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Cina vs Hip-Hop: bandito da tutti i programmi tv e online

L’obiettivo del presidente cinese è eliminare ogni possibile esempio “deviante”

Cina vs Hip-Hop: bandito da tutti i programmi tv e online L’obiettivo del presidente cinese è eliminare ogni possibile esempio “deviante”

Come rendere l’industria dell’entertainament un'emanazione dei “valori socialisti in modo vivido e brillante”?
Secondo il presidente cinese Xi Jinping la risposta è eliminare ogni possibile esempio "deviante".

Così, dopo giochi online, arti performative e piattaforme di live streaming, ha deciso di bandire da tutti i programmi tv e online "attori con tatuaggi, cultura hip hop, sottoculture e culture decadenti".

La State Administration of Press, Publication, Radio, Film and Television (il ramo del Consiglio di Stato incaricato di amministrare i vari canali mediatici) ha decretato: 

"Ogni programmazione dovrà, perciò, attenersi alle seguenti regole:

1) Assolutamente non usare artisti il cui cuore e morale non sono allineati con il partito e la cui moralità non è nobile.

2) Assolutamente non usare artisti volgari, osceni e senza gusto.

3) Assolutamente non usare artisti senza classe o il cui livello ideologico è basso.

4) Assolutamente non usare artisti con alle spalle macchie, scandali e problemi di integrità morale".

Le prime teste a cadere sono state quelle del rapper GAI, espulso dal programma “The Singer”; Vava, icona del rap femminile, rimossa dal varietà “Happy Camp”; l’artista underground Triple H scomparso dal web; PG One, uno dei due vincitori del reality show “The rap of China”, obbligato a scusarsi per aver usato la parola "bitch" in "Christmas Eve", una sua canzone del 2015.

Da quando lo scorso anno l’hip hop cinese è diventato un fenomeno mainstream, anche grazie proprio a “The rap of China” che ha fatto conoscere il genere musicale a un pubblico di milioni di persone, lo scontro con l’establishment del partito è diventato inevitabile.

Il governo cinese, infatti, identifica l'hip hop come parte di una "cultura decadente", "demotivante", "intrinsecamente immorale", accusata di essere troppo legata alle figure del “gangsta” rap nord americano con testi che promuovono l’uso di droga e mancano di rispetto alle donne. Secondo il presidente Xi, sempre più preoccupato dall'influenza occidentale, i creativi cinesi dovrebbero, invece, "riflettere lo spirito della cultura cinese".

Se per il Global Times gli eventi degli ultimi giorni gettano ombre sul futuro del rap nello stato asiatico, definito uno strumento per esprimere rabbia, miseria e lamentele” e pertanto non adatto a prosperare in Cina, HARIKIRI, un produttore britannico di hip hop con base a Chengdu, è di diversa opinione. Per il prodotture: “essere banditi dalla TV non impedisce alle persone di conoscere l'hip hop, o di trovarlo se sanno come scavare per farlo”.
Come lui, molti ritengono che il genere continuerà a crescere e la censura possa avere l’effetto di liberare e ispirare alcune persone.

Chi avrà ragione?

 

cover image GAI via The National