Cosa aspettarsi dai robottini Microduck di Nvidia? L'introduzione di personaggi carini da parte delle Big Tech fa parte di in una strategia di marketing ben precisa

Jensen Huang, il CEO di Nvidia, tra le più importanti società nel settore tecnologico e l’azienda dal valore di mercato più alto al mondo, è salito sul palco dell'annuale conferenza organizzata dalla società in compagnia di un gruppetto di piccoli robot a forma di papera. I robot, chiamati Microduck, camminano ondeggiando, battono le zampe sul pavimento ed emettono graziosi suoni elettronici.

I Microduck su comando vocale si siedono, si lasciano cadere a terra per “schiacciare un pisolino” o si esibiscono in una capriola: un repertorio semplice di azioni, ma sufficiente a conquistare il pubblico – il video della dimostrazione non a caso è diventato subito virale. L’effetto si è visto immediatamente a livello commerciale: il giorno successivo alla presentazione, i preordini dei Microduck avevano superato quota 20mila unità.

Le consegne degli ordini di Microduck sono previste entro Natale, cosa che potrebbe rendere questi piccoli robot uno dei regali più richiesti delle prossime festività. Il pubblico di riferimento, però, non sarebbe composto soltanto da bambini. Nei video promozionali diffusi dall’azienda, infatti, a giocare con i robot sono anche adulti, segno che il prodotto punta a un mercato potenzialmente più ampio di quello dei giocattoli.

Da dove arrivano i Microduck

Dietro ai Microduck c’è Pollen Robotics, azienda specializzata in dispositivi robotici supportati dall'intelligenza artificiale, diventata partner nel 2025 di una delle piattaforme più utilizzate da chi sviluppa sistemi di AI, Hugging Face. Quest'ultima, di recente, è stata a sua volta acquistata da Nvidia per quasi 13 miliardi di dollari. L’accordo rientra nei piani di Jensen Huang di accrescere e rafforzare la propria presenza nel settore “open-weight”, cioè il modello su cui si basa Hugging Face, che rende disponibile a terzi l'accesso ai parametri utilizzati durante l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale – cosa che permette, a seconda della singola licenza, di studiarli, modificarli o adattarli alle proprie esigenze.

Huang vuole promuovere questo modello perché permette di evitare che lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale avanzati rimanga appannaggio di poche grandi aziende. È un approccio su cui sta puntando molto la Cina – basti pensare a DeepSeek, che si basa proprio su questo principio – e con cui Nvidia (statunitense) intende mantenersi competitiva.

Perché il tech sceglie le mascotte

Negli ultimi mesi, le mascotte e più in generale i personaggi "pucciosi" sono diventati una presenza ricorrente nelle strategie di comunicazione e commerciali delle grandi aziende tecnologiche. Meta, per esempio, ha introdotto Jolly, un personaggio dall’aspetto dolce e simpatico che affianca gli utenti nell’utilizzo di Muse, il suo sistema di intelligenza artificiale. Anche OpenAI ha scelto di presentare un suo nuovo servizio attraverso quattro personaggi animati. Ma la tendenza coinvolge anche altri grandi player del settore: Microsoft ha prima annunciato e poi accantonato Mico, mascotte destinata all'assistenza di AI Copilot, mentre Apple ha utilizzato Lil Finder Guy per promuovere MacBook Neo, il suo nuovo portatile di fascia economica.

Questi personaggi, tuttavia, non svolgono soltanto una funzione promozionale o di riconoscibilità del marchio. In molti casi diventano una vera e propria interfaccia per gli agenti AI, cioè sistemi capaci non solo di rispondere alle richieste, ma anche di compiere operazioni in autonomia per conto degli utenti. Per poter operare, questi strumenti devono però poter accedere a informazioni personali, abitudini e dati sensibili, instaurando con chi li utilizza un rapporto potenzialmente molto più stretto rispetto a quello previsto dai tradizionali servizi digitali. La diffusione degli agenti AI richiede quindi un livello di fiducia particolarmente elevato.

È anche per questo che le aziende scelgono di dare a questi servizi un aspetto rassicurante. Il design di queste mascotte riprende infatti alcuni tratti che gli esseri umani associano istintivamente all'infanzia, come gli occhi grandi e le proporzioni del volto: caratteristiche note come "segnali infantili", ampiamente utilizzate nel mondo dell'animazione, per esempio nei film Pixar, e nel design di giocattoli come i Labubu – non a caso diventati molto popolari anche tra gli adulti. Applicata agli agenti AI e ai dispositivi robotici, questa strategia contribuisce a rendere tali prodotti più familiari e ad attenuare la percezione dei rischi legati a servizi che, per loro stessa natura, possono avere accesso a una quantità considerevole di informazioni private.

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