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Che cosa fa UNIQLO per la sostenibilità?

Le nuove strategie dell'impero dell'abbigliamento giapponese

Che cosa fa UNIQLO per la sostenibilità? Le nuove strategie dell'impero dell'abbigliamento giapponese

La sostenibilità è la buzzword del 2019. Mai come quest’anno i temi del cambiamento climatico e della produzione responsabile sono stati al centro del dibattito pubblico. Uno dei settori più accusati dagli ambientalisti è quello del fast fashion, il cui modello di produzione a oltranza di beni facilmente deperibili e inquinanti è uno dei principali responsabili della crisi ecologica in cui viviamo. Di conseguenza moltissimi brand di abbigliamento, sia nel campo del lusso che in quello del fast fashion, sono corsi ai ripari, implementando nuove strategie eco-friendly per rendere la propria produzione del tutto sostenibile. Nel campo del fast fashion, uno degli esempi più emblematici è quello di UNIQLO, l’impero dei capi basic giapponesi di alta qualità, che entro il 2020 si è ripromesso di apportare numerosi cambiamenti per evitare sprechi e minimizzare il proprio impatto ambientale sia sul livello della filiera che su quello della produzione.

Nel caso della produzione, il cambiamento più forte si ha avuto nella linea denim. È risaputo che servono fino ai 75 litri d’acqua per produrre un singolo paio di jeans. L’azienda è riuscita a ridurre del 90% quello spreco. Molti e importanti cambiamenti sono stati apportati anche sulla filiera. Come molti altri brand, anche UNIQLO ha deciso di adottare un sistema più rigoroso e trasparente per l’acquisizione di materiali di origine animale come lana e piume. L'obiettivo, da raggiungere entro l’anno prossimo, è creare piumini etici, la cui produzione rispetti le fonti animali da cui si approvvigiona. Tutti i partner dell’azienda dovranno seguire il Responsible Down Standard (RDS) uno standard internazionale ideato dalla no-profit Textile Exchange per garantire la piena trasparenza della catena di produzione e la tracciabilità delle piume acquistate. Oltre alla tracciabilità, l’RDS garantisce anche sulle condizioni di allevamento degli animali che non devono essere alimentati forzatamente e devono essere liberi all’interno delle strutture. Dal 2020 in poi, tutti i piumini Uniqlo saranno rigorosamente cruelty free.

 

Ulteriori sforzi per una produzione etica avvengono nel campo del cachemire. Sempre entro il 2020, l’azienda si è impegnata a selezionare solo fornitori etici i cui metodi di tosatura non violi i diritti degli animali. Molti allevatori, infatti, per ottenere la lana, ricorrono alla pratica del mulesing, che oltre al manto degli animali preleva anche parte della loro pelle - una pratica vietata in Nuova Zelanda dall'anno scorso e ancora utilizzata in Australia, anche se in mezzo a decennali controversie. La lana merino di UNIQLO viene invece raccolta in primavera, durante la stagione della muta, quando gli animali si liberano da sé, in maniera organica del proprio manto invernale. 

Tutti i materiali di UNIQLO LifeWear vogliono migliorare la vita di chi li indossa. Per fare questo non serve solo creare abiti pratici e di alta qualità, ma anche farlo in modo tale che l’ambiente naturale di cui tutti i clienti UNIQLO fanno parte sia rispettato.