
Le proteste in Francia hanno slogan e riferimenti culturali ben precisi Spesso ironici, legati al mondo dei supereroi e degli antieroi
Alle recenti proteste in Francia hanno partecipato oltre 800mila persone, secondo i principali sindacati che le hanno organizzate, di cui 110mila solo a Parigi. Una parte di queste manifestazioni è stata seguita da scontri con la polizia, attacchi a edifici pubblici e saccheggi di vari esercizi commerciali, in molti centri urbani del Paese, tanto che il ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez ha riconosciuto di «aver perso il controllo della situazione» in diverse città. Il governo ha fatto sapere che nel complesso sono state fermate quasi 2400 persone durante le proteste del fine settimana, mentre circa mille poliziotti sono rimasti feriti.
Le proteste in Francia hanno a che fare con l’aumento del prezzo dei carburanti, e più in generale con l'incremento del costo della vita e la diminuzione del potere d’acquisto. Le proteste nel corso delle settimane si sono allargate: inizialmente avevano manifestato soprattutto gli studenti delle scuole superiori per criticare le aule troppo piccole e sporche, la mancanza di risorse adeguate e di sufficiente personale scolastico, oltre alle modalità di accesso all’università. Alle manifestazioni hanno partecipato anche i cosiddetti “Gilet Gialli”, un movimento nato quasi dieci anni fa per protestare contro la diminuzione del potere di acquisto.
Lo slogan «Bismillah, c’est les ténèbres»
What does this slogan used by French student protesters actually mean? https://t.co/Gg4q38gzuA
— AJ+ (@ajplus) October 20, 2026
Con l’estensione delle manifestazione in Francia è cambiato anche il modo di protestare, soprattutto tra i più giovani, che hanno adottato codici e simboli che chi non frequenta social come TikTok o Snapchat fatica a decifrare. Una delle espressioni più diffuse è «Bismillah, c’est les ténèbres», traducibile come «In nome di Dio, è il buio totale». Non ha un significato preciso, e come spesso accade con certe tendenze sviluppatesi online proprio questo l’ha resa efficace, tanto che la scritta oggi compare su cartelli e striscioni anche in Italia, dove di recente si sono svolte proteste molte partecipate in città come Milano, Torino e Bologna.
Secondo quanto ricostruito dai media francesi, l'espressione «Bismillah, c’est les ténèbres» è nata probabilmente su Snapchat, una delle piattaforme più utilizzate dagli studenti. Nei giorni delle proteste, alcuni utenti avrebbero ricevuto messaggi da profili sconosciuti che chiedevano insistentemente informazioni su date e luoghi dei singoli cortei. Uno di questi messaggi, attribuito a un presunto agente di polizia sotto copertura, si apriva proprio con «Bismillah, c’est les ténèbres», interpretato come un tentativo maldestro di imitare lo slang dei giovani delle banlieue francesi. L'espressione è rapidamente diventata un meme, usato per deridere gli infiltrati alle manifestazioni e mettere in evidenza sia i pregiudizi etnici, sia la distanza tra le istituzioni e i giovani emersa da quell'episodio. In seguito, «Bismillah, c’est les ténèbres» è diventata anche uno slogan contro il razzismo sistemico e la sorveglianza, ripreso da Greta Thunberg in un video di sostegno dei movimenti studenteschi.
I riferimenti culturali delle rivolte in Francia
I love how the onepiece Straw Hat Jolly Roger has become a symbol of freedom around the world and now it’s being used by the people of France https://t.co/juqQnEf5RE
— Zuffy (@strawhatzuffy) October 17, 2026
Nei cortei in Francia e non solo si sono viste diverse persone – presumibilmente giovani – travestite da personaggi di finzione, tra cui Goku, Obelix, Batman, Spider-Man, il Joker, le Tartarughe Ninja, Capitan America e Superman, tra gli altri. Uno dei travestimenti più diffusi è però quello di Monkey D. Luffy, il protagonista di One Piece, che nel corso della popolare saga giapponese affronta – insieme ai suoi compari – diversi nemici, tra i quali il cosiddetto Governo mondiale, autoritario e corrotto. Per molti giovani, la storia di One Piece rappresenta efficacemente la lotta contro le ingiustizie e le disuguaglianze: proprio per questo in Francia tanti hanno scelto di esibire la bandiera del manga. Si tratta di uno dei simboli più noti della serie, e raffigura il teschio con le tibie incrociate tipiche dei pirati, ma in questo caso il teschio indossa un cappello di paglia, come il personaggio di Monkey D. Luffy.
Più in generale, la bandiera di One Piece è da tempo un simbolo di protesta in tutto il mondo, anche per via della notorietà della saga: oltre che in Francia, si è vista nelle proteste studentesche contro il governo che hanno interessato l'Albania e la sua capitale Tirana. Lo scorso anno, per esprimere dissenso verso il governo sempre più autoritario dell'Indonesia, molti cittadini del Paese avevano esposto la stessa bandiera fuori dalle loro case o sulle loro auto.
Come segnalano diversi media francesi, alcuni manifestanti si sarebbero presentati davanti ai cordoni della polizia imitando le pose tipiche delle cosiddette battaglie d'aura, dove i più giovani si confrontano in sfide ironiche per dimostrare carisma e sicurezza di sé. Per molti giovani questi immaginari rappresentano un modo per riconoscersi in ideali comuni, opponendosi a un sistema percepito come vecchio, rigido e distante. Questa visione si riflette in parte anche nell’organizzazione delle proteste che, rispetto alle mobilitazioni dei Gilet Gialli e ai tradizionali cortei sindacali, si distinguono per l’assenza di leader e reali portavoce, una struttura decentralizzata e un linguaggio più ironico, lontano dai toni solenni delle manifestazioni tradizionali.














































