Cronache di un viaggio nel Kongoverse A Londra ci sono mille modi di farti vedere la street art: il più curioso, probabilmente, è da dentro una Rolls-Royce

Sono partito giovedì mattina da Milano, e al mio arrivo a Londra, mi attendeva una Rolls-Royce Ghost Black Badge: esterni in Black Diamond e Imperial Jade Green, interni neri con accenti bianchi. A bordo ho potuto provare in prima persona il famigerato Magic Carpet Ride sotto un cielo stellato, nello specifico lo stesso che potrei ammirare in una notte limpida nel cielo di Goodwood, sede di Rolls-Royce.

Prima tappa: un tour guidato fra Shoreditch e Brick Lane in compagnia di un'esperta di street art locale, che mi ha portato sotto i muri firmati dagli artisti più riconoscibili della scena londinese contemporanea, ma anche quelli più famosi e universalmente conosciuti, fino ad arrivare nella location designata per l’unveiling.

L'auto è stata introdotta da tre voci: Cyril Kongo, l'artista; Domagoj Dukec, Director of Design di Rolls-Royce Motor Cars; Phil Fabre de la Grange, Head of Bespoke. Davanti a noi, una sola delle cinque Black Badge Cullinan by Cyril Kongo: cinque commissioni private. È stata un'occasione unica per vederne una, perché le altre quattro erano già in viaggio verso i collezionisti che le hanno commissionate.

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Vale la pena fermarsi un momento sull'artista. Cyril Phan, in arte Kongo, nasce a Tolosa nel 1969 da madre francese e padre vietnamita. Cresce fra il Vietnam e l'ex Congo francese, da cui il nome d’arte, e nel 1986 comincia a dipingere muri a Parigi. Tre anni dopo entra nella leggendaria crew MAC, una delle prime della scena europea. Nei primi anni Duemila fonda il Kosmopolite Art Tour, il primo festival internazionale di graffiti in Francia, e progressivamente si sposta dallo spazio pubblico alla tela, mantenendo intatto il linguaggio: lettering esplosivi, colore, gesto rapido, una calligrafia urbana che è insieme caos e composizione.

Dal 2011 il suo nome entra nei circuiti del lusso più rigorosi. Per Hermès firma un carré di seta. Con Daum crea una bomboletta in pâte de verre, la lattina spray traslocata nel vetro soffiato. Per Richard Mille dipinge a mano ogni esemplare dell'orologio tourbillon RM 68-01 "Graffiti". Per La Cornue decora un'edizione limitata di cucine deluxe. Per Chanel, su invito di Karl Lagerfeld, contribuisce alla collezione Métiers d'Art. E nel 2021 firma gli interni del business jet Airbus ACJ TwoTwenty. Una sua frase, oggi citata ovunque, riassume la coerenza di un percorso che sembra contraddittorio: «Non collaboro con i marchi. Collaboro con il savoir-faire.»

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Black Badge indica la versione più potente e meno Rolls-Royce nel senso stretto delle sensazioni: viene ridotto il materiale fonoassorbente e il motore viene reso leggermente più potente, come se ce ne fosse bisogno, visto che Rolls-Royce equipaggia solo V12 da 6,75 litri. Esiste dal 2016, nasce con la Black Badge Ghost e quest'anno festeggia dieci anni.

Per sei mesi, prima ancora che la produzione iniziasse, Cyril Phan è stato accolto a Goodwood, sede del marchio, come membro a tutti gli effetti del Bespoke Collective. Non è stata una commessa esterna firmata a distanza: è stata co-creazione vera, gomito a gomito con designer, artigiani e ingegneri. Settanta colori preparati appositamente per lui; diciannove pannelli di legno laccati di nero e poi aerografati direttamente dalla sua mano; il celebre Starlight Headliner dipinto e poi punteggiato da 1.344 punti luce, posizionati uno per uno dall'artista stesso. Otto di quei punti sono stelle cadenti — e una di esse, per la prima volta nella storia del marchio, attraversa per intero il soffitto della cabina, da un'estremità all'altra.

Su queste limitatissime Cullinan compaiono altre due "prime volte" che, per chi conosce il rigore stilistico di Rolls-Royce, pesano molto. La Gradient Coachline, la linea decorativa lungo la fiancata, da sempre monocroma, qui sfuma: a sinistra dal Phoenix Red al Forge Yellow, a destra dal Mandarin al Turchese. E dietro ogni cerchio da 23 pollici si nasconde una pinza freno di un colore diverso. Quattro tinte distinte, in dialogo con le quattro zone cromatiche interne, perché anche l'abitacolo, per la prima volta, è suddiviso in quattro mondi: uno per il guidatore, uno per il passeggero anteriore, due dietro.

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Kongo ha portato dentro la macchina il suo universo personale, che chiama Kongoverse: pianeti immaginari, formule matematiche, atomi, costellazioni che non esistono in nessun cielo. Suo fratello è un fisico, e nelle volute del soffitto si nascondono equazioni vere accanto a stelle inventate. È la traduzione visiva di un dialogo familiare diventato linguaggio artistico.

La Black Badge Cullinan by Cyril Kongo si colloca esattamente in quel crocevia tra lusso storico e cultura contemporanea, manifattura inglese e un linguaggio nato sotto i ponti di Parigi. La mattina dopo, sempre a bordo della Ghost Black Badge, sono tornato verso l’aeroporto che mi avrebbe riportato a Milano. Pensavo che qualcuno, da qualche parte nel mondo, da oggi possiede una Cullinan uguale e diversa dalle altre quattro e che, forse, non verranno mai più parcheggiate una accanto all'altra.

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