Il Wireless Festival è stato cancellato per colpa di Ye Tutti i dettagli sul drama mediatico tra sponsor, festival e governo inglese

Il Wireless Festival è stato cancellato e sembra essere tutta colpa di Kanye West, o meglio della sua reputazione. A seguito delle numerose pressioni provenienti più dall’interno che dal pubblico più generalista, il governo inglese ha confermato alla BBC il divieto di ingresso del rapper in Inghilterra: «Il Ministero dell’Interno ha ritirato l’Electronic Travel Authorisation (ETA) di Ye, negandogli l’ingresso nel Regno Unito. Di conseguenza, il Wireless Festival è cancellato e verranno rimborsati tutti i possessori di biglietto». Più che uno spiacevole evento, è sembrato un vero e proprio processo alle intenzioni di Ye che, seppur una figura controversa, era previsto come headliner per tutti e tre i giorni del festival.

Ma che cosa è successo davvero? 

Il visto negato

È bene fare ordine in quella che sembra essere una serie di sfortunati di eventi. Ye non è il primo artista a cui è stato negato l’accesso al Regno Unito e probabilmente non sarà l’ultimo. In passato è successo a Snoop Dogg, che nel 2007 dovette annullare un tour con P Diddy, a Martha Stewart, a cui fu proibito l’ingresso dopo la condanna del 2004 per reati finanziari, e a Tyler, the Creator, bandito per quattro anni nel 2015 dall’allora ministro dell’Interno Theresa May a causa dei suoi testi. In questo senso, era quasi prevedibile che l’ultimo malcapitato fosse proprio Ye, anche alla luce delle polemiche nate subito dopo l’annuncio della sua partecipazione.

Si è venuto a creare un vero e proprio processo alle intenzioni, partito dal Primo Ministro Keir Starmer, che aveva già definito la sua presenza «profondamente preoccupante», riflettendo un disagio diffuso su tutto lo spettro politico. A questo si è aggiunta la posizione della Campaign Against Antisemitism (CAA) che ha sottolineato come qualcuno che ha tratto profitto da simboli e contenuti controversi non avrebbe contribuito al bene pubblico nel Regno Unito. Il tutto si è concretizzato quando il Ministero dell’Interno ha confermato il divieto alla BBC, ribadendo che il governo può negare l’ingresso ai cittadini stranieri quando la loro presenza non è ritenuta nell’interesse pubblico.

Nessuno vuole più Ye? 

La partecipazione di Ye al Wireless Festival aveva già generato una forte reazione mediatica e politica che, nonostante i tentativi di recupero iniziali, si è trasformata in una decisione definitiva. L’idea di costruire un intero festival attorno a un unico headliner per tre giorni consecutivi ha reso la situazione ancora più complessa, limitando drasticamente le alternative.

Trovare un sostituto in così poco tempo si è rivelato quasi impossibile. Melvin Benn, amministratore delegato di Festival Republic (azienda che organizza il Wireless Festival) aveva dichiarato che Ye aveva intenzione di esibirsi. Benn ha detto che l’obiettivo non era quello di offrirgli una piattaforma per esprimere opinioni, ma semplicemente di portare sul palco la sua musica, che continua a essere ascoltata e apprezzata da milioni di persone. In precedenza, lo stesso Benn aveva definito i commenti passati di Ye «ripugnanti», ma aveva anche invocato il perdono e la possibilità di concedergli una seconda occasione.

Il divieto di ingresso di Ye nel Regno Unito ha lasciato gli organizzatori con tre slot principali da riempire a pochi mesi dall’evento, in un’estate già affollata di festival e con artisti già impegnati altrove. Alla notizia del rifiuto dell’ingresso, la Campaign Against Antisemitism (CAA) aveva esortato gli sponsor a continuare il boicottaggio dell’evento, seguendo l’esempio di Pepsi, Diageo, PayPal e Rockstar Energy, che si erano tutti tirati indietro

Nessun perdono

Ye aveva provato a intervenire: «Il mio unico obiettivo è venire a Londra e mettere in scena uno spettacolo di cambiamento, portando unità, pace e amore attraverso la mia musica», aveva affermato, offrendosi di incontrare di persona membri della comunità ebraica «per ascoltare». Ha aggiunto: «So che le parole non bastano: dovrò dimostrare il cambiamento attraverso le mie azioni. Se siete aperti al dialogo, io ci sono». Un invito che, aggiunto alle dichiarazioni di scuse in prima pagina sul Wall Street Journal e al nuovo album BULLY, una redenzione artistica ben riuscita, si è rivelato del tutto vano. In questo caso, separare l’artista dalla sua arte si è rivelato più complesso del previsto, se non impossibile. 

Eppure, resta un dato difficile da ignorare: Kanye West, Ye, o chiunque decida di essere, continua ad avere un fandom estremamente fedele - al limite dell'ossessione - disposto a seguirlo anche nelle tempeste mediatiche più accese. Non tanto per le sue posizioni politiche, quanto per la sua musica. Se, nonostante tutto, la sua presenza rimane così centrale, è forse perché ci troviamo di fronte a una di quelle figure destinate a restare, anche quando tutto il contesto sembra vacillare.