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La casa de Papel’s Anatomy

Le ispirazioni dietro la nuova serie rivelazione di Netflix

La casa de Papel’s Anatomy  Le ispirazioni dietro la nuova serie rivelazione di Netflix

Un Professore geniale e metodico.

8 persone con la fedina penale sporca, poco da perdere e il nome in codice di una città.

5 mesi per pianificare e prepararsi al colpo.

67 ostaggi.

Un unico obiettivo: entrare alla Fabbrica Nacional de Moneda y Timbre di Madrid, stampare e portarsi a casa milioni di euro non registrati. 

Questi sono solo alcuni dei numeri di La casa de papel, la serie rivelazione di Netflix.

Prodotto inizialmente dalla spagnola Antena 3, lo show creato da Alex Pina ha trovato, grazie al passaparola e alla distribuzione internazionale del servizio streaming, un successo virale inaspettato. Tutto merito di un racconto costruito in maniera efficace che racchiude tutte le tecniche narrative giuste: flashback, ellissi temporali, analessi narrative e cliffhanger posizionati nei punti giusti e, soprattutto, a ogni fine episodio. Sono proprio questi espedienti a spingere lo spettatore a un binge-watching ossessivo.

E poi ci sono loro, i rapinatori con le tute rosse e le maschere di Salvador Dalì: Mosca, Tokyo, Berlino, Nairobi, Rio, Helsinki, Denver e Oslo.

Sono questi improbabili Robin Hood, ribelli all’attacco del sistema capitalistico che stampano denaro ex novo, non lo rubano a nessuno e non uccidono, guidati a distanza dalla brillante mente del Professore, a catalizzare l’attenzione con le loro caratteristiche, le loro azioni, gli amori, i dissensi, le debolezze, i passati ingombranti ed i sogni per il futuro.

Ognuno di loro apre una serie di finestre interattive su tutta una serie di tematiche che arricchiscono il plot originario, ampliando la serie oltre i soliti confini del classico heist movie.

In questi giorni è arrivata la conferma di una terza stagione, attesa per il 2019, state già fremendo?

 

Feel like: Salvador Dalì

 

Lo sanno tutti: i rapinatori della serie spagnola hanno maschere con il volto iconico di Salvador Dalí.

In molti si sono chiesti il perché la scelta sia caduta proprio sull’artista di Figueres e non su Picasso, Warhol o su chiunque altro. Alcune teorie sottolineano l’affinità tra l’irriverenza creativa dell’uomo e l’ardire di un colpo in banca, ma l’ipotesi più accreditata sembra un’altra e va ricercata nelle sue simpatie politiche.

Pare che in gioventù Dalí sia stato vicino al movimento comunista, poi crescendo si presentava come un rivoluzionario e negli anni ‘30 cominciò a manifestare interesse per i regimi fascisti, affronto che non gli fu perdonato dai suoi amici surrealisti. Al momento dello scoppio della guerra civile in Spagna Dalì scappò dal suo paese per rifugiarsi negli Stati Uniti, ma tornato nella sua Catalogna, fu vicino al regime franchista ed espresse spesso parole di ammirazione per Francisco Franco.

Mascherarsi col suo viso diventa così un modo per deridere ed esorcizzare la dittatura che ha imprigionato la Spagna per più di 30 anni. 

 

Dress like: utilitarian fashion (Prada, Ellery, Vetements)

 

La casa de Papel è incarnata da un unico capo d’abbigliamento: la tuta rossa.

Un indumento semplice, comodo, da lavoratore, declinato nel colore simbolo che classicamente denota la politica di sinistra, la resistenza, la rivoluzione.

La storia della tuta inizia nei primi anni del secolo scorso, indossata da sciatori, aviatori, paracadutisti, ma viene introdotta per l'uso quotidiano dall'artista italiano Thayat nel 1919.

La sua è una visione del capo come firma del proletariato, una dichiarazione antiborghese, ma anche un abito comodo e facile da indossare per le donne della classe operaia nelle fabbriche e nei campi. Poi arrivano Coco Chanel, Elsa Schiaparelli e tutti gli altri designer fino ai contemporanei Vetements, Prada, Ellery o Calvin Klein, trasformando la tuta e il workwear nell'epitome del glamour rilassato e disinvolto.

Una curiosità sullo stile di Tokyo, uno dei protagonisti più amati della serie spagnola: l'outfit del personaggio interpretato da Ursula Corberó è ispirato a Mathilda, l’iconica ragazzina del film Léon

 

Think like: “La rapina in banca. Storia. Teoria. Pratica” by Klaus Schönberger 

 

La casa de Papel è la storia di una finta rapina, ma quelle racchiuse all’interno del libro di Klaus Schönberger sono vere, fatte da professionisti del furto con scasso, criminali incalliti, ma anche da anziane signore che vogliono arrotondare la pensione.

Sono le vicende memorabili di Dillinger e di Bonnie & Clyde, dei Tupamaros, di Patty Hearst, Horst Fantazzini, la Banda Bonnot… e tanti altri.

Le pagine raccontano di casseforti ripulite, diligenze assaltate, banche svaligiate, furgoni portavalori distrutti, sistemi di sicurezza e allarmi, vie di fuga e nascondigli.

Leggerlo potrebbe farvi trovare la risposta al famoso quesito di Bertold Brecht “È più criminale fondare una banca o rapinare una banca?”.

 

Sound like: “Bella Ciao” Modena City Ramblers version

 

“La vita del Professore girava intorno ad un’unica idea: la resistenza. Suo nonno, che si unì ai partigiani per sconfiggere il fascismo in Italia, gli aveva insegnato questa canzone. Lui la insegnò a noi”.

Come trasformare l’inno della Resistenza italiana al fascismo nella colonna sonora della serie tv più chiacchierata di questi ultimi mesi e, quindi, in un fenomeno virale.

Se avete visto La casa di carta lo sapete: se c’è una canzone che incarna lo spirito dello show spagnolo, questa è Bella Ciao.

"È una canzone che ha sempre fatto parte della colonna sonora della mia vita" - spiega Alex Pina, creatore del progetto televisivo - "una canzone che mi ricorda l'infanzia e che tutto il mondo conosce, un inno alla resistenza come la stessa serie è, finché c'è resistenza c'è speranza anche se non hanno la più pallida idea se riusciranno a uscire da lì".

È il sottofondo di diverse scene e viene intonata come un canto di battaglia sia dal Professore e da Berlino sia, nel finale, dall’intero gruppo di rapinatori.

La scelta della celebre canzone popolare partigiana è un chiaro modo per sottolineare che la serie spagnola non è la storia di una rapina, ma di ribellione, rivincita, resistenza.

È una critica al sistema economico attuale e alle scelte che penalizzano le persone per favorire gli istituti bancari.

Se, invece, vi state chiedendo quale sia la canzone che introduce ogni puntata di La casa de Papel, la risposta è My life is going on di Cecilia Krull.

 

Taste like: Paella

 

Love like: the binge-watching attitude

 

Un po’ Tarantino, un po’ Inside man di Spike Lee, un po’ Breaking Bad, La casa de Papel non racconta nulla di nuovo, né è lo show più cool e migliore mai realizzato, ma resta un buon prodotto, capace di catalizzare l’attenzione dello spettatore.

È il necessario binge-watching, alimentato da colpi di scena a gettito continuo, l’ingrediente segreto che rende questa serie tv un successo virale.