Perchè ci manca il 2016? La nostalgia ha un nuovo ritmo

Che il 2016 avrebbe ricominciato a esercitare il suo potere sulla pop culture si poteva prevedere. I primi segnali del suo ritorno sono apparsi già verso la fine del 2025, con King Kylie (l'alter ego di Kylie Jenner, quando aveva i capelli azzurri) e il drop del suo primo singolo Fourth Strike, la viralità di un filtro giallo sui social chiamato proprio 2016, nonché la riesumazione dell'estetica Tumblr e trashcore da parte di artisti contemporanei come Addison Rae, Timothée Chalamet e Justin Bieber. Senza contare che, in occasione del loro decimo anniversario, TikTok sta assistendo da settimane alla riesumazione di hit come Anti di Rihanna, Views di Drake, Lemonade di Beyoncè, The Divine Feminine di Mac Miller, A Seat at the Table di Solange, Blonde di Frank Ocean e molti altri ancora. 

Ripercorrendo tutti gli eventi chiave del 2016 - tra questi anche la sfortunata morte di David Bowie e di George Michael insieme alla prima elezione presidenziale di Donald Trump  - diventa abbastanza comprensibile perché l'anno venga considerato iconico, ma ciò non spiega perché è riuscito a tornare di moda così presto. Secondo la Legge di Laver, alle mode servono almeno vent'anni per tornare correnti, una teoria che si è dimostrata veritiera per quasi un secolo (ricordiamo tutti quando agli inizi dei 2010 sono tornati di moda i trend degli anni '90) ma che questa volta non regge. Nel grande e complesso ingranaggio che è il fashion system, qualcosa è cambiato e ne ha accelerato il ritmo

Il momento in cui il ritorno del 2016 ha ricominciato a prendere senso è arrivato adesso, quando Instagram è stato invaso da throwback fotografici dell'epoca. Tra selfie di Retrica e una miriade di outfit pic che includevano skinny jeans, Jeffrey Campbell e t-shirt di Brandy Melville, è emersa tutta la nostalgia del tempo. Del resto, nonostante la sventurata prima elezione presidenziale di Trump e l'arrivo della Brexit, si stava bene. Quantomeno, si stava bene online: l'algoritmo non esercitava ancora la sua egemonia sui nostri feed, i nostri schermi non erano presi d'assedio da notizie drammatiche (anche se ce n'erano eccome, dai colpi bassi sferzati ai diritti della comunità LGBTQIA+ da parte del governo americano agli attacchi terroristici che divampavano in Europa), i trend erano meno numerosi e avevano una data di scadenza più generosa.

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Più di Snapchat, delle adidas Superstar e del Pumpkin Spice Latte, forse ciò che più ci manca del 2016 è la consapevolezza che nutrivamo nei confronti dei nostri consumi. Oggi è impossibile stare al passo con ogni trend, con ogni nuova uscita: viviamo su pagine digitali che forniscono costantemente nuovi imput, nuovi prodotti da acquistare, nuove mode in cui investire, un meccanismo che sta rovinando la nostra soglia di attenzione - e forse anche il nostro gusto personale. Di tutto questo 2016 che ci ritroviamo sul telefono, dunque, non ci resta che perdere un po' di nostalgia e provare a riguadagnare un po' di autonomia. Quella che, dieci anni fa, non sapeva neanche cosa volesse dire essere cringe.