
Cos’è il Doomsday Clock? Secondo alcuni scienziati siamo a 85 secondi dall’estinzione
Nel 1945 Albert Einstein, J. Robert Oppenheimer e gli scienziati dell'Università di Chicago che contribuirono allo sviluppo delle prime armi atomiche nel Progetto Manhattan fondarono il Bulletin of the Atomic Scientists, un’organizzazione indipendente e senza scopo di lucro nata per monitorare e analizzare le minacce alla sopravvivenza dell’umanità causate dall’uomo. «Il Bulletin», come si legge nel suo manifesto, «è nato come un’azione di emergenza, creata da scienziati che vedevano la necessità immediata di una presa di coscienza pubblica all’indomani dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki». Già allora, gli scienziati intuivano che la bomba atomica sarebbe stata solo il primo di molti «regali pericolosi provenienti dal vaso di Pandora della scienza moderna».
Negli anni successivi, il rapido avanzamento tecnologico e scientifico ha effettivamente aperto a nuove e complesse sfide, con ripercussioni sull’ambiente, sulla salute pubblica, sulla sicurezza informatica e sull’uso improprio dell’ingegneria genetica e dell’intelligenza artificiale. È in questo contesto che, nel 1947, il Bulletin of the Atomic Scientists ha introdotto per la prima volta il Doomsday Clock, un simbolo che rappresenta la probabilità stimata di una catastrofe globale causata dall’uomo. «Le sue lancette indicano quanto siamo vicini all’estinzione», si legge sul sito ufficiale del giornale accademico.
Come funziona il Doomsday Clock?
Il punto di non ritorno è fissato alla mezzanotte: più le lancette si avvicinano a quell’ora simbolica, più la catastrofe diventa imminente e invertire la rotta risulta difficile. La responsabilità dell’aggiornamento è affidata al Consiglio direttivo del Bulletin, composto da scienziati esperti di tecnologia nucleare, clima e sicurezza globale, affiancati da nove premi Nobel, che si riuniscono due volte l’anno per valutare lo stato del mondo.
Alla sua creazione, nel 1947, l’Orologio dell’Apocalisse segnava sette minuti alla mezzanotte. Era l’inizio della Guerra Fredda, pochi mesi dopo Hiroshima e Nagasaki. Nel corso di quasi ottant’anni, l’orologio è stato aggiornato 27 volte: nel 1953 arrivò a due minuti dalla mezzanotte, in seguito ai test della bomba all’idrogeno da parte di Stati Uniti e Unione Sovietica; nel 1991, con la fine della Guerra Fredda, si allontanò fino a 17 minuti.
Da allora, però, il tempo a disposizione si è progressivamente ridotto. Il 28 gennaio 2026 il Bulletin ha annunciato che l’orologio segna 85 secondi alla mezzanotte, il valore più vicino alla catastrofe mai registrato. In un solo anno sono stati persi quattro secondi, a conferma di un peggioramento netto del quadro globale.
Le ragioni per cui l’apocalisse si avvicina
Secondo il Science and Security Board del Bulletin, il peggioramento è il risultato di una combinazione di fattori. Sul piano geopolitico, il conflitto tra Russia e Ucraina continua a includere allusioni all’uso di armi nucleari; le tensioni in Medio Oriente tra Israele, Gaza, Iran e Stati Uniti hanno portato anche ad attacchi diretti contro infrastrutture nucleari; mentre in Asia restano aperti i fronti tra Cina, Taiwan, Corea del Nord e, più recentemente, lo scontro armato tra India e Pakistan, entrambi Paesi dotati di arsenali nucleari. Parallelamente, Stati Uniti, Russia e Cina hanno intensificato una nuova corsa agli armamenti, modernizzando sistemi di lancio e aumentando il numero di testate.
A questo scenario si somma la crisi climatica. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato e il 2025 ha mostrato valori simili, con livelli di anidride carbonica nell’atmosfera arrivati al 150% rispetto all’era preindustriale. Ondate di calore, siccità, alluvioni e l’innalzamento del livello dei mari hanno colpito ampie aree del pianeta, dall’Amazzonia all’Africa, fino all’Europa. Le risposte politiche, però, restano insufficienti: le recenti decisioni dell’amministrazione Trump di smantellare politiche climatiche, ostacolare le rinnovabili e ritirarsi da accordi internazionali hanno ulteriormente aggravato la situazione.
Crescono infine i rischi legati alla biotecnologia e all’intelligenza artificiale. Il Bulletin ha lanciato l’allarme sulla possibile creazione in laboratorio della cosiddetta mirror life, forme di vita speculari che potrebbero sfuggire a ogni controllo biologico. Allo stesso tempo, l’uso dell’AI in ambito militare e sanitario solleva timori concreti, dalla progettazione di nuovi patogeni alla destabilizzazione dei sistemi informativi globali, in un contesto segnato dalla diffusione di disinformazione e dal ritorno di logiche nazionaliste e autoritarie.












































