Vedi tutti

Che cosa si dice del libro di poesie di Drake

«Oddio, avvocato, poesie»

Che cosa si dice del libro di poesie di Drake «Oddio, avvocato, poesie»

Quando al mondo è giunto l’annuncio che Drake aveva pubblicato un libro di poesie, la reazione generale è stata come quella della signorina Silvani in Fantozzi: «Ah, anche poeta!» Il libro, che in realtà è firmato da Kenza Samir e Aubrey Graham, fa di tutto per lasciare perplessi, dato che è composto di 168 pagine dove si trovano al massimo una o due righe di testo. Persino DJ Khaled, che non è proprio la reincarnazione di Shakespeare, ha detto in un video già virale: «The man wrote a book? He wrote a sentence!» Nel frattempo diverse pubblicazioni online si sono già gettate sul volumetto: Highsnobiety ha compilato le citazioni più cringe del libro – ossia quasi tutte; Complex ha sottoposto l’opera a due poeti veri, Hanif Abdurraqib e Aris Kian, che hanno chiaramente provato a essere buoni dicendo però anche che queste poesie non sono proprio poesie perché, nelle parole di Abdurraquid, «non cercano nemmeno di spingere contro l'ignoto per offrire qualcosa di rivelatore o almeno di bello». Parole che, in sé, sono in effetti più poetiche dell’intero libro. Un utente di Twitter ha definito il libro «guaranteed comedy piñata», altri l’hanno paragonato alle frasi a effetto che girano su Tumblr e ricondivise dagli adolescenti mentre una minoranza poco quantificabile di fan del rapper canadeese ha detto che il libro lo comprerà più per supporto del proprio idolo che per sincero apprezzamento estetico

È interessante notare, comunque, come la prima reazione di poeti riconosciuti e, per così dire, professionisti (per lo più americani) è comunque accampare scuse relativistiche dicendo sostanzialmente che, per evitare di fare gatekeeping, non ci si può arrischiare a definire cosa sia e non sia poesia anche se, un po’ come con la musica, bastano un paio d’occhi e d’orecchie per distinguere la buona dalla cattiva poesia. Vero è anche che di questi tempi si è fatto molto per confondere i gusti del pubblico: specialmente in America, il mix di poesia post-moderna e slam dunk degli ultimi anni, insieme al rigetto di ogni accademismo considerato oppressivo anche sul piano politico, ha eliminato ogni parametro di giudizio oggettivo aprendo le porte a un tipo di poesia più vicina alle frasi motivazionali di Facebook che al lavoro dei grandi autori del passato. Fare poesia non significa mettere frasi a capo, insomma. Ultimamente, poi, anche importanti cantanti pop dal sicuro talento cantautoriale come Florence Welch e Lana del Rey hanno pubblicato raccolte miste di poesie e testi delle proprie canzoni con risultati meno che iconici. In un mondo in cui il giudizio estetico è arbitrario, questo diventa anche fazioso. In altre parole, a seconda dei casi, le poesie di Drake sono capolavori per i fan e disastri per chi non lo è. Su una scala molto maggiore, questa situazione si era presentata anni fa, all’insediamento presidenziale di Joe Biden, la cui vera star era stata Amanda Gorman con la poesia The Hills We Climb – poesia sulla quale i giudizi si erano immediatamente politicizzati escludendo dunque una serena discussione o valutazione artistica. 

@thelife0fbooks #greenscreen original sound - Sarathelife0fbooks

Quale sarà dunque il futuro delle presunte poesie di Drake e che forse nemmeno Drake ha scritto? Vedendo che già sono diventate un meme, si può ragionevolmente presumere che continueranno a galleggiare nella superficie della coscienza collettiva – giudicate forse male, ma non dimenticate. Come diceva P.T. Barnum, non a caso un imprenditore circense: «Non esiste la cattiva pubblicità» dicendo in breve che purché si parli di qualcosa, il suo successo è assicurato. In questo senso non ha vera importanza che il libro di Drake sia artisticamente valido o meno – per adesso ha avuto successo.