Cosa fare davanti a 20 milioni di dollari? "The Rip: Soldi" sporchi è la risposta Matt Damon e Ben Affleck tornano insieme per un crime-poliziesco targato Netflix

C’è un filone nei polizieschi ed è quello degli sbirri corrotti. Si può stare pur certi che, in queste storie, prima o poi uno dei pochi personaggi che popolano il film si rivelerà un voltagabbana. Questo non limita il genere, ma sicuramente le direttive: la storia deve perciò compensare lì dove l’ovvietà è dietro l’angolo e puntare sul fattore di coinvolgimento invece di ricercare l’effetto sorpresa. È ciò che ha provato a fare The Rip - Soldi sporchi, nuovo originale di Netflix.

Un film in cui torna un Matt Damon molto lontano dai gloriosi tempi di The Departed - Il bene e il male, l’opera di Martin Scorsese che più di tutte mostra cosa e come muoversi all’interno di un genere così codificato. Un titolo scritto e diretto da Joe Carnahan, la cui filmografia viaggia tra i crime e i thriller più testosteronici, il cui coefficiente è molto alto anche in questo caso, ma la scelta di una buona squadra e lo smussamento di alcuni aspetti che avrebbero potuto appesantire l’opera rendono The Rip un’opzione abbastanza valida per passare una serata sulla piattaforma. 

Immancabile al fianco di Damon è il compare Ben Affleck, per il terzo anno di seguito di ritorno nel poliziesco dopo l’Hypnotic del 2023 di Robert Rodriguez e la ripresa del personaggio di Christian Wolff nel seguito The Accountant 2 di Gavin O’Connor nel 2025. La coppia è un duo ben oliato dove alla presenza massiccia (anche in termini di recitazione) di Affleck va a compensare l’abilità più sfumata del collega e amico Damon. Ma è soprattutto interessante vedere come vorticano attorno a loro volti come Teyana Taylor, reduce dalla vittoria del Golden Globe per Una battaglia dopo l’altra e proiettata verso il possibile Oscar, e lo Steven Yeun il cui portfolio va dalla presenza in titoli mainstream come la serie tv The Walking Dead all’esplorazione del cinema d’autore con film quali Burning di Lee Chang-dong. 

I pochi personaggi che articolano la storia si ritrovano all’interno di una casa nel bel mezzo di un sequestro in cui sono in ballo molti soldi - più di quanti erano stati previsti. Un bottino da venti milioni di cui, se ne scomparissero alcuni, non se ne accorgerebbe nessuno. È su questo principio di lealtà e di rispetto verso il proprio lavoro su cui si basa il dilemma morale di The Rip - Soldi sporchi. Che non viene approfondito o sviscerato, che non porta i personaggi a riflessioni sulla condizione sociale e umana dettata dal loro stato economico. La quantità di denaro con cui i protagonisti si ritrovano ad avere a che fare è solamente il grimaldello per aprire alla strada dall’intrattenimento, per costruire sotterfugi e sospetti su cui devono interrogarsi i protagonisti e gli spettatori stessi, cercando di risolvere il caso a propria volta mentre sono seduti sul divano.

The Rip svolge a sufficienza il proprio compito. La squadra di poliziotti è coesa, i vari risvolti trovano ogni volta una spiegazione e l’ambiguità su chi sono i buoni e chi sono i cattivi, anche quando diventa più palese, rimane comunque concorde con l’animo del film, che prosegue liscio e diretto fino alla risoluzione. In alcuni momenti le performance possono risultare caricate, altre volte lo sono le scene stesse (pessimo il prologo iniziale e i suoi tagli di montaggio, il quale aveva fatto temere al peggio), ma in conclusione ogni cosa torna al proprio posto, con i traditori da una parte e chi cerca di mantenere un proprio codice d’onore dall’altra, anche nella disperazione. Un’opera su cosa siamo disposti a diventare (e cosa no) quando ci si trova di fronte a una cifra che potrebbe cambiarti la vita. Sempre perché la vera ricchezza è quella che abbiamo dentro, anche se quando si è di fronte a venti milioni di dollari è facile dimenticarsene.