Da più di due anni nss magazine sta seguendo la questione legale tra Supreme NY e Supreme Italia, che ormai dopo il caso Samsung è diventata un argomento pubblico di rilevanza mondiale. La storia - nata dai problemi di registrazione e tutela del Boxlogo - è interessante perché non ha solo a che fare con la moda e con l’hype ma racconta come va il mondo nel 2019, toccando temi come la proprietà intellettuale a livello globale, l'underground vs il mainstream e il late capitalism.

Supreme NY fino ad oggi non ha mai direttamente commentato la vicenda, fatta eccezione per un IG story pubblicata durante il caso Samsung che rappresenta il primo vero momento di corporate communication del brand americano. Ieri Hypebeast ha riportato la prima dichiarazione pubblica del team legale di James Jebbia e Chapter 4 (la holding che controlla il brand Supreme NY) a proposito dell’apertura del primo store di Supreme Italia a Shanghai avvenuta la scorsa settimana. La dichiarazione è un attacco diretto contro IBF (società che controlla il brand Supreme Italia e Supreme Spain) nel momento di massima espansione della società.

 

La dichiarazione

Nell’ultimo mese, Supreme NY ha cambiato completamente strategia difensiva a livello pubblico nei confronti di Supreme Italia a seguito del piano di oltre 70 aperture di store fisici in tutto il mondo annunciato da IBF a dicembre. 
Supreme NY non ha mai commentato direttamente la vicenda e più volte si è rifiutato di rilasciare qualunque genere di commento mantenendo la linea editoriale che li caratterizza da sempre. Questo silenzio è stato interrotto un mese fa dal video IG FUCK THE FAKES, in cui si annunciava il cambio di strategia e la caccia alle streghe fake in maniera diretta e senza filtri.
La dichiarazione riportata da Hypebeast è in continuità con questa strategia e attacca IBF dal punto di vista legale, dicendo che Supreme Italia non ha l'autorizzazione a vendere prodotti in Cina e in Italia.

 

I punti di discussione più importanti

La questione principale della dichiarazione di Supreme NY riguarda la legalità dell'apertura e vendita di Supreme Italia in Cina.
Secondo il brand americano essa sarebbe illegale in quanto non c'è una registrazione del marchio. La redazione di nss magazine ha consultato TMView.org - una database pubblico che aggrega le registrazioni dei marchi in tutto il mondo - dove risulterebbero due registrazioni (“Supreme” e “Supreme Spain”) di IBF attive presso il WIPO (World Property International Organization) che sembrerebbe avere anche validità in Cina. Di contro Chapter 4 pare non abbia mai depositato il marchio Supreme in Cina, e sembra che ci sia una richiesta ancora in sospeso che è stata compilata ma non ancora accetta a dicembre 2018, proprio in concomitanza con il caso Samsung.
Questo si affianca al fatto che Supreme NY non ha nessuno store fisico in Cina e non consegna prodotti sul territorio, come è noto a tutti noi fan di Supreme NY.

Supreme NY risponde a Supreme Italia sull'apertura di Shanghai Un commento sulla dichiarazione di Supreme sulla nuova apertura di Supreme Italia in Cina | Image 0
 

Nella dichiarazione di Supreme NY c'è anche un riferimento alla situazione delle cause ancora in corso in Italia. A quanto risulta alla redazione di nss magazine, esse sono ancora tutte aperte e purtroppo nessuna ha raggiunto il giudizio di primo grado. Nonostante questo, Supreme Italia non può operare in Italia per una restrizione del tribunale di Milano e nei fatti non ha aperto nessun negozio e i suoi prodotti non vengono distribuiti. Oggi stesso, a Milano sembra che si terrà una delle udienze del caso ma bisognerà aspettare ancora mesi prima di avere una sentenza definitiva. I problemi legali per Supreme NY vengono soprattutto dall'Europa dove due sentenze dell’EUIPO - L'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale - hanno rifiutato la registrazione del marchio Supreme da parte di Chapter 4 perché esso manca di alcuni caratteri fondamentali per essere tutelato, come ha anche sottolineato recentemente Highsnobiety.

Continuate a seguire nss magazine per le prossime puntate della saga che ormai si è distaccato dal mondo dello streetwear e sta diventando un caso giudiziario per la proprietà intellettuale di rilievo internazionale.