
Come i pizzaioli italiani sono diventati delle star La pizza, nel Bel Paese, è sempre stata una cosa seria
Forbes Italia, divisione locale della rivista statunitense che si occupa di informazione economica e imprenditoriale, ha appena premiato le 35 personalità più influenti del settore della pizza attive a livello nazionale. La classifica dimostra quanto negli ultimi anni in Italia si sia consolidata una vera e propria cultura della pizza, ancora più evidente rispetto al passato. Questo piatto, infatti, nel tempo è diventato oggetto di ricerca e sperimentazione, anche grazie a una serie di chef, pizzaioli e ristoratori che hanno contribuito a ridefinire gli standard del settore – in Italia e non solo.
Sul podio della nuova classifica dei pizzaioli più influenti al mondo di Forbes ci sono solo italiani: al primo posto c'è Francesco Capece di Confine a Milano, seguito da Lorenzo Sirabella di Dry Milano, Renato Bosco di Renato Bosco Pizzeria a San Martino Buon Albergo. La piattaforma ha premiato anche Salvatore Grasso della Pizzeria Gorizia 1916 a Napoli e Francesco Martucci de I Masanielli di Caserta.
A fianco alla concezione più classica della pizza, inteso come alimento semplice e informale, ancora largamente diffusa, si è affermato negli ultimi anni un approccio molto diverso: numerose pizzerie si sono trasformate in veri e propri ristoranti di fine dining, dove l’offerta non si limita al prodotto tradizionale, ma include impasti ricercati, materie prime sofisticate e combinazioni per nulla scontate. Va in questa direzione, per esempio, la pizzeria milanese Confine, che propone menù degustazione strutturati, curando l’abbinamento tra le singole portate e le bevande, avvicinando così l’esperienza complessiva ai codici tipici dell'alta ristorazione.
Come mai in Italia la pizza continua ad andare così forte?
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Negli ultimi anni il numero delle pizzerie nelle principali città italiane è cresciuto, sostenuto da una domanda piuttosto elevata. Secondo una stima diffusa dagli organizzatori del Campionato Mondiale della Pizza, nel 2024 il numero di pizzerie è aumentato del 25% rispetto all’anno precedente – un dato che continua a riflettere non solo la popolarità del prodotto, ma anche la sua capacità di generare nuove opportunità imprenditoriali.
Questa espansione è stata accompagnata da un’evoluzione del modello stesso di pizzeria. Accanto alla concezione tradizionale, si stanno affermando format più strutturati e ambiziosi: da un lato ci sono le realtà che puntano su investimenti esterni e strategie di scalabilità, con l’obiettivo di costruire veri e propri gruppi o catene; dall’altro progetti che ambiscono ad avvicinarsi all’alta ristorazione, dove l'attenzione al servizio, alla proposta gastronomica e alla ricerca sulle materie prime è ancora più elevata.
Capire il successo delle pizzerie contemporanee
Tra i primi marchi di pizzerie che hanno investito in una proposta identitaria più strutturata c'è Berberè, a Bologna. Nel tempo, questo modello è stato replicato da altre realtà, tra cui Marghe, Pizzium e Cocciuto, che condividono un’impostazione simile: sono tutti brand piuttosto riconoscibili, con più sedi, che cercano di intercettare una clientela attenta alla qualità.
In questi casi l’identità visiva è spesso curata e coerente tra i diversi punti vendita, con ambienti progettati secondo un’estetica contemporanea; anche la comunicazione segue linee simili: tono informale ma ponderato, forte enfasi sulle materie prime e sulla trasparenza del processo produttivo, con l’obiettivo di posizionare la pizza non solo come prodotto accessibile, ma come esperienza gastronomica consapevole.
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Parallelamente, la crescente attenzione verso la pizza napoletana e le sue declinazioni ha favorito l’affermazione su scala nazionale di diversi pizzaioli già noti nel contesto partenopeo. Personalità come Gino Sorbillo o Vincenzo Capuano, tra le tante, hanno saputo espandere significativamente la propria presenza oltre Napoli, sostenuti anche da strategie comunicative efficaci e da una forte presenza sui social. Lo stesso, in parte, sta avvenendo più di recente con la pizza romana, grazie a figure come Luca Pezzetta o i fratelli Trecca, tra i vari.