Il beef sempre più drammatico tra Trump e il Papa Non si vedeva tanta tensione dai tempi di Bonifacio VIII

Se pensavate che i litigi tra il Papato e l’Impero fossero una cosa da manuale di storia medievale, pensateci di nuovo. In questi giorni, tra amministrazione USA e Vaticano è successo davvero di tutto. Una riunione senza precedenti al Pentagono, una minaccia velata di “cattività avignonese” e la scelta deliberata del primo Papa americano di trascorrere il 4 luglio 2026 (ovvero il 250° anniversario dell’indipendenza americana) tra i migranti di Lampedusa. 

Ma per capire come si sia arrivati a questo punto è necessario ripercorrere i fatti in ordine cronologico. Partendo proprio da uno dei precedenti più preoccupanti nella storia recente della diplomazia vaticana: la convocazione al Pentagono dai rappresentanti della Santa Sede rivelata questa settimana da un’inchiesta esplosiva di The Free Press.

Cosa è successo?

Come ha raccontato The Free Press, tutto è iniziato dopo il discorso annuale di Papa Leone al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede dello scorso gennaio. In quel discorso, il Pontefice ha condannato il nuovo corso di «una diplomazia basata sulla forza, da parte di singoli o di gruppi di alleati». Frase che gli americani hanno letto come un attacco diretto all’amministrazione Trump e ai suoi toni sempre più violenti e guerrafondai. Pochi giorni dopo, l’Under Secretary of War for Policy, Elbridge Colby, avrebbe convocato al Pentagono il cardinale Christophe Pierre, allora inviato personale del Papa negli Stati Uniti. 

Era il primo incontro mai avvenuto tra un alto prelato e il Pentagono nella storia. Secondo fonti vaticane e americane citate da Mattia Ferraresi su The Free Press, l’incontro è stato praticamente una lavata di capo culminata in una sorta di minaccia velata verso la Chiesa cattolica che «farebbe meglio a schierarsi». Uno degli americani presenti avrebbe anche fatto una menzione alla cattività avignonese del 1300, quando il Re di Francia costrinse con la forza il Papa a trasferirsi in Francia. Le implicazioni sono più che chiare.

Lo scambio di dichiarazioni nel periodo pasquale

@sbsnews_au Pope Leo XIV said no one can use God to "justify war" during a Palm Sunday address in St Peter's Square attended by tens of thousands. He said God "rejects" the prayers of "those who wage war". Quoting a passage from the Old Testament, he added: "[God] will not listen; your hands are full of blood." When asked about the Pope's comments, White House press secretary Karoline Leavitt said that the US was founded on "Judeo-Christian" values and that she didn't "think there's anything wrong with our military leaders or with the president calling on the American people to pray" for people serving in the US military. Read more stories @sbsnews_au original sound - SBS News

Le cose sono poi peggiorate quando gli sforzi militari americani hanno cominciato a colorarsi dei toni messianici e apocalittici dell’evangelismo americano più fondamentalista. A marzo, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invocato pubblicamente preghiere per la «vittoria in Iran nel nome di Gesù Cristo». In altre apparizioni pubbliche, la consigliera spirituale di Trump, la televangelista Paula White, ha paragonato il presidente a Gesù. La risposta pubblica del Papa, arrivata durante la messa per la Domenica delle Palme è stata tra le più dure e dirette mai sentite da un Pontefice ed è già diventata famosa: «Gesù non ascolta le preghiere di chi fa la guerra, ma le respinge». 

Qualche giorno dopo, la domenica di Pasqua, il Papa, nel messaggio Urbi et Orbi, ha invitato il mondo ad «abbandonare ogni desiderio di conflitto, dominio e potere», nello stesso giorno in cui Donald Trump ha pubblicato su Truth Social una minaccia volgare e apocalittica contro l’Iran: «Martedì sarà il Giorno della Centrale Elettrica e il Giorno del Ponte, tutto insieme, in Iran… Aprite quello stramaledetto stretto, bastardi pazzi, o vivrete all’Inferno - GUARDATE E BASTA! Sia lodato Allah». Pochi giorni dopo, Trump ha rilanciato la minaccia di «cancellare l’intera civiltà iraniana». Lo stesso uomo che voleva un Nobel per la pace.

Parlando con i giornalisti, il Papa ha definito «inaccettabile» la minaccia di Trump che, ore dopo, ha annunciato un cessate-il-fuoco di due settimane che è stato praticamente già infranto a causa degli attacchi israeliani in Libano. Il Papa ha anche detto: «Vorrei invitare tutti a pregare, ma anche a cercare modi per far sentire la nostra voce. Magari rivolgendoci ai parlamentari e alle autorità, per dire che non vogliamo la guerra, ma la pace». Una frase che, per l’audience americana, è un invito implicito a chiamare i propri senatori e rappresentanti (in Italia non è una cosa che succede) per mettere pressione sul governo. Il giorno dopo, Leone XIV ha accolto con soddisfazione la tregua, ribadendo però che la questione non riguardava solo la politica o il diritto internazionale, ma la morale.

Il Papa salta il compleanno dell’America

Oggi il Vaticano ha annunciato ufficialmente il programma estivo del Pontefice: visite a Pompei, Napoli e Acerra a maggio, Pavia a giugno, Assisi e Rimini ad agosto. E soprattutto a Lampedusa il 4 luglio 2026: lo stesso giorno in cui gli Stati Uniti celebrano i 250 anni dall’indipendenza, il primo papa americano sarà sull’isola simbolo di una delle rotte migratorie più famose e pericolose del pianeta. 

La notizia arriva poche settimane dopo che il Vaticano aveva già smentito qualsiasi viaggio negli Stati Uniti nel 2026. Fonti vaticane citate da The Free Press hanno anche detto che: «Il Papa potrebbe non tornare mai più negli Stati Uniti sotto questa amministrazione». Secondo il Substack a tema cattolico Letters from Leo, sarebbe stata la riunione al Pentagono a far saltare definitivamente il viaggio: il disaccordo sulla politica estera, l’opposizione ai respingimenti di massa e il rifiuto di essere usato politicamente hanno pesato più di ogni invito. Una scelta che lo scrittore della newsletter ha commentato così: «Robert Francis Prevost è un uomo troppo deliberato per aver scelto quella data per caso».