Fendi salterà di nuovo la Milan Fashion Week Men’s Il brand ha preferito sfilare a settembre con un nuovo show co-ed

La moda, di questi tempi, è piena di strani misteri. La nomina di Jonathan Anderson da Dior, ad esempio, priva di un preciso titolo e avvenuta a metà, senza l’addio di Maria Grazia Chiuri che molti si aspettavano che adesso si dice arriverà dopo lo show romano del brand. Oppure, come nel caso di Fendi: tutti i bookmaker davano Silvia Venturini Fendi in uscita a favore di un nuovo direttore creativo che sarebbe dovuto diventare la guida del brand – le voci dicevano che avrebbe dovuto trattarsi di Pierpaolo Piccioli, ma ancora non abbiamo conferme. Eppure la cosa non è avvenuta, anzi. Il brand ha annunciato ieri pomeriggio che, dopo l’ottimo show del centenario visto alla scorsa Milano Fashion Week Woman’s, replicherà con un nuovo show co-ed che si svolgerà ancora una volta sotto la guida di Silvia Venturini Fendi. Chi legge non fraintenda: Silvia Venturini Fendi è una brillante designer di menswear, una geniale designer di accessori e pure il womanswear che abbiamo visto la scorsa stagione è stato molto apprezzato. Tanto più che con la presenza della figlia, Delfina Delettrez Fendi, che rappresenta la quarta generazione consecutiva a occuparsi del brand, gli affari sono rimasti in famiglia. Non di meno non si può fare a meno di chiedersi se non ci siano stati dei ritardi o dei cambi di rotta rispetto a un cambio creativo che, per quello che riguarda un po’ l’intera critica e pubblica, potrebbe tranquillamente non avvenire. Ad ogni modo, sia come sia, rimane una certezza al netto di tutto: dopo Zegna, la Milan Fashion Week Men’s di giugno ha perso un altro grande nome per questa stagione – il che ci fa presumere un’edizione alquanto sgonfia per quello che riguarda i grandi brand italiani.

In effetti, facendo qualche conto, gli show dei grandi brand che ci aspettano a giugno saranno quelli di Prada, di Dolce&Gabbana e i doppi show di Giorgio Armani e di Emporio Armani, oltre a classici indie della programmazione come MSGM e Sunnei. Non esistendo un calendario ufficiale, comunque, possiamo solo sapere che due illustri invitati alla festa non saranno presenti – questo non significa che la festa sarà noiosa, ma sicuramente sarà più piccola. Non è un mistero che già dallo scorso gennaio diversi brand abbiano preferito per compattare i propri show in un più agile (e relativamente economico) formato co-ed andando a ingrossare le fila della Milan Fashion Week Women’s. Sembrerebbe ormai avviato un processo di “sifonamento” che vede i grandi brand globali aggregarsi all’edizione più massiccia e mediaticamente rilevante della fashion week femminile, andando progressivamente a impoverire un calendario maschile che, se dovesse perdere di rilevanza, potrebbe iniziare a diventare come la London Design Week Men’s, rimpicciolitasi al punto da non essere più rilevante o economicamente sostenibile per i brand locali e trasformatasi in un semplice showroom che presenterà collettivamente durante la Paris Fashion Week. 

Il che potrebbe essere interpretato come un progressivo adeguamento della moda ai nuovi volumi di vendita del mercato, e dunque come quel tipo di rallentamento e ridimensionamento di cui l’industria aveva bisogno, oppure come una nuova tappa di quel lento disfacimento che sta interessando il classico sistema delle fashion week. Se New York e Londra sono in relativa decadenza come grandi capitali della moda, oggi anche le fashion week di Parigi e Milano rivaleggiano con le edizioni “locali” di Shanghai e Copenhagen, mentre sempre più semplici presentazioni sono in grado di attirare più attenzione organica da parte delle fashion communities dei grandi brand più “bolliti”, oppure si trasformano in vere e proprie sfilate ufficiose. Un altro fenomeno che vediamo a Milano (e nel caso dell’uomo) è un flusso di brand stranieri e spesso mai sentiti prima che, forti del denaro dei loro ricchi investitori, presentano show anche di tutto rispetto che però poco o nulla apportano allo spessore collettivo della scena del design milanese – non tanto per la qualità dei design, spesso buona, quanto perché questi brand esistono e lavorano altrove e usano Milano più come un temporaneo palcoscenico che una vera e propria casa. E infatti, forse, la cosa migliore di una fashion week maschile priva di grandi nomi è che il calendario sa ancora dare spazio alle nuove ed eccitanti voci del design milanese come Federico Cina, Magliano o Mordecai.

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