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Che cos’è Quibi?

Il nuovo servizio di streaming per la visione su smartphone

Che cos’è Quibi? Il nuovo servizio di streaming per la visione su smartphone

In Italia non se ne sta parlando molto, ma in questi giorni ha fatto il suo debutto Quibi, la nuova piattaforma di streaming pensata per la visione esclusivamente su smart-phone.

Il nuovo servizio si inserisce in un mercato che sembra già pieno (nss magazine si era posto la stessa domanda al lancio di Disney+), ma la competizione non sembra preoccupare i suoi fondatori. I nomi coinvolti sono già da far girare la testa: Jennifer Lopez, Chrissy Teigen e Steven Spielberg

Non è un’altra stupida piattaforma di streaming. Si potrebbe riassumere così il principio alla base dello sviluppo di Quibi, parafrasando il titolo della fortunata anti-commedia degli anni Duemila (Non è un’altra stupida commedia americana, 2001). Le sue caratteristiche sono due: da un lato è pensato appositamente per gli smart-phone, con una schermata che permette la visione sia in orizzontale che in verticale senza deformare l’immagine; dall’altro, i contenuti non superano i 10 minuti. Il nome stesso dell’app viene da “Quick Bites” (“bocconi veloci”, “spuntini”) e si riferisce proprio a quei contenuti da consumare nei ritagli di tempo. Lo slogan parla chiaro: "Arrivo in un Quibi!", dice nel promo un criminale che fa il verso a La casa di carta su Netflix

Niente di nuovo, forse: il format dei contenuti brevi era già di YouTube o della più recente IGTV, mentre già nel 2007, presentando il primo iPhone, Steve Jobs vantava la possibilità di vederci I pirati dei Caraibi. Ma le menti dietro a Quibi ispirano fiducia. Il founder è Jeffrey Katzenberg, chairman di Walt Disney Studios dal 1984 al 2004 (si deve a lui il “Rinascimento Disney” che ha risollevato le sorti dell’azienda grazie a film come Il re leone) ma soprattutto co-founder e CEO della DreamWorks Animation (che sarà pure fallita, ma ha prodotto instant-classic Il principe d’Egitto e Shrek). Insieme a Meg Whitman (l’amministratrice delegata di eBay, definita dal New York Times una delle manager più potenti degli USA) e quasi 300 dipendenti, Katzenberg ha già convinto alcuni dei più grandi investitori del mondo: Alibaba, Disney, Sony, Viacom e Warner Media. 

Nonostante il limite di 10 minuti, l’offerta è ricca. Ci sono i film a episodi (che si ostinano a non chiamare “serie”), documentari, show e programmi d’informazione (realizzati da NBC News, BBC e ESPN). Si parla di thriller come Survive con Sophie Turner (la Sansa di Game of Thrones), o Most Dangerous Game con Liam Hemsworth e Christoph Waltz; uno show di Chrissy Teigen, parodia del nostro Forum; Nikki Fre$h, un programma di life-style con Nicole Richie; il ritorno di Punk’d, lo storico programma di MTV qui condotto da Chance The Rapper; Thanks a Million, dove le celebrità regalano 100.000 dollari a qualcuno che li ha ispirati (tra cui Jennifer Lopez, Kristen Bell e Kevin Hart); You Ain’t Got These, uno show sulla sneaker culture condotto da Lena Waithe (le sneaker sono sempre più al centro dei media, anche dopo l’episodio de Il mondo secondo Jeff Goldblum). 

I titoli al momento sono circa 50, ma Quibi promette un investimento di più di 1 miliardo di dollari entro la fine del 2020 per un totale di 170 contenuti che coinvolgeranno altre celebrità: Reese Witherspoon, Guillermo Del Toro, Will Smith e anche LeBron James. A quanto pare, Steve Spielberg firmerà After Dark, un film horror a episodi che si potrà guardare solo di notte. Il dato interessante è che Quibi avrà i diritti sui prodotti, ma dopo due anni li lascerà liberi di prendere la loro strada (e magari trasformarsi in un film o una serie vera e propria). In questo modo, i grandi autori sono incentivati a produrre contenuti “sperimentali” per mettere alla prova la risposta del pubblico.

Per adesso c’è ancora un po’ di scetticismo. Anche se ai piani alti non si sono fatti scoraggiare dal Coronavirus, Quibi arriva sul mercato in un momento sfortunato: i suoi contenuti sono pensati per tutti quei “vuoti” della vita quotidiana (in metro, in pausa caffè o in coda alle Poste) che in quarantena non esistono più. In molti si sono già lamentati di non poterlo guardare da PC o Smart-TV (che poi sarebbe uno dei punti chiave d’innovazione della piattaforma). In effetti, il primo giorno l’app è stata scaricata 300mila volte, soltanto l’8% rispetto ai download di Disney+ il giorno del lancio sul mercato statunitense (ma è abbastanza ingenuo paragonare una start-up – perché di base Quibi è una start-up – al conglomerato mediale più grosso di tutti i tempi). 

Per venire incontro alla situazione di crisi, Quibi ha esteso il periodo di prova da due settimane a 90 giorni: praticamente iscrivendosi adesso si può guardare gratis fino a metà luglio. Scaduto il free-trial, si potrà decidere tra un abbonamento mensile a $4,99 (con qualche pubblicità qua e là) o un’alternativa (ben poco economica) a $7,99, senza pubblicità. Anche se non ci sono state comunicazioni ufficiali per il mercato europeo, Quibi è disponibile in Italia in lingua originale e i sottotitoli in inglese e spagnolo. 

Prima di puntare il dito contro, non resta che scaricarlo e dargli una chance.