Tutta la storia di Napoli è fatta di credenze popolari, così forti che arrivano fino alla sua genesi, a quel mito di Parthenope che continua a risuonare nel nome romantico della città, o che campeggia in un suo punto strategico, a piazza Sannazzaro, facendo da raccordo tra mare e terraferma.
Proprio dal mare arrivano tante delle leggende napoletane; un mare, quello cittadino, che seppure nella maggior parte dei suoi punti non adattato alla balneazione (ma balneabile) è condizione imprescindibile del fascino della città.

A solo qualche kilometro dal centro storico cittadino però, si trova quella che solo qualche giorno fa è stata definita – grazie ad un concorso online indetto da Generale Conserve e SEAC – “l’area marina protetta più amata d’Italia”: la Gaiola.
La Gaiola, o, per esteso, Parco Sommerso di Gaiola, è uno dei segreti di Pulcinella della città: il suo fondale non si esime al destino di qualsiasi angolo sotterraneo di Napoli, ed è quindi ricco di un passato che parla di cultura e di intere civiltà oramai andate, ma che hanno contribuito a cementificare l’eredità cittadina.   

Geograficamente collocata nel più affascinante triangolo marino di Napoli, quello che unisce Marechiaro, La Baia dei Trentaremi e la stessa Gaiola, è l’espressione massima della napoletanità legata al mare. Sulla Gaiola infatti, un tempo collegata alla terraferma ora invece fluttuante a poca distanza, aleggiano le più incredibili leggende e credenze popolari, tutte più o meno riconducibili alla “maledizione della Gaiola”. Molto in breve - è possibile trovare la storia ovunque online - si parte da leggende medievali sulla magia nera praticata sull’Isola e si arriva ad una serie di eventi sinistri capitati a tutti quelli che ne hanno abitato o posseduto la villa che si ergeva, visibile da ogni punto, sulla sua superfice. Dalla pazzia del Maurice Sandoz, alla bancarotta del barone Lagheim fino alle tragedie che colpirono la famiglia Grappone. Tutti, avevano in comune la residenza sull’isola.

Ma alla sfortuna della Gaiola, nessuno c’ha mai pensato più di tanto.
Chiunque la frequenti pensa solo a svegliarsi in tempo utile per trovare un posto decente, pensa ad adattarsi ad un luogo che è tanto bello quanto non semplice, e pensa soprattutto al miracolo che si trova di fronte. Arrivare alla Gaiola è quasi una esperienza, oltre che uno dei migliori giri panoramici della città, asserete per Posillipo, Palazzo Don’Anna, l’Elettroforno, e ancora uno dei migliori scorci del Golfo, incorniciato dalle ville abbandonate del posto. Tutto per arrivare in cima ad una lunga discesa, percorrerla e accedere alla Gaiola. 

Forse anche grazie alla sua fama, la Gaiola è uno dei posti più romantici di Napoli, di un romanticismo coraggioso, sfrontato, scugnizzo. Un romanticismo napoletano. GAIOLA PORTAFORTUNA è quindi un modo di LIBERATO di giocare con il luogo, di esorcizzare attraverso una storia d’amore le credenze popolari

Un luogo poi, la Gaiola, fortemente democratico, dove si incontrano tutti gli strati sociali napoletani. Non è un caso quindi che per raccontare la sua storia Francesco Lettieri si serve di una delle realtà meno raccontate di Napoli, quella delle minoranze, presenti in diverse caratterizzazioni, e ci inserisce una storia d’amore che rafforza l’idea di LIBERATO come di un unico, lungo, canto d’amore.
Da Castel Volturno fino alla Gaiola.

Un amore che ha qui il compito di spezzare un incantesimo, come succede in tutte le migliori favole.