"The Boroughs" ci insegna che si possono vivere delle avventure a qualsiasi età I produttori della serie su Netflix sono i Duffer Brothers di "Stranger Things"

Nel giro di qualche mese su Netflix sono arrivate ben tre serie in cui a comparire come produttori esecutivi ci sono i fratelli Duffer. La prima è stata Something Very Bad Is Going To Happen, miniserie non propriamente entusiasmante che si è immessa su una scia di opere in cui si poneva il pubblico in guardia rispetto al matrimonio - nello stesso periodo, infatti, uscivano anche The Drama e Finché morte non ci separi 2. La seconda è stata l’operazione animata Stranger Things - Storie dal 1985 che ha riportato direttamente i creatori e gli spettatori nell’universo che li ha resi famosi con una storia spin-off (ideata da Eric Robles) collocata tra ciò che abbiamo visto accadere tra la seconda e la terza stagione.

A conclusione del proficuo anno passato è arrivato in piattaforma The Boroughs, creato stavolta dal duo Jeffrey Addiss e Will Matthews, il titolo più simile per atmosfere e soggetto al loro Stranger Things, con i protagonisti a cui vengono però spostate in avanti le lancette del tempo e che li vedono nel pieno della terza età. Un progetto che, in relazione ai precedenti, finisce l’indagine sotto la lente d’ingrandimento delle tre fasi della vita: c’è l’infanzia che diventa adolescenza in Stranger Things, il crescere e prendersi le responsabilità del resto dei propri giorni con Something Very Bad Is Going To Happen, per arrivare infine alla vecchiaia e i suoi inevitabili acciacchi con The Boroughs

Ripartire dalla fantascienza 

Addiss e Matthews, però, non si limitano a inserire i loro personaggi in un racconto che ha a che fare solo con la senilità in quanto tale - con un cast d’eccezione in cui troviamo Alfred Molina, Geena Davis Denis O’Hare, Alfre Woodard e in piccole parti anche Bill Pullman e Jena Malone. Bensì l’età dei protagonisti e ciò che li aspetta viene riformulato sotto il genere della fantascienza, trovando nello spunto della loro anzianità la maniera di ragionare sui meccanismi dell’incredibile e delle sue infinite possibilità. In questo caso, è chiaro, con un occhio che indaga e si concentra su ciò che spesso è all’opposto della vecchiaia, ovvero l’eterna giovinezza. L’opportunità di vivere per sempre in cui si imbattono i protagonisti, portatrice di meraviglie e di inevitabili incubi. 

Ambientato nei distretti che danno titolo alla serie, i personaggi si metteranno sulle tracce di mostri che invadono i sottopassaggi delle loro case e che, tra interferenze e glitch, nascondo un segreto mortale più spaventoso della morte stessa - abbiamo detto che è il titolo che più ricorda Stranger Things, no? Un luogo, quello in cui abitano, che scoprono essere una copertura in una zona liminale tra il tempo che sta per scadere e la promessa dell’immortalità, dove la vecchiaia è pronta ad incombere e la giovinezza è da proteggere

I protagonisti si daranno da fare per scoprire cosa sta accadendo ed è qui che lo sci-fi si attiva in virtù della loro condizione: se spesso c’è difficoltà ad essere creduti quando si assiste a qualche evento extra-ordinario, diventa praticamente impossibile quando alle proprie parole si attribuiscono confusione e vaneggiamenti, con qualsiasi osservazione fantasmatica etichettata come procinto di senilità. Un’intuizione che fa giocoforza a The Boroughs, la quale riflette sugli anni che passano, come si vivono e che offre materiale per il genere di riferimento su cui poter costruire la storia.

Una formula narrativa vincente 

Non manca inoltre l’intrattenimento. Il cast crea una bella coesione, il ritmo è quello giusto e il mistero abbastanza intrigante da voler vedere dove porteranno le ricerche dei personaggi. I quali si immettono su una strada solcata sempre su Netflix da altri colleghi agé come nel caso de Il club dei delitti del giovedì dove Helen Mirren Pierce Brosnan Ben Kingsley e Celia Imrie, nientemeno che in stile La signora in giallo, investigano su un crimine da dover risolvere.

Anche l’aria che lo pervade è quella giusta, a partire dalle suggestioni immancabili di un passato perturbante in stile Stephen King fino al collante della colonna sonora di John Paesano che, più di ogni altra cosa, richiama i grandi titoli tra il fantastico e la fantascienza. Una serie che ricorda che invecchiare non è la fine, bensì solo un’altra tappa di un cerchio che chiamiamo tempo.  

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