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Come OnlyFans può cambiare il dibattito sul corpo femminile in Italia

Due content creator raccontano a nss magazine la loro esperienza sulla piattaforma

Come OnlyFans può cambiare il dibattito sul corpo femminile in Italia Due content creator raccontano a nss magazine la loro esperienza sulla piattaforma
@bbadapple
@vicky.ohw
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@bbadapple
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@bbadapple
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Tra le piattaforme emerse durante i mesi del lockdown, OnlyFans è quella che ha suscitato il dibattito più acceso. Per quanto controverso, il successo di OnlyFans testimonia un passaggio importante: il social network ha avuto il merito di normalizzare e portare nel mainstream la conversazione sul porno, sia per quanto riguarda il modo in cui viene creato, sia come viene consumato. Mentre va avanti la sempre eterna discussione su Pornhub, sulle sue responsabilità e sul ruolo che continua ad avere nella rappresentazione del sesso, OnlyFans mette il “potere” nelle mani dei creator, liberi di mostrare ciò che vogliono, quando vogliono, e al prezzo che decidono loro, dando finalmente una voce a chi nel settore non l'ha mai avuta. 

Com'era prevedibile la ricezione della piattaforma non è stata univoca, ma al contrario ha suscitato fin da subito una divisione netta, tra chi pensa si tratti dell’ultimo baluardo femminista rimasto, capace di far riappropriare le donne del proprio potere, e chi invece la vede come l’ennesima mercificazione del corpo della donna. In Italia, in particolare, il dibattito è stato molto limitato, ulteriore riprova della chiusura mentale e dell'arretratezza culturale del nostro Paese, soprattutto quando si parla di sesso, donne e pornografia, e come già dimostrato negli scandali sul revenge porn e nelle reazioni maschiliste a corsi di seduzioni discutibilissimi. Per questo motivo, nss magazine ha deciso di parlare con due content creator italiane, @bbadapple e @vicky.ohw, per sapere cosa significa davvero lavorare su OnlyFans. 

Non credo molto nel concetto di femminismo per come è stato sfruttato dall’industria negli ultimi anni, ma non entro nel merito. È sbagliato pensare che i creators siano solo donne ma è chiaro che nella maggior parte dei casi il mondo del sex working sia colpito dalla foga sessista che riversa sulle donne tutta la sua violenza. È necessario rieducare al rispetto e alla non-violenza e al tempo stesso dare diritti a questa categoria di lavoratrici/tori per garantire che il tutto diventi as safe as possible. Allo stesso modo parlare di mercificazione induce erroneamente a pensare che il controllo e il potere siano nuovamente in mano a chi usufruisce del servizio. Per questo credo esista una netta differenza tra mercificazione e utilizzo delle proprie risorse a scopo di profitto: ogni sex worker deve essere padrone di se stesso e della sua attività, ha raccontato a nss magazine @bbdapple. 

@bbadapple
@bbadapple
@bbadapple
@bbadapple
@bbadapple
@bbadapple

Il dibattito sulla legittimità di OnlyFans si inserisce in un quadro più ampio, in una società, quella italiana, che non riesce ad aprire una conversazione onesta non solo sul sesso ma sul business che ruota intorno ad esso, e ancora, sul ruolo che le donne possono avere in questo ambito. Se la percezione comune è che OnlyFans sia una forma di pornografia legalizzata, non è comunque una piattaforma migliore di altre, prima fra tutte PornHub, che fanno ben più fatica a tutelare i propri lavoratori e che in generale danno un’immagine distorta della donna, e del suo ruolo in un rapporto sessuale? Da un punto di vista mentale facciamo ancora fatica ad accettare che una persona, a maggior ragione se donna, possa decidere di vendere delle sue foto di nudo, dei suoi video intimi, per puro scopo di lucro, vedendolo come un lavoro, o quanto meno un side business. 

Lo ritengo davvero un lavoro come un altro, che mi permette di mantenere il mio stile di vita senza rinunciare ad alcuni extra e al tempo stesso assicurare spese necessarie (es: mediche). [...] Posso dire che guadagno più di quello che mi sarei aspettata. Oltre agli abbonamenti standard vendo servizi extra, private treats, praticamente qualunque cosa. Mi piace personalizzare i video e venderli ai singoli. I prezzi sono diversificati a seconda della richiesta e della presenza di altre persone oltre a me. Ho un tip-menù abbastanza vario e credo onesto rispetto all’offerta. Molti giocano a ribasso perché non conoscono il valore del rischio che corro, io sono disposta a trattare ma fino ad un certo punto, continua @bbadapple. 

Non ha invece esitato a fare numeri @ohwvicky

Sono sempre stata una donna a cui piace esibirsi e negli ultimi 4 anni ho mostrato il mio corpo e la mia personalità su Instagram senza trarne il minimo profitto. Ho iniziato a lavorare alla mia pagina di Onlyfans a fine marzo, durante il lockdown, creando e vendendo contenuti su questa piattaforma a pagamento per monetizzare il tempo speso a fidelizzare e a coltivare l’interesse dei miei utenti. Da marzo ad oggi il mio profilo ha fruttato 36672.83 dollari americani dei quali io ne ho incassati, tolta la fee del 20% trattenuta dal sito, in totale 29338.26. Considerando il cambio si parla di 24848 euro, sottoposti ovviamente a tassazione italiana, stato in cui risiedo e in cui sono titolare di una partita iva. 

@vicky.ohw
@vicky.ohw
@vicky.ohw
@vicky.ohw
@vicky.ohw

La natura stessa della piattaforma, in cui ogni creator ha un profilo con dei contenuti privati a cui si accede tramite abbonamento mensile a pagamento, oltre a contenuti premium per cui è richiesta una fee extra, tutela i creator finanziariamente e fa forza sulla fidelizzazione della propria fan base, senza ricorrere a partnership e sponsorizzazioni esterne. 

Tra le categorie più gettonate ci sono senza dubbio bj, cumshot e ogni tipo di richiesta che includa una seconda persona. Vogliono vedere che mi spoglio, che faccio sport, che gioco con il mio ragazzo. Il video più acquistato è stato uno di squirting. Molti preferiscono che io faccia ciò che voglio, che li stupisca, senza fare richieste specifiche. Altri vogliono solo parlare, scambiare impressioni o sensazioni. Altri ancora vogliono che sia io a guardare loro mentre si masturbano, racconta @bbadapple. 

È chiaro che è pressoché impossibile trovare un punto d’incontro tra opinioni molto polarizzate su un fenomeno come quello di OnlyFans. Molti non sono ancora pronti a parlare di questi creator come sex worker, mentre troveranno molto più facile definirle zozze e troie. Non serve molto per immaginare i post indignati - di uomini come di donne - che alla prossima scoperta di una chat di Telegram o al leak di una foto intima da OnlyFans torneranno alla ribalta gridando “Se l’era cercata”, delegittimando quello che a tutti gli effetti è un lavoro. O ancora, quelli che ci provano su IG con le stesse creator, che non si capacitano di un rifiuto, proprio perché avendo un profilo del genere non possono che essere delle ragazze facili. In generale si fa molta fatica a capire che una donna - che magari si definisce femminista - possa decidere volontariamente di vendere le sue foto, come se le due cose fossero antitetiche. Questo tipo di visione limitata ha ben poco a che fare con il retaggio cattolico del nostro Paese, ma è invece collegata alla sfera famigliare e sociale in cui crescono moltissime persone, senza distinzione di genere. 

Aprire un dibattito su questi argomenti vuol dire avere la sensazione di trovarsi davanti ad un muro e che a parte poche realtà “illuminate” (Milano non lo è ancora nella sua interezza) ci vorrà ancora molto, molto tempo prima che il connubio sesso + donna diventi la normalità, e non più l’eccezione alla regola. OnlyFans può essere il primo passo nella direzione giusta.