
Design che nessuno nota: il seggiolino da stadio Perché gli stadi sono pieni di sedili di plastica?

Questo articolo fa parte della serie "Design che nessuno nota". I capitoli precedenti approfondiscono il carrello della spesa e il banco di scuola.
Entrare in uno stadio vuoto rende i seggiolini quasi più evidenti di quando sono occupati. Migliaia di sedute identiche riempiono le gradinate, spesso negli stessi due o tre colori, fissate al cemento e separate da pochi centimetri. Sembrano probabilmente la parte più semplice di tutto l’impianto, ma la loro forma racconta abbastanza bene come sono cambiati gli stadi negli ultimi decenni. Ogni sedile occupa uno spazio preciso, corrisponde a un numero e quindi a un biglietto, lascia una determinata distanza dalla fila davanti e deve resistere contemporaneamente a pioggia, sole, urti e migliaia di persone diverse.
L'evoluzione degli stadi
Per buona parte della storia del calcio europeo lo stadio funzionava diversamente. Grandi porzioni delle gradinate erano terrazze dove i tifosi assistevano alle partite in piedi, mentre nelle tribune si trovavano sedute e panche realizzate anche in legno. Il cambiamento più importante arriva tra gli anni Ottanta e Novanta, quando la sicurezza degli impianti diventa centrale nel dibattito sul calcio europeo.
Dopo il disastro di Hillsborough del 15 aprile 1989, il rapporto finale dell’inchiesta guidata da Lord Justice Taylor raccomandò l’introduzione di stadi all-seater per le principali divisioni inglesi. Il report vedeva nella seduta individuale anche un modo per controllare con maggiore precisione la densità del pubblico e sapere quante persone si trovassero in un determinato settore. Il governo britannico adottò successivamente questa politica e le principali squadre inglesi dovettero trasformare le proprie gradinate entro il 1994.
La plastica aveva però già iniziato a entrare nel mondo delle sedute molto prima di quella trasformazione. In Italia, per esempio, OMSI iniziò a produrre sedie in plastica alla fine degli anni Sessanta e il primo stampo sviluppato internamente dall’azienda era una seduta in polipropilene con gambe metalliche. In vista dei Mondiali di Italia ’90 arrivò poi il modello M90 per gli impianti sportivi, installato tra gli altri al Dall’Ara di Bologna, al Tardini di Parma e al Sant’Elia di Cagliari.
Plastica, millimetri e corridoi
Il polipropilene funziona particolarmente bene in uno stadio perché permette di produrre sedute leggere, resistenti e relativamente semplici da mantenere in grandi quantità. I modelli contemporanei vengono realizzati con materiali stabilizzati contro i raggi UV, superfici facili da pulire e forme che permettono all’acqua di defluire invece di accumularsi sulla seduta. Il colore può essere incorporato nel materiale e i fissaggi collegano direttamente il seggiolino alla gradinata o a una struttura metallica. Anche la norma europea EN 13200-4:2023 dedicata alle sedute per gli impianti sportivi considera resistenza alle sollecitazioni, agenti atmosferici, durata e sistemi di fissaggio tra gli aspetti da verificare.
La forma è molto meno libera di quanto sembri. Le linee guida FIFA consigliano per i posti standard almeno 500 millimetri tra il centro di un sedile e quello successivo e una profondità della gradinata di almeno 800 millimetri. Davanti alla seduta dovrebbe inoltre rimanere un passaggio libero di almeno 400 millimetri, necessario per permettere alle persone di muoversi lungo la fila e uscire in sicurezza in caso di emergenza.
La stessa guida indica come buona pratica circa 28 posti tra due corridoi, numero che si dimezza quando una fila può essere raggiunta da un solo lato. Pochi centimetri ripetuti per decine di migliaia di volte finiscono quindi per determinare contemporaneamente la capienza, la dimensione dello stadio e il modo in cui le persone si muovono al suo interno.
Il sedile come unità di misura
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I regolamenti UEFA sulle infrastrutture stabiliscono a loro volta requisiti precisi per i posti degli spettatori, che devono essere individuali, numerati, saldamente fissati, robusti e realizzati con materiali adatti all’utilizzo all’interno di uno stadio. Il seggiolino che troviamo sulle gradinate è quindi il risultato di esigenze molto precise, tradotte in una forma abbastanza semplice da poter essere ripetuta migliaia di volte senza occupare più spazio del necessario.
Anche il fatto che ogni posto abbia un numero cambia parecchio il funzionamento dello stadio. Le linee guida FIFA prevedono che ogni seduta sia identificata attraverso una numerazione chiaramente visibile, mentre settori, ingressi e livelli vengono collegati al sistema di wayfinding e al biglietto. Il Taylor Report sottolineava già nel 1990 come un posto numerato permettesse di associare ogni spettatore a una posizione precisa e di conoscere meglio il numero di persone presenti. Il sedile diventa così anche una piccola unità con cui lo stadio misura e organizza il pubblico.
Perché i seggiolini hanno quei colori
Il colore è infine probabilmente la parte che notiamo di più e sulla quale esiste molta più progettazione di quanto sembri. I seggiolini possono riprendere i colori sociali, comporre scritte e pattern o aiutare visivamente a distinguere settori differenti. In altri casi vengono utilizzati per cambiare la percezione dello stadio quando è vuoto. Nel Brentford Community Stadium di Londra, per esempio, AFL Architects ha distribuito sedute di colori differenti creando un effetto visivo capace di rendere meno evidenti i posti vuoti, una scelta che aveva anche conseguenze sulla resa televisiva delle tribune.
Alla fine il seggiolino da stadio deve fare moltissime cose senza sembrare particolarmente progettato e diventa una parte fondamentale dell’architettura dello stadio, contribuendo a decidere quanto pubblico può entrarci e come può muoversi al suo interno. Sembra semplicemente una sedia di plastica abbastanza scomoda sulla quale stare per novanta minuti, mentre in realtà è uno dei moduli con cui abbiamo trasformato una folla in una serie di posti precisi, numerati e organizzati.