Versace conferma il debutto di Pieter Mulier alla Parigi Couture Week Il designer Belga sarà sotto ai riflettori dell'alta moda Parigina il prossimo gennaio

Dopo l’addio di Dario Vitale, ora da Emporio Armani, l’acquisizione da parte del Gruppo Prada e la nomina a direttore creativo di Pieter Mulier, il debutto del “nuovo” Versace è uno degli appuntamenti più attesi del prossimo fashion month. Ma, come è stato annunciato oggi, il debutto di Mulier non sarà nel ready-to-wear ma nell’Haute Couture. Il debutto di Mulier coinciderà insomma col ritorno in passerella di Atelier Versace, assente dal calendario Haute Couture dal luglio del 2016. È un debutto ad alto rischio, dunque, ma anche un momento che vuole segnare il riposizionamento del brand negli strati più elevati del lusso.

Atelier Versace e la scommessa su Mulier

Versace è un brand che, specialmente dopo il Covid, si è arenato sia creativamente che commercialmente in una tiepida (e ripetitiva) zona di comfort. Come proprietà intellettuale e patrimonio culturale, però, il brand rimane amatissimo. Già con l’atto unico, per così dire, di Dario Vitale l’entusiasmo era alle stelle: una nuova visione aveva dimostrato quanto il brand avesse ancora da dare. Per Mulier le attese sono sempre alte ma diverse, più in linea con lo spirito intellettuale e sofisticato del designer. E già dalla scelta di un designer simile si può intuire dove il Gruppo Prada volesse portare Versace. Debuttare con l’Haute Couture non fa che confermare quest’intenzione.

Atelier Versace venne annunciato nel 1989 come atelier sperimentale del brand, che ai tempi si chiamava Gianni Versace. La prima collezione di Haute Couture venne presentata a Parigi l’anno successivo e, cavalcando il successo del brand in quegli anni, la linea rappresentò la consacrazione di Gianni Versace a couturier. Le presentazioni di Atelier Versace proseguirono anche oltre la morte del designer, interrompendosi una prima volta nel 2004 per assenza d’ordini. La linea rimase in stasi fino al 2012 e poi ci tornò in via definitiva (finora) nel 2016. Questo andamento altalenante mostra indirettamente l’andirivieni della popolarità del brand nella cultura pop.

Hollywood?

Ora, il ritorno di Atelier Versace segnala che il Gruppo Prada ha piani ambiziosi per il brand, dato che intende posizionarlo nella sfera dell’ultra-lusso, probabilmente replicando lo straordinario appeal che Mulier è stato in grado di riportare da Alaïa. La domanda principale, dunque, riguarda in primo luogo se la combinazione di novità portata da Mulier e di brand equity di Versace sarà reattiva ed esplosiva come ci si attende. In secondo luogo, riguarda le tempistiche di arrivo della vision di Mulier in negozio, dato che il debutto nel ready-to-wear arriverà solo più tardi e dunque gli effettivi prodotti saranno disponibili a 2027 avanzato.

La strategia, dunque, sembra essere quella di iniziare con una collezione ad alto impatto immaginifico, magari anche presentando una nuova borsa o scarpa per l’occasione. Dopo il primo show, che si svolge crucialmente a ridosso della award season a Hollywood (e già abbiamo visto Nicole Kidman indossare una preview in estate), potremmo aspettarci diversi momenti mediatici ad alto impatto, dei red carpet, delle apparizioni VIP, dei nuovi ambassador. E quando il desiderio del pubblico sarà caldo a sufficienza, arriverà il ready-to-wear. Chissà se proprio quella collezione sarà immediatamente disponibile come fu la primissima di Gucci by Demna. Ma sarà una hit? L’attenzione è già alle stelle.

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