
L'Europa è sempre più vicina al ban dei social media per gli under-14 Si riapre il confronto su salute mentale, sicurezza e verifica dell’età
Dopo i disordini del 17 e 18 ottobre a Milano, la proposta di legge di vietare i social ai minori di 14 anni è tornata al centro del confronto politico italiano. Da tempo si discute degli effetti nocivi che hanno le piattaforme sugli adolescenti, al punto che vari Paesi hanno deciso di limitarne l’uso – il primo a farlo è stata l'Australia.
Le decine di ragazzi arrestati per le devastazioni avvenute a Milano – la maggior parte dei quali ha tra i 15 e i 16 anni – hanno detto agli inquirenti di aver raggiunto il centro della città dopo gli appelli a unirsi alle proteste diffusi su Telegram; molti, poi, sono stati spinti a partecipare anche dai video dei disordini del giorno precedente circolati su TikTok. Non è un caso, quindi, se gran parte delle persone fermate – che non si conoscevano tra loro – non hanno saputo spiegare ai giudici le ragioni della manifestazione.
In questi giorni, la maggioranza di governo e l'opposizione hanno concordato sulla necessità di intervenire per tentare di arginare le dinamiche dei social che hanno consentito a gruppi composti perlopiù da adolescenti di compiere i disordini e i saccheggi avvenuti a Milano – i reati contestati alle persone arrestate possono essere puniti con pene fino a 15 anni di carcere. Il provvedimento che ha maggiori possibilità di essere approvato è il disegno di legge bipartisan Mennuni-Madia, presentato inizialmente nel 2024 e ancora in fase di dibattito parlamentare – il testo in parte integra le osservazioni in merito della Commissione europea, che tra le altre cose chiedeva di uniformare i metodi di verifica dell’età usati nei vari Paesi per l'iscrizione ai social.
La proposta della Commissione europea per vietare i social network ai minori di 13 anni
Il testo presentato di recente dalla Commissione europea per introdurre nuove regole sull’accesso ai social network da parte dei minorenni stabilisce una soglia minima di 13 anni per utilizzare le piattaforme. La proposta fissa poi a 15 anni l’età a partire dalla quale si potrebbe aprire un account autonomamente. Tra i 13 e i 14 anni, invece, l’accesso sarebbe consentito soltanto attraverso profili con funzionalità ridotte, per esempio con un limite di utilizzo giornaliero di un’ora, e collegati all’account di un genitore.
Le nuove disposizioni riguarderebbero anche il funzionamento delle singole piattaforme. La Commissione propone di vietare alcune funzionalità progettate per incentivare l'uso prolungato dei social network, tra cui lo scorrimento infinito dei contenuti nei singoli feed; l'Europa, inoltre, chiede di introdurre controlli sull’età al momento della registrazione, suggerendo l’impiego di apposite app di verifica. Le piattaforme dovrebbero infine presentare un piano per dimostrare che i loro servizi sono adatti per i minori – una commissione indipendente dovrebbe poi revisionarli e richiedere eventualmente modifiche qualora alcune funzionalità fossero giudicate insufficientemente sicure.
Vietare i social network ai minori migliora la loro salute mentale?
Nei Paesi in cui sono già stati introdotti o sono in discussione, i divieti all'uso dei social network da parte dei minorenni riguardano piattaforme come Instagram, Facebook, TikTok, YouTube, X e Snapchat. Alla base di tutte queste misure c’è la convinzione che l’uso dei social media contribuisca al peggioramento della salute mentale dei più giovani: l’idea trova il sostegno di moltissime persone, tra cui tanti genitori e politici, oltre che di alcune associazioni per la tutela dei diritti dell’infanzia, mentre alcuni esperti di psicologia e specialisti della fase dell'adolescenza, invece, sono più scettici. Le prove scientifiche sugli effetti dei social network nei più giovani sono ancora limitate e diversi studiosi ritengono che i divieti rischino di affrontare con una soluzione semplicistica problemi che hanno cause e dinamiche molto più complesse.
A tal proposito, il primo ministro britannico Keir Starmer, che di recente ha annunciato l’intenzione di vietare l’uso dei social media ai minori di 16 anni nel Regno Unito, ha riconosciuto i limiti di queste misure, sostenendo però che non ne annullano l’utilità; per spiegare la sua visione, ha fatto un paragone con l’alcol: anche se il divieto non impedisce ogni trasgressione, può contribuire a limitarne l’accesso e a proteggere i più giovani. Il paragone tra social media e alcol è piuttosto frequente nel dibattito, ma secondo diversi esperti è problematico, perché mette sullo stesso piano fenomeni con caratteristiche ed effetti differenti.















































