
Cosa ci è piaciuto e cosa non ci è piaciuto del finale di "Stranger Things 5" Nel salutare la cittadina di Hawkins, un’analisi sulla puntata conclusiva del fenomeno Netflix
La puntata finale dell’ultima stagione di Stranger Things su Netflix dura due ore. Non ci sarebbe nulla di male, se gli episodi che l’hanno preceduta non fossero altrettanto lunghi pur utilizzando la metà del tempo, ma la durata stessa è un elemento cruciale di questa stagione. Sarà doloroso lasciare andare una storia così travolgente come è stata (alcuni diranno: solamente all’inizio) quella creata dai fratelli Duffer, perciò è giusto concedersi un momento di tenerezza a seguito dell’inevitabile scontro finale con Vecna, cercando di chiudere ciascuno degli archi narrativi.
Proprio quando gli showrunner cercano di fare del bene, mostrano come in realtà abbiano danneggiato la quinta stagione perdendosi in lungaggini. Un riscontro avuto già nella prima e seconda parte, rilasciate da fine novembre 2025 fino al primo giorno del 2026, risentendo di questo scaglionamento in cui i fan hanno avuto tutto il tempo di dire la loro anche e soprattutto quando non erano soddisfatti. Si è lasciato troppo in ballo, soprattutto quando, dopo i primi episodi di Stranger Things 5, si aveva la sensazione che la storia non andava da nessuna parte, riservando alla puntata finale un tempo che, ancora una volta, si dilata più per compiacere la serie stessa che per dovere di storytelling.
The cast of #StrangerThings5 watching the series finale. pic.twitter.com/X4np1bNByZ
— Stranger Things Spoilers (@SThingsSpoilers) December 31, 2025
Ciò non toglie che dover salutare Undi, Mike, Lucas, Will, Dustin e Max non sia facile e che la sequenza finale sia in grado di riconciliarci con il ricordo del perché abbiamo amato dal primo istante Stranger Things. Uno show che continuerà ad avere, che lo ammettiamo o meno, un posticino nel nostro cuore - figurarsi nel tessuto seriale e culturale che ha cucito in questi dieci anni. Con una prima parte promettente e una seconda claudicante, la serie arriva ad un ultimo episodio che sembra una fusione tra ciò che è andato bene e ciò che andato male di tutta la stagione, in una continua lotta intestina dove al desiderio di dedicare una chiusura dignitosa alla serie i Duffer hanno combinato il loro non voler rinunciare nemmeno ad una singola idea pensata per il racconto.
stranger things really was the first thing that i stayed with start to finish and i think that’s why it ending is really crushing me…i was 12 when i first watched it and growing up alongside the cast was such a huge part of my preteen years i feel like I’m mourning my childhood pic.twitter.com/8GykHMx4ij
— hail (@holmesbury) December 31, 2025
Della quinta stagione resteranno di certo le intuizioni più introspettive, sebbene (e paradossalmente, visto ciò che abbiamo detto sulla scrittura dello show) non largamente esplorate. Stranger Things 5 ha infatti affrontato l’incidenza dei traumi che affliggono le persone e le loro dirette conseguenze, dalla connessione di Will con Vecna alla rete di ricordi che fanno viaggiare attraverso la mente della gente. Se il coming out del personaggio di Noah Schnapp è un’arma contro il villain, perché il giovane fa in modo che il suo non sia più un segreto da poter usare contro di lui, per Henry la memoria, quel pertugio nascosto nella roccia in particolare, è un evento canonico che lo cambierà per sempre e di cui si porta dietro il dolore e gli strascichi nel suo trasformarsi in Vecna.
È su come si cresce e ci si unisce che Stranger Things richiama l’It di Stephen King, pur in toni meno pulsanti. È il legame di cui ci parlano Steve, Nancy, Jonathan e Robin e che li rende consapevoli, in quel passaggio tra adolescenza e vita adulta, che con altri non potrà mai essere lo stesso, né che si tratti di amore né di amicizia. Ci sono eventi che ti segnano e ti incatenano agli altri per sempre, come accaduto al quartetto (e al resto dei personaggi), da cui si dovrà perciò cercare di trarre, seppur con difficoltà, il meglio.
@st4rryr4e That ending was genuinely so bad #strangerthings #strangerthings5 #byler #mileven #strangerthingsedit Never Forgive Me, Never Forget Me - Avith Ortega & Akira Yamaoka
E dunque eccoci arrivati allo scontro definitivo, alla ricerca del Mind Flayer, alla prova della sinergia del gruppo di giovanissimi aiutati da un team sempre più gremito di gente. Restano però aperte anche delle domande a cui i Duffer hanno detto risponderanno con spin-off dedicati (vedi la pietra che trova Henry) e con quel fremito - un po’ alla Will che ha i brividi dietro al collo - che ci fa pensare che qualcuno, magari tra dieci o vent’anni, crederà che sia una buona idea rimettere insieme la squadra e imbarcarsi in qualche altra avventura.
Per adesso, però, la campagna è finita e una porta si è chiusa. Restano le risate di chi ha giocato insieme ai protagonisti, lasciando spazio a nuovi partecipanti. Un finale che sia ai personaggi che al pubblico chiede solo una cosa: di riuscire a credere. Sta ad ogni spettatore scegliere se farlo oppure no e, in tale decisione, è racchiuso tutto ciò che per ognuno di noi può rappresentare e può aver rappresentato un fenomeno mondiale come Stranger Things.












































