese, le retribuzioni dei lavoratori e delle lavoratrici sono praticamente le stesse dall’inizio degli anni Novanta, mentre in Paesi come la Francia sono aumentate nello stesso periodo del 25%.

La causa principale di questo problema cronico dell’economia italiana è che il PIL del Paese, che rappresenta la migliore approssimazione di come va l’economia, è sostanzialmente fermo da decenni, impedendo agli stipendi di crescere di conseguenza. Tuttavia, il costo della vita è aumentato progressivamente, tanto che per una parte non indifferente di lavoratori le rispettive retribuzioni non sono più adeguate a sostenere le spese quotidiane.

La situazione è ancora più complicata per i giovani che si affacciano oggi al mercato del lavoro. Spesso, infatti, gli stipendi offerti a chi è alla prima assunzione non sono proporzionati né al livello di istruzione e alle competenze acquisite, né al costo della vita attuale. La questione, inoltre, è particolarmente problematica nelle grandi città, dove affitti, trasporti e altre spese essenziali rendono sempre più difficile mantenersi autonomamente.

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