
"The Great Flood" di Kim Byung-woo è un buco nell’acqua Il film aveva il potenziale per essere un disaster movie di intrattenimento, ma non è riuscito
The Great Flood: trama e cast
The Great Flood, nuovo film originale coreano di Netflix scritto e diretto da Kim Byung-woo, ha una grande premessa che si brucia tutta nei primi quaranta minuti di film. La storia è quella di Mosè, ma senza Arca né animali. Un’improvvisa pioggia si abbatte sulla Terra pronta a spazzare via la specie umana. An-Na (Kim Da-mi) è sola al terzo piano, insieme a lei il figlio Ja-In (Kwon Eun-sung).
Quando il loro appartamento comincia ad allagarsi, con l’acqua che ha fatto già scomparire le strade di Seul e non dà segno di placarsi, la donna prende con sé il bambino e comincia a salire le scale così da raggiungere il trentesimo piano. Ovviamente non è l’unica inquilina che prova a salvare la propria vita e quella dei suoi cari. Per An-Na comincerà una lotta contro il tempo e gli agenti atmosferici, fin quando la pellicola non decide di intraprendere delle svolte inaspettate.
La formula Netflix per i disaster movie
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Per cominciare, c’è da dire che Netflix ama rinchiudere i suoi protagonisti all’interno dei palazzi. Sempre nel 2025 uno dei titoli più visti dell’estate è stato il thriller tedesco Brick in cui i personaggi rimanevano rinchiusi nelle proprie case a causa di una misteriosa entità che aveva sigillato il loro edificio, costringendoli ad ingegnarsi per trovare una via di fuga.
Una formula, quella del salire e dello scendere dei piani, che la piattaforma aveva già conosciuto con Il buco del 2019, stavolta non una produzione dello streamer, ma titolo spagnolo acquistato per la distribuzione internazionale e che ripeteva, con un’altra storia ancora, la dinamica di una prigione verticale, in quel caso in tutti i sensi.
La struttura verticale contribuisce in effetti a dare un senso di superamento degli ostacoli costante, che è ciò che anche The Great Flood promuove. Un po’ come ci si trovasse in un videogioco in cui ogni pianerottolo rappresenta una sfida da superare, con volte in cui se perdi una vita ne hai alcune di riserva mentre, in altre, si arriva subito al game over.
I limiti del nuovo film di Kim Byung-woo
Halfway through the great flood and everything feels like this pic.twitter.com/a5VmtlphmJ
— basil loves miseon (@munhanas) December 19, 2025
Cosa accade, però, col film di Kim Byung-woo? L’opera contiene al suo interno un’altra opera che, a propria volta, è composta da altri piccoli tranelli e espedienti narrativi complicati che appesantiscono quello che poteva essere semplicemente, forse anche con più efficacia, un canonico ma riuscito disaster movie.
Il film si mette invece a voler riflettere sulla fine della razza umana e su, in teoria, come potrebbe ritornare, creando solamente molta confusione in una sceneggiatura che deve sottostare così a svariate forzature, la maggior parte per nulla riuscite e che fanno domandare come si riesca anche solo a pensare che lo spettatore possa essere coinvolto all’interno di un racconto tanto farraginoso.
A non aiutare è l’aria serissima della colonna sonora, sulla falsariga della musica di Arrival che, a propria volta, era uno sci-fi che raccontava delle implicazioni e dei dolori di una maternità particolare. Per non parlare di un ritmo altalenante a cui sul finale la scrittura di The Great Flood sembra cedere, annaspando mentre cerca di dare un senso ai propri fili per far quadrare la storia e dove a dover sopravvivere (visto che oltre a un disaster, è anche un survival movie) non sono solo i personaggi, ma è la coerenza stessa del film. Un buco nell’acqua l’opera coreana di Netflix. Un gioco che si perde tra i corridoi fradici, filosofici, fantascientifici e umani percorsi dalla protagonista e suo figlio.














































