È stato firmato un nuovo patto per la formazione nella moda L’Italia è finalmente pronta ad investire nella formazione di aspiranti professionisti

La Moda, nell’ambito della formazione, non ha sempre ricevuto l’attenzione dovuta in termini di investimenti e qualità dell’insegnamento, ma qualcosa sta cambiando. Il patto per la formazione moda, un’iniziativa che potrebbe ridefinire la moda come disciplina da studiare e su cui investire formando giovani più preparati al mondo del lavoro, è stato firmato ieri in occasione dell'inaugurazione di Micam e Mipel presso i padiglioni di Fiera Milano.

Ma vediamo di cosa si tratta. 

Il nuovo patto per la formazione   

L’inaugurazione di MICAM, la fiera internazionale dedicata alle calzature, e di MIPEL, la fiera dedicata alla pelletteria e agli accessori, è stata coronata dalla firma di un protocollo di intesa tra il MIM, Ministero dell’Istruzione e del Merito, e le due federazioni confindustriali che rappresentano il settore moda: Confindustria Moda per i comparti tessile e abbigliamento e Confindustria Accessori Moda per la filiera pelle.

Il protocollo si configura come un’occasione concreta per suggellare il legame tra formazione e industria: «Con questo protocollo, mettiamo in collegamento il know-how imprenditoriale con i saperi disciplinari. Creiamo un legame forte tra scuola e imprese per far sì che la formazione dei nostri giovani sia sempre più aderente alle necessità del mercato del lavoro. Ci sono poi altri temi fondamentali, dalla formazione dei docenti a carico delle imprese manifatturiere al monitoraggio dei risultati ottenuti», ha dichiarato Giuseppe Valditara a Milano Finanza. L’intesa segna il passaggio da una logica settoriale a una visione di sistema in cui scuola, formazione tecnica superiore e mondo delle imprese collaborano in modo strutturato per costruire competenze, innovazione e possibilità di occupazione lungo la filiera tecnico-professionale.

Come cambia la formazione

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Il Patto del 2021, firmato dal Ministero dell’Istruzione e Confindustria Moda, puntava soprattutto a rafforzare il collegamento tra scuole tecniche o professionali con le imprese della filiera per ridurre il gap tra formazione e lavoro. L’accordo aveva una durata triennale e una struttura principalmente collaborativa e progettuale. 

Invece, il Patto del 2026 firmato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito guidato da Giuseppe Valditara, amplia il raggio d’azione in chiave più strutturale e strategica, introducendo un rafforzamento sistemico della filiera formativa moda, con maggiore integrazione tra ITS, imprese e territori. Se il 2021 era un ponte scuola-impresa, il 2026 si configura come un piano di consolidamento industriale della formazione moda: «È un impegno concreto per dare ai giovani opportunità reali di occupabilità e per tutelare, innovandolo, il patrimonio manifatturiero che rende il Made in Italy un’eccellenza riconosciuta nel mondo» ha commentato Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda.

Inoltre, il nuovo patto mette a fuoco alcuni temi centrali nell’attuale industria della moda, come l’intelligenza artificiale, le tecnologie digitali, la sicurezza informatica e la protezione dei dati, con esplicito riferimento all’Agenda 2030 e agli obiettivi di sviluppo sostenibile. Tematiche che gli aspiranti lavoratori del settore devono avere ben presenti per potersi muovere agilmente e consapevolmente all’interno di un’industria attraversata da repentini cambiamenti. A questo si aggiunge un’impostazione internazionale, con azioni volte a favorire la formazione in Paesi extra UE di giovani che avranno poi la possibilità di inserirsi nel mercato italiano del lavoro.

La promessa di un futuro migliore

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«Il presente e il futuro della moda dipendono dalla capacità di formare e accompagnare i giovani verso professioni che richiedono conoscenze tecniche, digitali e artigianali sempre più integrate» ha aggiunto Giovanna Ceolini, a capo di Confindustria Accessori Moda. In tali termini, il patto si configura come un’opportunità concreta, che non garantisce nulla - siamo chiari - ma che sicuramente mette in moto meccanismi in grado di facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e nell’industria della moda.

Questo cambiamento potrebbe contribuire attivamente a ridurre il  "trauma" legato all'ingresso nel mondo lavorativo di figure giovani e inesperte, alle quali spesso non vengono forniti strumenti adeguati e sufficienti per destreggiarsi in un’industria dinamica ed esigente come quella della moda. Costituisce una promessa di cambiamento significativa: riconoscere finalmente alla moda, anche nel segmento della formazione, l’importanza e l’attenzione che merita.