
Anche i sex worker si stanno adattando all'AI Alcuni stanno iniziando a sfruttare le nuove tecnologie, mentre altri puntano sull'autenticità
Negli ultimi anni i sistemi di intelligenza artificiale hanno trovato spazio anche nel settore dell’intrattenimento per adulti. Ad esempio, sono nati decine di siti specializzati nella creazione di contenuti pornografici custom attraverso l'AI: i più noti sono Candy, LustLab e Pornify – tutte piattaforme che permettono agli utenti, in base all’abbonamento scelto, di definire aspetto e caratteristiche dei personaggi immaginari protagonisti delle scene o delle immagini generate.
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In molti casi, però, i contenuti prodotti non si discostano molto da quelli già disponibili – gratis o a pagamento – sui principali portali dedicati all’intrattenimento per adulti. Tuttavia, l'ascesa dell'AI nell'industria del porno genera molta apprensione tra i sex worker, che percepiscono l’intelligenza artificiale come una forma di concorrenza difficile da sostenere, soprattutto perché questi strumenti permettono di produrre contenuti a costi molto più bassi e con grande rapidità. Non stupisce quindi che, come segnala l’Economist, un numero sempre maggiore di performer stia chiedendo l’inserimento di clausole contrattuali per impedire che i propri contenuti vengano utilizzati nell’addestramento di modelli di AI.
Come sta cambiando il settore
La sempre maggiore importanza dell'AI nell'industria pornografica si nota anche facendo caso alle pubblicità presenti sui principali siti di contenuti per adulti: oggi, infatti, una percentuale crescente delle inserzioni è occupata da generatori di immagini basati su sistemi di AI o chatbot erotici personalizzabili, tra le altre cose. Eppure, l’uso dell’AI in questo ambito porta con sé non pochi problemi: per esempio, contribuisce a far diminuire la necessità di troupe, set, attrezzature e persino degli stessi sex worker in certi casi, cosa che sta cambiando radicalmente la filiera produttiva, con conseguenze rilevanti sui lavoratori del settore e in termini di indotto generato.
Per questo, alcune piattaforme – pur essendo mainstream – hanno deciso di adottare un approccio più restrittivo, vietando per ora i contenuti interamente generati dall’AI, nel tentativo di differenziarsi. Di fronte a un web sempre più guidato da algoritmi e bot, alcuni portali di intrattenimento per adulti – tra cui OnlyFans – puntano a proporsi strategicamente come spazi dedicati a materiali “autentici”, intercettando così un pubblico in cerca di contenuti percepiti come maggiormente reali.
Pro e contro dell'AI nell'industria pornografica
Even where fans want to interact with a human, online sex work has become more difficult. In the age of AI, up-close interactions may matter more than ever https://t.co/l40Mkg88vL
— The Economist (@TheEconomist) January 28, 2026
Ma tra i sex worker c’è anche chi ha deciso di adattarsi e sperimentare direttamente con le nuove tecnologie legate all’AI. Alcuni creator, per esempio, utilizzano chatbot per gestire le conversazioni con i fan, automatizzando un’attività che altrimenti richiederebbe moltissimo tempo. Altri ancora hanno scelto di cedere i diritti per l’uso della propria immagine o della propria voce ad aziende di intelligenza artificiale, con l'obiettivo di creare cloni digitali e continuare a guadagnare anche dopo aver smesso di lavorare nel settore.
Queste strategie, però, sono accessibili soprattutto ai sex worker già molto noti, con una base di fan solida e fidelizzata. Per molti altri l’adozione di strumenti basati sull’intelligenza artificiale appare più rischiosa che vantaggiosa. Il timore è quello di allontanare il proprio pubblico, che spesso segue e sostiene questi creator proprio per la sensazione di autenticità che difficilmente può essere replicata da un sistema pensato per essere automatizzato.















































