La top 7 dei talenti da tenere d’occhio nell’anno che ci aspetta è composta da una manciata di nomi molto eterogenei fra loro ma che, se ascoltati attentamente, mostrano insieme una peculiarità importantissima per i tempi che corrono. Ciò che li accomuna tutti infatti è l’unicità e, se volete buttarcela in mezzo, la stranezza delle loro scelte stilistiche, estetiche, a volte esistenziali. Grazie alle loro intuizioni e ad un’ambiziosa voglia di rischiare, si muovono attraverso video contenenti vecchie pubblicità, ritornelli dance (si, davvero) e un nuovo modo di comporre musica: senza etichette e senza confini netti tra generi. Se prima indie era la definizione di un modo di fare musica, indipendente cioè dalle grandi industrie di settore, oggi il termine entra di diritto tra i veri e propri generi musicali, raccogliendo al suo interno il cantautorato e, a detta di questi giovani talenti, anche qualcos’altro: dal live chitarra e voce all’autotune, dal rap alla cassa dritta, le nuove leve si stanno facendo spazio nel sottobosco musicale sgomitando con una plasticità unica nel mixare i generi e una diversità intrinseca, spartana e naïf. Spesso usciti fuori dal niente, con videoclip autoprodotti e press kit inesistenti, forse non saranno i nuovi mostri (cit.) della scena, forse invece sì e allora avremo vinto il totoscommesse.

Prevedere il futuro azzeccando in anticipo quali artisti faranno parlare di sé e della loro musica durante un 2018 che ormai finisce e un 2019 rampante (siamo marzulliani) è complicato, ma abbiamo fatto qualche tentativo - in rigoroso ordine sparso.

 

MERIO

Etichetta: Costello’s
Genere: hip hop, rap

Forse avrete già sentito parlare del giovane bresciano, già legato al mondo hip pop dalla datata collaborazione con i Fratelli Quintale, arrivata fino al 2016, momento in cui ha iniziato a lavorare al suo progetto solista. “Settembre” è il singolo che poche settimane fa l’ha portato a galla, grazie ad una scrittura svelta, senza troppi fronzoli e un video di cui consigliamo - alla grande - la visione: una vera e propria macchina del tempo tra Rebook, Italia Uno, vecchie pubblicità e Nesquik. Nonostante la vicinanza stilistica lo leghi alle sue precedenti collaborazioni (tra cui ritroviamo anche Bosca e Ceri), Merio si discosta dall’indecisione ballerina dell’ex collega più noto, buttando il cuore oltre l’ostacolo con un rischio dal sapore decisamente più genuino e rap. Rap che possiamo sentire forte e chiaro anche in uno dei pezzi precedenti, come ad esempio “Sempre”, estratto dal disco Pezzi di Merio in uscita a Settembre 2018. Inutile dire che lo aspettiamo con ansia.

BARTOLINI

Etichetta: Talenti Digital
Genere: synthpop

Una ventata di freschezza giunge da Roma che a questo giro lascia da parte “il solito, grazie” per trasformarsi in patria del digitale. Ci si è già chiesti se questa di cui vi stiamo parlando non sia la nuova risposta del quadrante nord della Capitale alla ormai chiacchieratissima Lovegang di Roma sud: lo scopriremo soltanto continuando seguire la mossa presa da Talenti Digital, il collettivo di provenienza di Bartolini, emergente open-source che – non urliamo ancora al miracolo, ma quasi – riesce, per il momento, a non imitare nessun altro, tenendosi stretta una poetica più scalcinata, più rustica, la stessa cifra insomma che molto spesso scompare nel passaggio dal piccolo al grande pubblico, che gli auguriamo di avere presto. Con ritornelli indelebili (ti metto un like / o mi dimenticherai) e un look da romantico Casanova 3.0, Bartolini si prepara a scaldare un inverno che, ci auguriamo, lo vedrà calcare palchi sempre più importanti: non rose ma like, niente cioccolatini ma una valanga di playlist in regalo. Unica pecca? In tutto questo parlare di digitale, per il momento lo puoi trovare solo su YouTube. Insomma, daje Bartolini, non vediamo l’ora di scrollare le tue prossime gesta sui nostri schermi.

JACOPO ET

Etichetta: Fulmini Records
Genere: 88trap, pop

Se pensavate che gli anni ’90 fossero giunti al capolinea, vi siete sbagliati di grosso: tirate fuori i jeans a vita alta e i giubbotti di pelle perché Jacopo Ettorre, dal 1990 con furore e occhiali da sole, ha messo su una cosetta non da poco con il suo nuovo progetto indipendente. Rifacendosi agli 883, ai fumetti, alle risse da bar e alle obsolete discoteche italiane che pensavamo non sarebbero mai più tornate, sfonda la porta della classifica Viral 50 con “Fuori”, confezionando disco hit dalle liriche bestiali e spavalde, che quasi non ci sembrano vere, tra “Fatti mandare dalla mamma” e una cosa dal sapore indefinito che ci piace chiamare 88trap. L’aria provinciale e blandamente dance che si respira nei pezzi di Jacopo Et è completamente diversa da qualunque altra cosa stia girando in questo momento nella musica italiana, per questo lo inseriamo nella lista dei nomi assolutamente da scoprire – e probabilmente, viste le sue Instagram stories, anche da odiare. Follow.

GENTE

Eitchetta: INRI
Genere: street pop

Il giovane bolognese viaggia sullo stesso treno, destinazione street pop o Graffiti Pop, come lo chiama qualcuno, guidato da Coez, Liberato, Carl Brave x Franco 126 e colleghi, benché si diverta ancora a vestire i panni di esperimento senza etichetta. Solo due singoli fuori (l’omonimo Gentegentegentegente e Odia la verità) in evidenza due volte di fila nella sopracitata playlist di Spotify che dribblano il marasma indipendente degli ultimi mesi grazie ad uno scarto qualitativo non da poco, dovuto ad un mix di ingredienti facile da miscelare quanto difficile da ottenere: dalle ottime produzioni di Parix Hilton, producer e chitarrista nell’ultimo tour di Sfera Ebbasta, ai testi dal sapore filosofeggiante (cita Rousseau come parlando di un paio di Nike, addita un referendum consultivo e mai decisionale) con cui rimbrotta il suo neonato pubblico grazie ad una divertente psicologia al contrario (non stare attento, non t’informare / così sei costruttivo, così sei funzionale). Osserviamo attentamente i prossimi sviluppi.

TUTTI FENOMENI

Etichetta: autoprodotto
Genere: trap

Cosa è venuto a fare? A fermare la latinizzazione della lingua araba. Così si legge sul profilo Instagram del più furbo di Roma, non ancora noto alle cronache nazionali… ma a noi si: furbo quel che basta da darsi questo nome d’arte e poi non pensare neanche per un istante di giocare a fare il fenomeno, anzi. Se ricordate, di lui vi avevamo già raccontato diverse cose in questo articolo: scavalca il recinto dell’hype grazie ad una collaborazione con i Tauro Boys (in “2004/2005”) e ad una vera e propria Internet hit buttata fuori su YouTube qualche tempo fa (“Troppa Vendetta”). Con uno stile unico, tirato fuori da non si sa dove (probabilmente un cruciverba) e ritornelli che restano incastonati nelle orecchie, questo nuovo talento laziale è il meme della trap e forse l’ultimissima avanguardia del pop: per questo speriamo fortemente che Tutti Fenomeni non si riveli alla fine troppo acerbo e noi troppo impreparati a quello che ci regalerà nei prossimi mesi. Sempre se avrà voglia di farlo. Chissà.

SPERANZA

Etichetta: autoprodotto
Genere: rap

Qualcuno grida alla “next big thing”, io per ora mi limito solo a big. Grande, perché davvero enorme (sul serio) dev’essere stata la foga che ha spinto Speranza, rapper di Caserta, a mettersi così in gioco e a rappare in quel modo. Paroliere aggressivo, sputa fuori un videoclip dopo l’altro su YouTube dove, complice la sua gang - che al contrario di lui mantiene un aplomb piuttosto pacato - si fa i capelli dal barbiere, lancia sdraio in mezzo al mare, indossa vestiti assolutamente fuori moda ma... i suoi ritornelli spaccano. Nonostante l’impeto da hooligan e la vena che pulsa, il rapper riesce inspiegabilmente a lasciare dietro di sé un vago (vaghissimo) sentore della magica dialettica di Liberato, carica le molle con la disinvoltura di un artista già affermato e, in tutto questo, è assolutamente credibile. Vi lasciamo a scoprirlo con il titolo del suo pezzo più visualizzato su YouTube, dall’eloquenza imprescindibile: “Chiavt a mammt”. Buona visione, guaglioni.

VOLTA

Eitchetta: autoprodotto
Genere: synthpop

Dulcis in fundo, il cerchio si chiude con Alessandro Capocchia aka Volta, di cui si sa ancora pochissimo. Segni particolari: quel trucchetto di nascondere il viso (o, in questo caso, parte di esso) non smette di funzionare. Gli occhiali da sole scuri gli coprono costantemente gli occhi, i concerti sono pochissimi, i pezzi fuori giusto due o tre: in tutto e per tutto assimilabile agli inizi di Gazzelle e de I Cani, di cui sembra seguire il fulgido esempio. Da manuale, visto e rivisto, next!, potremmo dire tante cose, sì, eppure Volta esce dal mucchio. Qualcosa nei suoi testi si distacca fortemente dal resto: l’ironia sincera nel fondino del bicchiere di tutto ciò che dice, il citazionismo raffinato e alcune metafore brillanti lasciano trapelare una cultura profonda dietro a brani apparentemente innocui e romantici. In bilico sul terreno sicuro di chi l’ha preceduto con sicurezza e la (futura?) voglia di sporcarsi le mani con quello che gli passa davvero per la testa, lo mettiamo nella lista degli zii da tenere d’occhio perchè qualcosa ci dice che presto avrà voglia di esporsi come si deve. Rischiatela, dai.