Presto ci sarà la ZTL sulle Dolomiti Per salvaguardare l’area dall’overtourism

L’anno scorso si è parlato così tanto di overtourism che il termine è finito nella nostra classifica delle parole più influenti del 2025. Un fenomeno che ha colpito moltissime nazioni, dalla Spagna fino al Giappone, anche se l’Italia ha sentito un peso ancora più forte rispetto ai livelli normali. Per cercare quantomeno di frenare gli impatti negativi del turismo di massa, le città più visitate d’Italia, Venezia e Roma, hanno introdotto sistemi di “tassazione”: biglietti per entrare in città (come nel caso della Serenissima) o per vedere monumenti che in precedenza erano aperti al pubblico, per esempio la Fontana di Trevi.

Negli anni scorsi, invece, in Costiera Amalfitana aveva adottato la circolazione a targhe alterne per cercare di migliorare le condizioni del traffico durante l’alta stagione - anche se il passaggio restava aperto a tutti coloro che avevano prenotazioni presso lidi, ristoranti o alberghi, quindi non aveva effettivamente aiutato.

La nuova mossa contro il turismo di massa adesso arriva dalle Dolomiti: secondo una nuova ordinanza, a partire da settembre 2026 verrà avviata una zona di traffico limitata tra i Comuni di Val Gardena e Val Badia, dove potranno passare solo 150 auto al giorno tramite prenotazione online.

La nuova ZTL delle Dolomiti

@jayteylee My final day of skiing in the Dolomites!!! To send it off with a bang, we decided to have a crack at the Sellaronda ski circuit which connects four main areas, Val Gardena, Alta Badia, Arabba and Val di Fassa. The sheer size of this circuit was mind blowing and it was surreal being able to ski into different valleys and villages the whole day! Not only that but the views were absolutely insane, especially when the clouds decided to clear out revealing the most gorgeous mountains #skiing #vlog #dolomites #travel original sound - jayteylee

Se sulla carta l’obiettivo è ridurre traffico e inquinamento, nella pratica la misura segna un cambio di paradigma ancora più evidente: non si tratta più soltanto di limitare i flussi, ma di decidere chi può accedere a un paesaggio che fino a oggi è stato percepito come pubblico. La sperimentazione prevista dal 2026 punta proprio a questo, trasformando uno dei passi principali delle Dolomiti in un accesso regolato, quasi contingentato, con una logica più vicina a quella delle grandi città che a quella della montagna.

Per anni il turismo nelle Dolomiti ha vissuto di un equilibrio fragile tra accessibilità totale e sostenibilità, un equilibrio che con gli oltre 10 mila passaggi giornalieri in alta stagione è ormai saltato.  Allo stesso tempo, però, il sistema delle prenotazioni e delle eccezioni rischia di ridefinire il concetto stesso di turismo alpino, spostandolo verso una dimensione più selettiva.

Come riporta il Corriere della Sera, il presidente dell’Alpenverein vede nella ZTL un primo passo necessario, mentre Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige, teme una progressiva esclusione. La sensazione è che le Dolomiti stiano diventando un laboratorio per un modello che potrebbe presto essere replicato altrove, così da rendere l’area sempre più volta alle élite e non al pubblico. 

Era questo il messaggio di Milano-Cortina 2026?

La vita alpina è stata al centro della conversazione dell’ultimo anno, grazie soprattutto alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. I giochi si sono sviluppati su un grandissimo ossimoro: aprire la montagna a tutti, danneggiando la vita quotidiana degli abitanti dei territori usati per le prime Olimpiadi diffuse. Un problema che era stato sottolineato già da Beatrice Citterio, la creatrice del progetto Giochi Preziosi.

In un’intervista esclusiva per nss magazine, Citterio aveva già sollevato le problematiche delle Olimpiadi sull’overtourism: «I luoghi dei picchi vengono così pubblicizzati in modo verticale, (..) Questa pressione sui territori non tiene però conto di cosa significhi per un paese far fronte a un’impennata di presenze di questo tipo: nel breve termine per la gestione delle risorse (acqua, elettricità, fognature) e della mobilità; nel lungo termine per una struttura economica sempre più dipendente da finanziamenti pubblici e da un clima di cui sappiamo già la direzione». 

Allo stesso tempo, la soluzione non sembra essere quella di chiudere un intero passaggio di Dolomiti al pubblico, anzi, porterebbe ancora più traffico nelle zone limitrofe. E soprattutto, in un anno in cui gli sport di montagna hanno ricevuto così tanta attenzione, è giusto che i comuni si chiudano a sé?