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Perché molti rapper si vestono in stile country?

'Old Town Road' di Lil Nas X è un piccolo tassello di una lunga tradizione culturale afroamericana

Perché molti rapper si vestono in stile country? 'Old Town Road' di Lil Nas X è un piccolo tassello di una lunga tradizione culturale afroamericana

Lil Nas X ha 20 anni, e solo sette mesi fa era un Tweetdecker; cioè, secondo quanto riportato dal New York Magazine, qualcuno che utilizza diversi account twitter - in maniera coordinata - per rendere virale un contenuto. Molti l’avrebbero chiamato nerd, anche vista la passione per i videogiochi, e l’utilizzo di una delle più celebri uscite dell’anno, “Red Dead Redemption 2” per costruire un video di un pezzo che ha realizzato e che viene subito etichettato come “country-trap”: Old Town Road. Sette mesi e un paio di remix con Billy Ray Cyrus (il padre di Miley Cyrus) dopo, quel video ha circa 76 milioni di streaming, a cui vanno ad aggiungersi le 278 milioni di view del remix e le 188 dell’official video del remix; numeri, impressionanti, che gli sono costati il record di permanenza alla numero 1 di Billboard, superando Drake, e il primato del primo singolo diventato platino quando ancora numero uno in classifica. Ma il successo globale - per certi versi generazionale - di Old Town Road potrebbe poi rivelarsi solo uno dei grandi obiettivi raggiunti da X: l’altro è il traghettamento dell’estetica black cowboy nel mainstream. "
"[Lil Nas X] ha deciso di fare riferimento alla cultura nera rurale e ai black cowboy attraverso la forma della cultura popolare, e non solo sta venendo celebrato dall’audience, sta venendo richiesto», ha detto a Vox il musicista country neotradizionalista conosciuto come American Songster.

La figura del black cowboy è vecchia (quasi) quanto è vecchia l’America. Secondo lo Smithsonian nell’800 almeno un cowboy su quattro era afroamericano, un’abilità spesso ereditata dalla condizione di schiavi, che li obbligava a dover badare al bestiame del padrone. Questo succedeva soprattutto nel Sud degli Stati Uniti, dove le leggi Jim Crow e un razzismo ben più che istituzionalizzato avevano per anni impedito ai neri di poter essere liberi, così come di prendere parte alla competizione per antonomasia dei cowboy, i rodeo. I black cowboy insomma, sono stati per anni, se non per secoli, uno dei più grandi rimossi dalla cultura afroamericana e del modo in cui il mondo ha imparato a conoscerla;

«l’inquadratura stretta dell’identità afroamericana come meramente urbana e la cancellazione dei neri dalla mitologia americana risiedono al cuore di queste controversie. Rigettando la nozione della cultura country e western come meramente bianca, gli afroamericani non stanno solo spingendo per una accuratezza storica ma anche richiedendo di essere riconosciuti come veri americani», ha scritto Nadra Little.

La moderna emersione della black culture come cultura sempre più dominante nel panorama americano ha portato alla riscoperta - perlomeno in superficie - anche dell’immaginario cowboy. Il tutto è (ri)cominciato nei primi anni 2000, quando artiste - soprattutto donne e soprattutto cantanti - del panorama R&B riproposero look e abbinamenti che in qualche modo ne ricordavano lo stile: Mary J. Blige, Lil' Kim ma soprattutto Beyoncé e le Destiny’s Child, in chiara continuità con le loro radici texane. Più avanti anche Travis Scott, nel suo album d’esordio “Rodeo” ha, seppur in maniera più implicita, richiamato il genere, fino ad arrivare a Old Town Road e al terremoto che ha rappresentato. E’ tutto parte della cosiddetta “Yeehaw Agenda”, il nome dell’account Instagram di Brie Melandro in cui la “Texas based pop culture archivist”, come lei stessa si definisce, raccoglie tutti i riferimenti estetici ai black cowboy dal presente e dal passato (come pure fa “Black Girl in Cowboy Hat” di Gaby Wilson, che si concentra però solo sulle donne). 

Foto dalle passerelle, dai red carpet, da shooting fotografici così come semplici feed social, quello che emerge dall'account Instagram della Malandro è l’assoluta eterogeneità della attuale contaminazione black cowboy. Il termine “Yeehaw Agenda” è stato probabilmente coniato dalla stessa Malandro, in un tweet del settembre 2018 in cui si riportava una meravigliosa cover di King Kong con la cantante Ciara in abiti da rodeo. Da lì in poi tantissimi media del settore hanno cominciato ad utilizzare l’espressione per identificare quello che si è consolidato come un vero e proprio trend estetico, cavalcato (senza giochi di parole) da alcune delle più importanti stelle dello show business americano, Cardi B (anche nel video remix di Tothiana), Megan Thee Stallion (l’astro nascente del rap americano femminile) o Rihanna (che di recente ha pure lanciato Fenty).

Il critico d’arte Antwaun Sargent ha, nel febbraio del 2019, lanciato un tweet in cui metteva in evidenza tutte le reference yeehaw dell’industria della moda. Tutte raccolte da Brook Marine in un articolo su W Magazine, in cui vengono citate Pyrer Moss - che già nella fashion week del 2018 aveva inglobato nelle sue passerelle elementi cowboy, fino ad arrivare a collaborare con i Compton Cowboy, un popolare gruppo losangelino - così come Telfar, che nella FW 2019 ha portato capi e artisti ad esibirsi all’interno di una messa in scena tipicamente west, richiamandone stilemi ed estetica. E’ però complesso per i brand - anche per quelli più grossi - riuscire a prendere parte alla nuova black yeehaw agenda facendo i conti con una realtà, quella cowboy, che ha delle connotazioni fortemente radicate nel proprio passato bianco, e che non è semplice da assecondare, e nemmeno così aperto. Lo ha scoperto di recente anche Wrangler, il colosso americano del denim, che si è visto sommerso dalle critiche online dopo la recente partnership proprio con Lil Nas X, una quasi naturale estensione di una delle frasi più iconiche di Old Town Road: «Cowboy hat from Gucci / Wrangler on my booty».
Le accuse alla partnership sono state quelle di appropriazione culturale, di svilimento e messa in vendita di una cultura con commenti del tenore di «i Wrangler sono fatti per essere indossati dai cowboy e dai contadini non dai rapper, questo è molto deludente». Il fatto che le accuse e le minacce di boicottamento siano arrivate prevalentemente bianchi e fan del country (che viene ritenuto il genere bianco per eccellenza negli USA) ha messo ulteriormente in evidenza la difficoltà del paese ad accettare l’esistenza - storica - dei black cowboy e il loro fondamentale ruolo nella diffusione di uno dei simboli dell’America Western. «L’idea che Lil Nas X possa star perpetrando una qualche forma di appropriazione culturale registrando pezzi ed avendo successo nel country è semplicemente assurda», ha detto Jawn Murray - commentatore di pop culture - a Vox. «Come puoi appropriarti di qualcosa che hai contribuito a plasmare prendendone parte attivamente?».
Il caso nato attorno alla collabo tra Wrangler e Lil Nas X ha ricordato da vicino la strana scelta di Billboard di escludere Old Town Road dalla classifica country, ritenendola non abbastanza rispettosa degli standard del genere.

«A causa della deliberata cancellazione nella cultura popolare, l’immagine dei cowboy che siamo stati abituati a vedere erano questi film Western in cui ogni singoli personaggio era bianco» ha detto Sargent durante una conversazione con Solange, all’interno della quale la stessa cantante ha provocatoriamente detto di non sapere chi fosse Jon Wayne. Proprio Solange, con il suo ultimo album When I Get Home ha riportato la yeehaw agenda al centro dell’attenzione, nella sua solita maniera arty ed evocativa,

«una reference importante alla sua particolare storia yeehaw per come esamina e celebrea Houston nello stesso modo in cui la sorella Beyoncé aveva fatto con “Daddy Lessons” diversi anni prima. La stessa immagine di cappelli, cavalli al galoppo e lasos prende una buona parte della scena nel film che accompagna l’album, che ci serve come tour nel passato, presente e futuro del black South», come ha scritto Brittany Spanos su Rolling Stone.

Con When I Get Home, l’estetica black cowboy però si arricchisce di un ulteriore elemento, che potrebbe essere definito glamourizzazione della yeehaw agenda. La commistione di moda e design con un mondo che è sempre stato visto come rurale, western per l’appunto, che passa dall’utilizzo e dalla celebrità di cowboy pop neri, racconta tantissimo dell’America attuale, o comunque di quella parte di America che ai Maga hat rossi, preferisce i cappelli da cowboy, meglio ancora se di Gucci.