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Goldwin: fatto per vincere

Settant’anni di storia e tre creator per raccontare l’heritage di un brand leggendario

Goldwin: fatto per vincere
Settant’anni di storia e tre creator per raccontare l’heritage di un brand leggendario
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Goldwin: fatto per vincere Settant’anni di storia e tre creator per raccontare l’heritage di un brand leggendario

Dalle divise delle Olimpiadi alle uniformi per gli astronauti giapponesi della International Space Station, Goldwin è diventato un sinonimo internazionale di techwear di qualità non solo nel suo paese natio ma anche in America e in Europa. Nel corso di sette decenni di storia Goldwin è stato il principale protagonista del movimento gorpcore in Giappone: è infatti Goldwin a produrre The North Face nel paese, a possedere le licenze di Woolrich e Helly Hansen in Giappone ed è dai ranghi dell'azienda che sono venuti fuori tanto Nanamica che The North Face Purple Label. Considerandone la storia, era inevitabile che Goldwin sarebbe diventato un brand di successo, capace unire i capi da performance tecnica al design minimalista urbano.

Per capire l’importanza di Goldwin è necessario ripercorrerne la storia, ma non solo: il successo del brand negli anni è stato decretato dall’uso che se ne faceva, il suo heritage non è un semplice archivio ma qualcosa di vivo, una serie di design pensati per essere vissuti – ed è per questo che, in occasione dell'Earth Day 2021, la redazione di nss magazine ha chiesto a tre creator con background diversi di raccontare la propria esperienza con Goldwin e perché, secondo loro, il brand è oggi più rilevante che mai.

La storia

L'azienda Goldwin nacque nel 1951 con il nome di Tsuzawa Knit Fabric Manufacturer, una piccola fabbrica nell’attuale città di Oyabe. Ben presto però, il founder Tosaku Nishida ebbe l’idea di produrre sportswear, prevedendo un imminente boom della cultura sportiva giapponese: l'azienda divenne poi specialista nello sportswear e nell'outdoor lanciando il marchio originale, Goldwin, dal 1958. Durante gli anni '60, Goldwin ha applicato la tecnologia di maglieria acquisita in anni di produzione tessile e ha sviluppato prima una serie di maglioni da sci ad alta funzionalità e dal design sofisticato, e poi una gamma completa di skiwear, diventata presto sinonimo di eccellenza tecnica, adottata dai migliori atleti del mondo, tra cui le nazionali svedesi e britanniche di sci.

Nel 1963 l'azienda divenne ufficialmente Goldwin e già l'anno successivo il marchio era già arrivato a vestire gli atleti olimpici. Nel 1978 arrivò l'accordo per la distribuzione di The North Face che, anni dopo, avrebbe portato alla nascita di The Purple Label. Negli anni '80 la produzione si differenziò insieme alle licenze: abbigliamento da danza, abbigliamento da vela e da motocicletta. Gli anni '90 sono stati invece quelli della grande espansione internazionale, che è proseguita con nuove partnership (la più importante con Speedo). Dal 2010 in poi, Goldwin è entrata nel mercato americano, ha ampliato i suoi marchi e licenze, aumentando al contempo i suoi sforzi nel campo della sostenibilità. Nel 2015 ha avviato una partnership con Spiber, con la missione condivisa di ridurre l'impatto dell'industria della moda sull'ambiente con soluzioni biobased innovative e ha lanciato la fibra Brewed Protein, un biopolimero prodotto attraverso un processo di fermentazione microbica che utilizza materiali vegetali, realizzando il primo capo di maglieria al mondo con questa tecnologia.

Ma, come si è detto, l'eredità di Goldwin esiste e vive nel presente: la filosofia stessa del marchio si basa sul progresso continuo, sul guardare al passato senza mai soffermarvisi troppo. Con la vasta esperienza nello sviluppo dell'abbigliamento da sci high tech e performance, Goldwin ha iniziato a creare una collezione completa outdoor, lifestyle e atletica, fondendo le tecnologie di produzione più avanzate con il design pulito e minimale tipico del Giappone, l'attenzione ai dettagli e le elevatissime prestazioni. Nel 2017 è stato istituito a Toyama il laboratorio di ricerca e sviluppo Goldwin Tech Lab, per rafforzare e promuovere la capacità di innovazione tecnologica, dove molti dei capi Goldwin sono sviluppati e testati per soddisfare i più alti standard di eccellenza. In altre parole, per descrivere la storia del brand oggi non bisogna guardare ai dati ma ascoltare la voce viva di chi lo usa. Per questo, giusto in tempo per l'Earth Day, abbiamo chiesto a Samuel Trotman, in arte @samutaro, a Luca Santeramo e a Willy Iffland di descriverci, in parole proprie, l’heritage e la cultura di Goldwin.

Samuel Trotman (@samutaro)

Il 2019 e il 2020 sono stati due anni in cui è esploso il trend gorpcore. Qual è stato il suo ruolo nella moda?

Il gorpcore è apparso la prima volta già nel 2017 e ha continuato a diventare sempre più popolare negli ultimi due anni. In sostanza, le persone cercano abiti funzionali da indossare sia in città che all’aperto, nella natura. Questo momento è stato un'enorme opportunità per marchi storici come The North Face, Patagonia, Salomon e Arc'teryx per raggiungere un nuovo pubblico, ma anche i marchi di moda hanno speculato sul trend con look di ispirazione tecnica e collaborazioni con questi marchi iconici.

Pensi che la riscoperta degli heritage brand e del design vintage che ha avuto luogo con il gorpcore abbia portato più attenzione alla moda?

Di sicuro, penso che il gorpcore abbia portato i consumatori a ricercare capi durevoli e di qualità, in grado di resistere nel tempo e semplificare con la loro performance la vita di tutti i giorni. Gilet in pile, giacche puffer giganti, giacche e accessori impermeabili, elementi in velcro, sandali, abbigliamento outdoor utile e indossato senza ironia... l'elenco continua. È stato interessante vedere come l'uniforme un po’ goffa dei papà di mezzo mondo diventare il pilastro dello stile di oggi. Ora è normale vedere qualcuno come Frank Ocean arrivare in fashion week con addosso una giacca Mammut e un berretto di Arc'teryx.

Quando hai scoperto Goldwin per la prima volta e cosa ti ha colpito di più?

Penso che la prima volta che ho scoperto Goldwin sia stata tramite la sezione I Go Out di Pitti Uomo a Firenze, che è un'area dedicata allo stile outdoor e all'influenza dell'abbigliamento tecnico nel mercato del menswear. Ciò che mi ha colpito di più è il modo in cui integrano il design tecnico con lo stile di vita quotidiano. I loro tessuti sono abbastanza funzionali da resistere a climi estremi, ma sembrano abbastanza eleganti da poterli indossare in giro per la città. Penso che oggi i consumatori chiedono di più dai loro capi e vogliono che siano in grado di poterli portare in diversi ambienti poiché siamo costantemente in movimento.

In che modo il marchio ha raggiunto il suo attuale status di culto?

Penso che con una storia così lunga nello ski-wear e nell'abbigliamento tecnico, Goldwin sia sempre rimasto molto progressista nel campo dell’atletica con il suo impegno nello sviluppo di tessuti innovativi. Il brand si dedica davvero a rendere possibili i migliori capi tecnici con le tecnologie di produzione più avanzate oggi disponibili, ma sanno anche applicarlo alle collezioni lifestyle, in un’estetica pulita e minimalista - che è poi ciò che molti amano del design giapponese. I loro prodotti sono elevati e aspirazionali e offrono un punto di vista unico rispetto marchi americani sul mercato, motivo per cui penso che Goldwin stia diventando così popolare in questo momento.

Samuel indossa la Goldwin Rip-stop Light Jacket.

Luca Santeramo (@sante)

Cosa ti affascina maggiormente dell’estetica techwear?

Il comfort, lo stile, l’estetica, la leggerezza. È come indossare uno strato in più senza sentirlo nemmeno. Sarò sincero, sono nuovo in questo mondo techwear, ma non vedo l’ora di sfruttarlo perché mi trovo benissimo.

Come interpreti l’outdoor urbano nel tuo stile personale?

Come vedi in queste foto, cerco di bilanciare l’outfit rispetto alla zona milanese in cui voglio realizzare il mio contenuto, oppure scegliendo gli item in base al dove devo andare. Quello che mi interessa è creare sintonia tra il fit e il luogo circostante.

Quale item della collezione SS21 di Goldwin hai scelto e perchè?

Ho scelto GORE-TEX Spur Mountain Jacket nella colorazione beige. Adoro la costruzione e soprattutto i toni della terra, l’ho giá indossato una decina di volte. Direi di essere molto felice della scelta che ho fatto, la rifarei altre 100 volte. Ma ogni tanto mi ritrovo a pensare anche alla colorway nera.

Luca indossa la Goldwin GORE-TEX Spur Moutain JK.

Willy Iffland (@willy)

Cosa ti affascina maggiormente dell’estetica techwear?

A essere onesto devo dire di aver ignorato il trend negli ultimi anni, anche se mi sono reso conto del suo immenso potenziale solo di recente. In breve, mi piace quando funzionalità ed estetica si incontrano ed è il motivo per cui mi piace adesso uso molti capi outdoor nei miei outfit.

Come interpreti l’outdoor urbano nel tuo stile personale?

Uno stile urban outdoor è un buon mix di streetwear e funzionalità, ovviamente la location ha la sua importanza come anche il look più in generale. Il mio obiettivo è quello di creare uno styling e una foto che siano anche sorprendenti e insolite, per creare nuovi spunti.

Quale item della collezione SS21 di Goldwin hai scelto e perchè?

Sono un fan della Hooded Over Jacket perchè è un mix di tutto, di stile e di funzionalità. E la qualità è assolutamente fuori di testa.

Willy indossa la Goldwin Hooded Over Jacket e i One Tuck Tapered Stretch Twill Pants.

L
Il founder Tosaku Nishida