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La storia dell'omicidio Gucci - L'ascesa E01

Il primo episodio della serie true crime dedicata all'omicidio Gucci

La storia dell'omicidio Gucci - L'ascesa E01 Il primo episodio della serie true crime dedicata all'omicidio Gucci
Elizabeth Taylor negli anni '50
La prima bottega di Gucci in Via della Vigna Nuova
Jackie Kennedy negli anni '60
La prima bottega di Gucci in Via della Vigna Nuova
Sammy & Altovise Davis
Aldo, Vasco e Rodolfo Gucci
Aldo e Patricia Gucci
Aldo Gucci
Aldo Gucci a New York (anni '70)
Aldo Gucci
Aldo, Vasco e Rodolfo Gucci
Maurizio, Aldo e Paolo Gucci nel settembre nel 1983
Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani nell'agosto del 1974
La prima bottega di Gucci in Via della Vigna Nuova
Aldo Gucci ed Estee Lauder
Aldo Gucci
Aldo Gucci e Pamela Prati
Aldo Gucci e Luciano Pavarotti
Aldo Gucci
Aldo Gucci (1905-1990)
Guccio Gucci (1881-1953)
Maurizio Gucci (1948-1995)
Paolo Gucci (1931-1995)
Roberto Gucci (1932-2009)
Rodolfo Gucci (1912-1983)
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Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani con Alessandra e Allegra Gucci
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1987
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1988
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Patrizia Reggiani e Homero Machry (1982)
Maurizio Gucci (1981)
Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani
Il matrimonio di Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani (1973)
Patrizia Reggiani (anni '80)
Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani
Patrizia reggiani e Giorgio Pavone (1982)
Patrizia Reggiani e Ugo Tognazzi (1982)
Gucci for American Express
Gucci SS81
Gucci SS83
Gucci SS83
Gucci SS83
Tre appuntamenti - ogni mercoledì - per raccontare la storia dell'omicidio di Maurizio Gucci e tutti gli eventi che la precedettero.
Per farlo, abbiamo diviso la storia in tre episodi, che si focalizzeranno rispettivamente sull'ascesa di Maurizio Gucci ai vertici dell'azienda, sul suo omicidio e sulle indagini che ne scaturirono. Per comodità espositiva, presentiamo qui sotto un sintetico albero genealogico della famiglia Gucci in cui abbiamo evidenziato i protagonisti principali dei fatti.

*****

Gucci è un nome che, al giorno d’oggi, associamo soltanto alla moda. Eppure c’è stato un tempo in cui il nome ricorreva più sulle pagine di cronaca che sulle riviste di settore e la famiglia che aveva dato il nome al brand era diventata più famosa del brand stesso. Scorrendo i titoli dei giornali anni ’80, i termini più usati la vicenda viene definita una “telenovela” o una “Dinasty”, in riferimento al treno di scandali, tradimenti, doppi giochi, crimini finanziari e lotte per il potere che spaccò la famiglia Gucci nel corso di quindici anni, mandò quasi in bancarotta l’azienda fondata dal patriarca Guccio e, infine, culminò con l’omicidio di Maurizio Gucci nel 1995. 

Per oltre un decennio, infatti, le acerrime lotte interne alla complicata famiglia Gucci si consumarono davanti agli occhi esterrefatti del mondo intero, attraverso un oceano e due continenti, in una vicenda che, con il senno di poi, divenne emblema di un’epoca in cui i brand di moda passarono dall’essere aziende a conduzione familiare a multinazionali gestite da gruppi di investitori esteri. Al centro di questo enorme quadro c’è una donna che, all’epoca, catturò l’immaginazione di mezza Italia: Patrizia Reggiani, aka Lady Gucci, aka la Vedova Nera. Fu lei la mandante dell’omicidio dell'ex-presidente del brand e, anche se le vicende dell’azienda la toccarono solo marginalmente, il processo che portò al suo arresto e alla sua incarcerazione fece di lei il volto e il cuore della caotica saga dei Gucci

 

Una famiglia litigiosa

Guccio Gucci (1881-1953)
Aldo Gucci (1905-1990)
Rodolfo Gucci (1912-1983)
Maurizio Gucci (1948-1995)
Paolo Gucci (1931-1995)
Roberto Gucci (1932-2009)

Maurizio Gucci era uno dei quattro nipoti di Guccio Gucci, fondatore del marchio, che aveva affidato l’azienda di famiglia a tre dei suoi sei figli: Aldo, Vasco e Rodolfo. L’istinto al litigio scorreva a tutti nelle vene. Una volta Paolo Gucci, nipote di Guccio e figlio di Aldo, ricordò: 

«Mio nonno Guccio teneva tutti sulla corda, non ammetteva repliche. Quando poteva metteva uno contro l'altro anche i figli per vedere chi aveva sangue in corpo». 

E in effetti i litigi erano cominciati già quando Aldo Gucci aveva aperto la filiale di Roma in Via Condotti, suscitando le ire di suo padre. Rodolfo, invece, si era inizialmente allontanato dalla famiglia per diventare un attore al cinema, ma era tornato a dirigere l’azienda dopo la scomparsa di Guccio, nel 1953. I due fratelli però fecero il successo di Gucci, con Aldo che rappresentava la forza imprenditoriale e Rodolfo quella creativa. Il terzo fratello, Vasco, morì nel ‘74 e la proprietà dell’azienda venne divisa 50/50 fra i due fratelli rimasti.

La prima bottega di Gucci in Via della Vigna Nuova
La prima bottega di Gucci in Via della Vigna Nuova
La prima bottega di Gucci in Via della Vigna Nuova
Jackie Kennedy negli anni '60
Sammy & Altovise Davis
Elizabeth Taylor negli anni '50

Gli eredi designati a questo punto erano quattro: Maurizio Gucci, figlio di Rodolfo, e i figli Aldo, Roberto, Giorgio e Paolo Gucci. Maurizio aveva litigato con Rodolfo quando aveva sposato sua moglie, Patrizia Reggiani, mentre Paolo aveva litigato con tutti quando, nel ’78, dopo aver disegnato le collezioni di pelletteria del brand per anni,  provò prima a chiedere 15 milioni fra danni e risarcimenti per essere stato escluso dagli utili dell’azienda, e poi provò ad aprire un brand indipendente da Gucci ma che utilizzava il suo nome – la sua avventura si era conclusa, nel per usare le parole di La Repubblica, in un «blitz di avvocati, ufficiali giudiziari e persino un tecnico di brevetti di una società torinese» che aveva interrotto la presentazione romana della sua collezione rovinando il suo sogni per sempre. 

 

"Finché morte non vi separi"

Maurizio, Aldo e Paolo Gucci nel settembre nel 1983
Aldo, Vasco e Rodolfo Gucci
Aldo Gucci
Aldo Gucci a New York (anni '70)
Aldo, Vasco e Rodolfo Gucci
Aldo Gucci
Aldo e Patricia Gucci

All’inizio degli anni ’80, Aldo e Rodolfo avevano fatto del brand un colosso internazionale con un volume di affari da 200 miliardi di lire –ma con la morte di Rodolfo nel 1983 gli equilibri di potere si sbilanciarono e le famiglia discese nel caos. Maurizio Gucci, figlio di Rodolfo, aveva infatti ereditato la metà dell’impero e, ora che aveva conseguito il potere, iniziò a vedere il parentado come un ostacolo. Fino ad allora, Maurizio aveva lavorato insieme allo zio Aldo a New York, ammassando una fortuna enorme che includeva appartamenti in San Babila e ville a St. Mortiz, oltre che una goletta da 66 metri di nome Crèole che venne acquistata e restaurata spendendo oltre 6 miliardi e che, nel 1987, sarebbe stata sequestrata dalla Guardia di Finanza diventando poi il perno centrale di un'indagine sui crimini finanziari di Maurizio Gucci. Sua moglie Patrizia, sposata nell'ottobre del 1972 nonostante la disapprovazione del padre Rodolfo, aveva condiviso insieme a lui uno stile di vita a dir poco opulento, collezionando gioielli e diventando una delle protagoniste del jet-set europeo dell'epoca.

Il matrimonio di Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani (1973)
Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani con Alessandra e Allegra Gucci
Il battesimo di Alessandra Gucci
Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani nell'agosto del 1974
Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani nell'agosto del 1974
Maurizio Gucci (1981)
Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani
Patrizia Reggiani e Homero Machry (1982)
Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani
Patrizia Reggiani (anni '80)
Patrizia reggiani e Giorgio Pavone (1982)
Patrizia Reggiani e Ugo Tognazzi (1982)
 

Dopo il matrimonio fra i due, Rodolfo Gucci aveva provato a escludere Maurizio dal business familiare ma la stessa Patrizia, in occasione della nascita della prima figlia Alessandra, aveva spinto per una riconciliazione fra i due, dicendogli, fra le altre cose: «Tu sei un Gucci. E se noi dobbiamo avere dei figli, devono essere Gucci anche loro». Nel corso di dodici anni di matrimonio, però, la loro relazione si fece sempre più tempestosa, culminando nel maggio del 1985 con un abbandono improvviso: Maurizio uscì di casa con la scusa di un viaggio di lavoro senza farsi vedere mai più dalla moglie. Questo fu il primo di molti semi della discordia che portarono, un decennio dopo, all’omicidio di Maurizio. 

 

La battaglia per il potere

Gucci SS81
Gucci for American Express
Gucci SS83
Gucci SS83
Gucci SS83
Gucci FW84
Gucci SS85
Gucci FW86
Gucci Swiss Quartz Watch (1986)
1987
1987
1987
1987
Gucci FW88
1988
1988
1989
1989
Gucci FW89
Gucci FW89
1989
1989

Nel 1985 Maurizio possedeva il 50% di Gucci, un 40% restava ad Aldo e un 3,33% a ciascuno dei tre figli di Aldo. I piani di Maurizio per il brand erano semplici: portare una gestione «moderna ed efficiente» nell’azienda, ridurre il titanico catalogo che includeva fino a 22.000 prodotti e portare i negozi del brand da 2000 a 1250. Tutto questo per ristabilire la fama e il prestigio di Gucci, diluito a dismisura dalla politica aziendale delle licenze e dai franchise che, negli anni ’80, avevano inondato il mercato rovinando la fama di esclusività del brand. Anni più tardi, la direttrice creativa del brand dall’89 al ’94, Dawn Mello, poteva dire al The New York Times: «Nel 1989, nessuno sognava di indossare Gucci». Per realizzare questi piani, l’impaccio della famiglia doveva sparire.  La prima pedina a cadere fu suo zio Aldo, il presidente del brand, che era all’epoca la principale forza motrice dell’impero di famiglia. Per farlo, Maurizio strinse un patto con suo cugino Paolo, il figlio di Aldo, che possedeva il 3,3% dell’azienda come anche i suoi fratelli Roberto e Giorgio - una quota minuscola ma cruciale, specialmente considerati il cattivo sangue che correva tra lui e il padre.

Aldo Gucci e Luciano Pavarotti
Aldo Gucci e Pamela Prati
Aldo Gucci ed Estee Lauder
Aldo Gucci
Aldo Gucci

Maurizio convinse Paolo a dare a lui il suo voto per rimuovere Aldo dalla posizione di presidente, in cambio gli promise la sua tanto agognata indipendenza creativa, mettendolo a capo di una nuova divisione del brand – promessa che non fu mai mantenuta. Entro pochi giorni dal voto, la scrivania di Aldo Gucci venne svuotata e persino le serrature degli uffici furono cambiate. Maurizio era diventato il nuovo presidente: la sua prima missione fu quella di smantellare l’eredità di suo zio a partire dalla Gucci Gallery, sorta di museo-boutique inaugurato nel 1977 e antenato delle salette-VIP, in cui erano esposti quadri di Modigliani e De Chirico insieme a borse e gioielli. Per Aldo Gucci si trattò di un’umiliazione pubblica. Per gettare altro sale sulle ferite, Paolo Gucci accusò il suo stesso padre (allora 81enne) per un’evasione fiscale di 7,4 milioni di dollari, facendolo finire in prigione per un anno e un giorno.

Maurizio Gucci a St.Mortiz

Prese avvio una battaglia legale senza quartiere. Nel frattempo Maurizio non mantenne le promesse fatte a suo cugino Paolo, che tornò ad allearsi col padre: i due denunciarono Maurizio asserendo che l’imprenditore avesse falsificato la firma di suo padre Rodolfo per vendere alcune delle sue azioni dell’azienda e sfuggire a una serie di debiti accumulati nel corso di anni di spese folli. In un articolo del 1987 de La Repubblica si legge:

«Maurizio è accusato di aver falsificato la firma del padre per evitare di dover pagare ingentissime tasse di successione. Le imputazioni […] sono quelle di falso materiale, falso ideologico, truffa ai danni dello Stato e reati societari. […] Il 16 maggio ' 83, due giorni dopo la morte del vecchio Rodolfo, il figlio Maurizio e il suo braccio destro Gianvittorio Pilone le avevano chiesto di falsificare la firma di Rodolfo sui titoli della società. Era il 50 per cento dell' azienda, e sarebbe comunque finita in eredità a Maurizio, figlio unico. Ma il figlio, evidentemente, voleva evitare di pagare diversi miliardi di tasse di successione facendo figurare che quei titoli li aveva già ricevuti dal padre fin dal 1982».

La risposta di Maurizio Gucci non si fece attendere: scappò in Svizzera, dove non c’era l’estradizione per reati finanziari. Nel frattempo a Milano la posizione sociale della ex-moglie, Patrizia Reggiani, si andava indebolendo e la donna non si curava di mascherare l’odio che nutriva nei suoi confronti. Quando la notizia della condanna per frode di Maurizio si diffuse, la Reggiani fu intervistata dai telegiornali e, senza battere ciglio, disse pubblicamente di ritenere il suo ex-marito colpevole e meritevole di andare in prigione. Maurizio perse la presidenza di Gucci in Italia, vedendo sequestrate le proprie azioni pur rimanendo presidente della società consociata Gucci America (che era distinta e separata dalla società originaria in Italia), ma la battaglia non si era conclusa, anzi, il conflitto interno alla famiglia stava per arrivare al livello successivo