
"Masterplan" è come non dovrebbe essere un heist movie Il film con Stanley Tucci, Simona Tabasco e Victor Belmondo è disponibile su Prime Video
“Palazzo Chigi, la Gioconda sta tornando a casa”. Qualsiasi film con una simile battuta non potrebbe essere preso sul serio. Ma tanto con Masterplan, originale Prime Video, non serviva aspettare che pronunciassero la frase per capirlo. Il film è diretto da Thomas Vincent e sono diverse le mani che sono passate alla sceneggiatura, la quale viene infine accreditata principalmente al regista insieme al collaboratore David Wolstencroft (ma si conta anche l’aiuto di Giacomo Durzi, Alessandro Fabbri e Alberto Vignati per la storia). Un heist movie nientemeno che sul furto del capolavoro di Leonardo Da Vinci, sceneggiato e diretto come se fosse la cosa più semplice del mondo o, forse anche peggio, come se si fosse appena cominciato a scrivere di cinema e si scegliesse l’idea insieme più difficile e banale allo stesso tempo.
Nulla a che vedere con la realtà che ha coinvolto nel 2025 il Museo del Louvre per un vero e ammirevole colpo: la notizia di una banda di ladri travestiti da operai che sono riusciti ad introdursi nell’edificio e a sottrarre alcuni dei più preziosi gioielli esposti appartenuti a Napoleone e alla Corona di Francia. Una vicenda ben più congenita e appassionante di quanto non sia Masterplan, con la realtà che talvolta può battere la fantasia e, in questo caso, ci riesce con facilità.
A formare il gruppo e le volontà dell’opera in piattaforma è l’unione di più forze internazionali che si manifestano soprattutto nella scelta del cast. A capo dell’operazione c’è Stanley Tucci, il quale si spaccia per britannico, mentre ad accompagnarlo ci sono il francese Victor Belmondo (nipote dell’icona Jean-Paul Belmondo) e l’italiana Simona Tabasco, sempre più lanciata in progetti non solo italici dopo la partecipazione alla seconda stagione di The White Lotus. Uno spreco di energie vista la farraginosità del trio, che sia colpa della sceneggiatura o delle loro performance poco importa. Un funzionare insieme per sottrarre la Gioconda ma non per realizzare un film in cui devono spacciarsi per una famiglia ritrovata, dove il personaggio di Tucci, mente dell’operazione, ha richiamato i suoi figli che non sapevano di essere fratelli e che potranno passare così insieme del tempo di qualità tanto per conoscersi quanto per mettere in atto il colpo del secolo.
Non c’è sintonia tra i giovani interpreti, come in fondo non c’è col padre nella finzione. Ma non sembra esserci nemmeno caratterizzazione dei personaggi, se non per le specificità delle loro abilità all’interno del mondo criminale: una hacker esperta di tecnologia e computer lei e un intenditore di esplosivi lui. I farabutti meno irriverenti e intriganti che si è soliti trovare in questo tipo di operazioni e che non riescono a rendere entusiasmante né la parte sul furto per cui sono stati ingaggiati né l’aver scoperto di essere una famiglia. Una tale superficialità con cui viene esposto il tutto che rende paradossalmente facile ciò che affrontano i personaggi: dal recupero del quadro all’accettare di avere un padre, dai rocamboleschi tentativi di fuga al ricongiungimento dopo incertezze e tradimenti.
Un film la cui semplicità è in realtà inconsistenza e la cui faciloneria è segno di una mancanza di qualità che si fa evidente in ogni scena ed ad ogni risvolto sempre di più, tanto da non riuscire a rendere giustizia nemmeno ad un genere solitamente intrattenente come l’heist movie, preferendo quasi che la Gioconda non venga rubata.









































